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Nuovo governo, Bersani al Pdl: “Ma quale concordia”. Al M5S: “Sia responsabile”

Il presidente incaricato da Napolitano: "Nel programma dell'esecutivo di cambiamento anche un ddl ineleggibilità". Così rifiuta ogni sostegno di Berlusconi, ma rende più difficile la "maggioranza certa" auspicata da Napolitano. Così si alza il rischio di andare a sbattere contro un muro, mentre il Pd è sempre più insofferente

Il Pdl manifesta, Bersani inizia le sue consultazioni. Quello che pare certo, almeno per oggi, è che perfino tutte le ipotesi di “mini-sostegni” di una piccola parte del centrodestra sembrano diventare improbabili. Se, infatti, da una parte Berlusconi da piazza del Popolo grida “al voto”, sostenendo che Bersani è “accecato dall’invidia contro di noi”, Bersani sembra tirare dritto sulla sua impronta per un “governo di cambiamento” e avverte che nel programma di governo ci saranno proposte su incandidabilità, ineleggibilità, incompatibilità. Il leader del centrosinistra parla della manifestazione per l’ineleggibilità di Berlusconi, in corso a Roma e assicura: “Si riparte su pulito, basi nuove”. 

Molto di quello che dice Bersani è una replica decisa alle accuse del Cavaliere. Bersani ha un compito precario, dice Berlusconi. E il leader del Pd risponde: “Dica Berlusconi se ci sono ipotesi meno precarie, io non credo… La porta è stretta, non lo nego ma se mi metto a servizio non è per mia ambizione ma perché altre cose sono ancora più difficili”. “Non mi parli di concordia – aggiunge Bersani – chi, cinque mesi prima, ha lasciato il cerino ad altri e si è messo in libertà in campagna elettorale. Ma uno spazio di discussione sui temi istituzionali c’è”. E ai fischi della manifestazione di piazza del Popolo risponde: “Se mi fischiano non mi offendo. Dormirò lo stesso”.

Pd e Pdl si allontanano, Bersani tira dritto
Insomma la realtà, a quattro giorni dal ritorno al Quirinale del presidente incaricato, si fa difficilmente interpretabile. La lettura più ingenua sembra quella che suggerisce che i toni si stanno di nuovo inasprendo, da una parte e dall’altra. Il Cavaliere urla “o con noi o voto” – come fa da settimane -, il segretario del Pd tira per la sua strada confermando la linea post-elezioni: mai con la destra. La verità è che quella di Bersani è la chiusura definitiva e forse a una fine annunciata del suo tentativo di provarci ad ogni costo.

Berlusconi aveva intavolato la trattativa, ma naturalmente aveva messo sul piatto tutti i temi più cari (e intoccabili): niente sull’ineleggibilità, niente legge sul conflitto d’interessi, poter dire la propria sull’elezione del prossimo presidente della Repubblica. E la risposta di Bersani alle grida di piazza del Popolo qual è? “Nel programma ci sono proposte su incandidabilità, ineleggibilità, incompatibilità”. Trattativa ko, ammesso che ci sia mai stata. E soprattutto un modo per marcare la distanza dal centrodestra, ribadire la volontà di “non avere niente a che fare” con Pdl e Lega.

Il segretario Pd rifiuta ogni trattativa
Una parte di un programma “avanzato” – di cambiamento, appunto – che evidentemente dovrebbe essere un occhiolino più ai Cinque Stelle che non ad altri. Ma se da una parte la questione indispettisce il Pdl, dall’altra per il Movimento fa come l’aria fresca. D’altronde votare sì in giunta per le elezioni (come aveva auspicato peraltro il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda) avrebbe un effetto immediato sull’esclusione di Berlusconi dal Parlamento. Proporre un disegno di legge richiede invece i suoi tempi (più lunghi). In apparenza dunque il leader del centrosinistra vuole continuare a fare il duro e puro, nella sostanza forse un po’ meno.

Ma il messaggio che manda al Quirinale è tutt’altro che distensivo. Napolitano era uscito perfino per primo dal suo ufficio, rompendo ogni regola del cerimoniale, per far capire qual era il percorso tracciato: affido il mandato a Bersani perché sia pur di poco ha vinto le elezioni, ma voglio una maggioranza certa. Il segretario democratico sembra andare da tutt’altra parte, anche se oggi Repubblica riportava un virgolettato che preannunciava “sorprese”: “Non cerco Scilipoti, non organizzo mercati. Ma esistono parecchie tecniche per stare all’opposizione e consentire al governo di nascere allo stesso tempo. Io parlerò a tutte le forze politiche, parlerò al Paese. Userò la fantasia. Spero ne siano dotati anche altri”. Il presidente della Repubblica ha indicato una direzione e Bersani svolta da un’altra parte.

Il leader del centrosinistra: “Non c’è niente di impossibile, sono preoccupato per il Paese”
E allora dove sta andando Bersani? Ancora oggi sembrava trovare parole di fiducia: “Non c’è niente di impossibile. Sono serio perché il Paese ha dei problemi, ma di mio sono sereno, ho sonni tranquilli; sono serio e preoccupato per il Paese. Non stessero a preoccuparsi per la mia psicologia, che è a posto, ma della loro”. Insomma, avrà la fiducia? Difficile dirlo ora, ma “basta che non si dica che sono pessimista”. Tanto che dopo aver incontrato a Montecitorio le delegazioni dell’Anci e del Forum del Terzo Settore per le prime consultazioni in vista di un’eventuale formazione del governo, Bersani non ha rinunciato ad una pausa in una birreria vicino a Campo de’ Fiori. Bersani, nell’ambito delle sue consultazioni per formare il governo, incontrerà peraltro anche “personalità e osservatori della società italiana”. Questi incontri, ha detto il leader del centrosinistra, serviranno “non per fare romanzi ma per partire nel modo giusto”.

Il rischio di Bersani di andare a sbattere
I numeri però dicono altro. E non solo i numeri. Perfino Scelta Civica sarebbe tentata a sfilarsi. Il Pdl, dopo le parole di oggi, indurirà le sue posizioni. La Lega non vuole andare a nuove elezioni nemmeno sotto tortura, ma questo può non bastare e in più un eventuale appoggio è subordinato a un nulla osta dello stesso Berlusconi. I Cinque Stelle restano coerenti e non si smuovono, nonostante oggi lo stesso Bersani li abbia di nuovo chiamati in causa. “Non c’è bisogno che il Movimento Cinque Stelle mi attacchi – ha dichiarato il leader democratico – Si assumano proprie responsabilità, in altri passaggi si è visto che noi non siamo in coda ma in testa all’esigenza di cambiamento, se altri si sottraggono si assumono la responsabilità”. Ma c’è di più.

Il Pd insofferente e la direzione nazionale di lunedì
C’è che tutto il Partito democratico sembra essere sempre più insofferente all’atteggiamento del segretario, specie chi sta sempre più in silenzio. Per questo diventa centrale la direzione nazionale del partito convocata per lunedì, nella quale non è escluso che una buona parte dei membri dell’organismo politico del Pd chiedano a Bersani un passo indietro. Altrimenti il segretario sarà lasciato andare a fare le ultime consultazioni con le altre forze politiche presenti in Parlamento per poi prepararsi a un complicatissimo confronto con il presidente della Repubblica. Bersani non si potrà presentare da Napolitano con la sola rassicurazione di una squadra forte e un programma “d’attacco” per poi rischiare la Waterloo in Parlamento. Davanti a un’ipotesi del genere il Quirinale risponderebbe in un solo modo: indicando subito la prima uscita dal palazzo. A quel punto il capo dello Stato nominerebbe un “governo del presidente” che farebbe due-tre cose urgenti per accompagnare il Paese alle elezioni. 

L’ultima ipotesi: il salvataggio dei piccoli di centrodestra
Resta solo un’ultima ipotesi. Quella di un improbabile “salvataggio” dei piccoli del centrodestra, tra questi la stessa Lega. Ipotesi quanto mai visionaria, ma che rimbalza sugli stessi giornali di famiglia, come il Giornale. Berlusconi darebbe il via libera ai piccoli alleati per dare la fiducia al governo Bersani in modo da avere poi un’ultima carta da giocare nella partita per il successore di Napolitano. Facendo due conti, al Senato il Pd ha 106 seggi ai quali si aggiungono i 12 del Gruppo Misto (6 senatori sono di Sinistra e Libertà), i 10 delle Autonomie (tra questi i senatori del Psi). Si arriva a 128 e a questi bisognerebbe aggiungere Scelta Civica e, appunto, il gruppo Autonomia e libertà che ha messo insieme 7 senatori eletti con il Pdl, 2 con la Lega e uno del Grande Sud. Così si arriverebbe a una maggioranza non certa di 159 seggi. Se lo stesso meccanismo coinvolgesse anche la Lega Nord si arriverebbe però a 175. E la “golden share” in mano a Berlusconi sulla corsa al Colle per il post Napolitano sarebbe ancora più significativa. Almeno si scongiurerebbe la possibile ascesa di Romano Prodi (ma il centrosinistra starebbe pensando a Franco Marini).

Processi, Berlusconi tira un sospiro di sollievo
L’ultimo aspetto è legato alle vicende giudiziarie di Berlusconi. Tutto dipende da quando si pronuncerà la Corte di Cassazione sull’istanza di legittimo sospetto avanzata dagli avvocati dell’ex presidente del Consiglio nel processo d’appello Mediaset (in primo grado Berlusconi è stato condannato a 4 anni) e quello di primo grado per la vicenda Ruby. La tempistica è difficile da prevedere, ma si va da un mese a due mesi. Un calendario che potrebbe pesare. Nel senso che se proseguiranno le operazioni del capo dello Stato per la ricerca di un governo e si aggiungeranno magari gli impegni per votare il nuovo inquilino del Quirinale, continueranno anche gli impegni “istituzionali” del Cavaliere tali da giustificare un legittimo impedimento (come accaduto oggi al processo sui diritti tv, appunto). 

Aggiornato da redazione web alle 9.16 del 24 marzo 2013