Elezioni 2013

Elezioni 2013. E ora… facciamo gli italiani

A prima vista, le cose che colpiscono sono due: primo, un voto (o un non-voto) decisamente di svolta; secondo, in tutta la campagna elettorale non s’è mai parlato né d’operai né d’immigrati. Strano: il caso Fiat, con la totale ristrutturazione dell’assetto industriale, è stato l’avvenimento più importante (un vero e proprio golpe sociale) dell’anno; e sulla paura degli immigrati hanno campato per anni tutti i peggiori politici, e anche qualcuno dei migliori. Puff, spariti.
Non s’è parlato di mafia, che pure è forse il massimo potere. Non s’è parlato di società civile, salvo che per un paio di giorni e alla buona. Non s’è parlato di Europa, salvo che per farne un babau, in bene o in male.
Con tutto ciò, il popolo ha parlato con estrema chiarezza: cambiare profondamente, senza mezze misure. Su questo si misura la politica, non sulle manovrette e le ripicche. Ci vuole un governo popolare, e ci può essere, che prenda i provvedimenti più essenziali per salvarci tutti. Mafia e Fiat, assenti dai programmi sia di Bersani che di Grillo, ci debbono entrare.
Attenzione: dum Romae consulitur, il quarto partito si muove. L’attentato di Napoli ne è un segnale. La manifestazione contro i giudici del 23, nata “politica” ma facilmente trasformabile in mobilitazione della malavita, potrebbe esserne un altro.
La struttura di Berlusconi va spazzata via esemplarmente e per sempre, e ciò è possibile ora. Sarebbe irresponsabile usarla per “bilanciare” degli avversari politici, in qualunque modo.
 
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Mentre i capi litigano e si scambiano ripicche, il popolo guarda la sua grande occasione. C’è una maggioranza di sinistra in Italia, spartita fra “ragionevoli” e “matti”, ma che vuole sostanzialmente le stesse cose. Ce la facciamo per una volta a unirci, a cancellare definitivamente le idee di Berlusconi, a chiudere vent’anni di dominio assoluto dei peggiori “imprenditori” e a rimettere sulle sue gambe questo paese?
Articolo 41. “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
 Proviamo a prendere sul serio la Costituzione antifascista, ad applicarla letteralmente e senza guardare in faccia nessuno? E’ l’unica soluzione possibile. E ora, uniti, si può.