Società

Crisi, per tre milioni di famiglie la casa è diventata un costo “insostenibile”

Nei prossimi tre anni oltre 300mila famiglie potrebbero perdere la propria casa. Nell'ultimo decennio gli affitti sono aumentati tra il 130% e il 150% e gli sfratti sono cresciuti esponenzialmente. Particolarmente colpiti giovani, migranti e anziani

Il bollettino pasquale della crisi è tutt’altro che incoraggiante. Mentre imprese e alberghi lanciano l’allarme, la Cgil ricorda come per molti italiani il bene primario, la casa, sia a rischio. I costi legati agli immobili, per oltre 3 milioni di famiglie italiane, sono diventati insostenibili. Secondo un report del sindacato, le spese mensili per il mantenimento di un appartamento di proprietà o in affitto, ammontano oggi, in media, rispettivamente a 1.150 euro nel primo caso e 1.515 nel secondo. “Cifre lievitate negli anni anche a seguito dei continui aumenti delle tariffe (luce, riscaldamento, gas e acqua) e della recente introduzione dell’Imu”, afferma la responsabile politiche abitative del sindacato, Laura Mariani, secondo la quale i costi, “rischiano di lievitare ancora a causa degli aumenti previsti con la nuova Tares e con l’incremento dell’Iva che inciderà sui costi connessi alle spese di manutenzione”.

Nell’ultimo decennio gli affitti sono incrementati del 130% per i contratti rinnovati (per arrivare alla cifra media di 740 euro mensili nel 2012) e del 150% per i nuovi contratti (1.100 euro mensili), mentre i costi degli immobili hanno registrato aumenti del 50% fino a +100% nei grandi centri. Incrementi esponenziali si sono registrati anche per gli sfratti per morosità, aumentati del 100%: secondo lo studio infatti gli alti costi legati alla casa hanno concorso ad aumentare le morosità, pari all’87% degli sfratti emessi nel 2011, per un totale di 240mila negli ultimi 5 anni. Particolarmente colpiti i giovani di età inferiore a 35 anni, che rappresentano il 21% del totale delle famiglie con sfratto per morosità. Si tratta per lo più di lavoratori precari o che hanno perso nel corso dell’ultimo biennio il posto di lavoro. Le famiglie di migranti rappresentano il 26% del totale, mentre il 38% è formato da nuclei famigliari composti da anziani.

Drammatica anche la situazione riguardante i mutui. Tra il 2008 e il 2011 i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari sono aumentati di circa il 75% (arrivando a sfiorare i 38.000). Oltre 300mila famiglie nei prossimi tre anni potrebbero perdere la propria casa in proprietà o in affitto, a causa di esecuzioni immobiliari o di sfratti. Per il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, è necessario “un intervento sui mutui, una politica di calmierazione e contrasto all’evasione sui fitti e un intervento sull’Imu. Misure indispensabili per evitare di precipitare migliaia di famiglie nella povertà ed emarginazione”.

Una situazione denunciata già da tempo dal sindacato degli inquilini, il Sunia. La richiesta dei rappresentanti di inquilini e assegnatari era di prorogare l’esecuzione degli sfratti fino a dicembre 2013, proprio in ragione della perdurante situazione di crisi. Un provvedimento analogo a quello adottato l’anno scorso dal ministero dell’Economia spagnolo, che ha deciso di sospendere gli sfratti a chi non riesce a pagare il mutuo. Il governo, nel decreto milleproroghe confluito nella legge di stabilità, ha deciso che la proroga sarà valida solo fino a giugno, con la possibilità di un ulteriore differimento di sei mesi, tramite decreto della presidenza del Consiglio dei ministri. Secondo il Sunia, la causa principale degli sfratti è la forbice, sempre più ampia, tra i costi degli affitti e le retribuzioni: un quadro di forte sofferenza che, secondo lo studio del sindacato, colpisce 5 milioni di famiglie e quasi 15 milioni di persone.