Società

Londra 2013, perché andare via dall’Italia

Mi concedo un post personale. Se non altro, il concetto di blog lo prevede intrinsecamente.

Lo scorso 18 gennaio sono partito per tornare a vivere in Gran Bretagna. Dopo più di 7 anni vissuti all’estero, tra studi e lavoro, decisi di tornare in Italia per iniziare la mia carriera di campaigner in un Paese di cui conoscevo già nel profondo le dinamiche politiche. I miei 10 anni di permanenza in Italia mi hanno regalato momenti eccezionali con amici, colleghi e affetti. Tanta resilienza, spirito di iniziativa, forza interiore…ma anche tanta frustrazione e poca speranza, che a volte conducono a triste rassegnazione.

Mi porterò i ricordi di tanti talenti abbandonati a loro stessi, di tante perle nascoste in stanze d’ufficio dalla spocchia della dirigenza privilegiata, di tanta ingiustizia. Ricordi di un Paese che, seppur ricco di storia, di cultura e di splendori naturali e architettonici, vive ancora sugli allori del Rinascimento, affidandosi allo scaricabarile, all’imprecisione, alla pigrizia e all’interesse personale. Un Paese molto spesso miope dal più umile cittadino al più potente politico. Ho criticato tanto la politica, ma non ho mai smesso di pensare che in fondo la rappresentanza politica e dirigenziale è lì per avallo della maggioranza, non per volere divino.

Lascio questo Paese conscio delle sue reali potenzialità e pertanto sofferente, malinconico e sempre meno convinto di riuscire a vederlo rifiorire come qualche secolo fa in tempi brevi. Emigro verso terre dal sapore civico forte e definito, dove il merito non è una ragione per fare mobbing e la corruzione è presente come in tutto il mondo, ma quando viene alla luce, si fa giustizia e in tempi rapidi. Andrò incontro a tante altre contraddizioni e sarà quasi impossibile fare un bilancio per poter affermare sul serio se il Nord Europa possa essere meglio del Sud, forse quello che conta di più è in quale società mi senta maggiormente parte di una comunità. Ho a lungo tentato di spiegare alle persone intorno a me cosa mi porti via dall’Italia e cosa mi manterrà sempre legato ad essa, del perché lotti contro le assurde normalità di una nazione sempre più provinciale e autoreferenziale e del perché protesti con vigore quando la vedo perdersi in un bicchiere d’acqua.

Forse qualcuno l’avrà compreso, tanti continuano a pensare che voglia dare un giudizio. Piuttosto, il mio obiettivo e il mio campo di lavoro sono globali e la mia ragione di vita mi spinge a muovermi dove le mie capacità trovano sfogo per raggiungere risultati sempre più efficaci che portino benessere a tutti, indistintamente da status, cultura o luogo di appartenenza. Un modo per esprimere il mio impegno per la vita, inseguendo l’amore più puro, quello verso il mondo che mi circonda, senza fare distinzioni, come diceva Sant’Agostino.

Vi lascio con questa poesia di Moravia, scoperta postuma e riproposta anni fa da Carmen Llera, che interpreta profondamente il mio stato d’animo.

La mia vita per l’Italia

Sono capitato male in un Paese degradato,

di poveri senza dignità e di ricchi senza cultura.

Dai poveri mi divide l’orgoglio, dai ricchi la verità.

Far parte di una siffatta società è un danno,

esserne esclusi non è una fortuna.

Ma non ho che una vita sola da vivere

e la Storia non concede scelte.

Alberto Moravia