Cultura

Sanremo 2013, è finita. E adesso andate via, voglio restare sola

E anche quest’anno è andata. La finale l’hanno guardata in tanti, si parla di più del 70 per cento di share al momento della proclamazione di Marco Mengoni.

La conduzione Fazio-Littizzetto criticata inizialmente per la poca verve di Fazio, ha avuto un esito positivo specie nel corso delle ultime serate: i due sono riusciti, con qualche sforzo e qualche mossa azzeccata, a farsi amare dal pubblico.

Ce l’hanno messa tutta per essere diligenti, hanno invitato Toto Cotugno con l’armata russa, Al Bano con tanto di premio dedicato, Pippo Baudo immancabile ed hanno proclamato Mike Bongiorno con monumento alla memoria.

Bravi, con queste ospitate vi siete guadagnati i bonus. Bonus godibilissimi, tanto da lasciare a bocca aperta, quando vedi salire sul palco di Sanremo Antony&The Johnsons, mica i One Direction, voglio dire. Asaf Avidan si regala completamente in un’interpretazione straordinaria nonostante le mani battute fuori tempo, che tenerezza per lui. Commozione per Caetano Veloso, colosso della musica brasiliana e mondiale un po’ tremolante, ma di un’infinita magia.

C’era anche la gara, certo, scusate, mi dilungavo parlando di quello che su quel palco è difficile da vedere. Siamo più abituati, invece, ai ragazzi del talent show, che arrivano e sbaragliano tutti con la sola imposizione del televoto.

Vince Mengoni con una canzone nemmeno troppo brutta, che però, onestamente, non si può definire la più bella del festival. Alla fine si è spesso costretti a scegliere il meno peggio e se il paragone è tra Mengoni e i Modà, boh, che dire. Non compresa fino in fondo, forse perché troppo distaccata, forse per aver fatto notare a Fazio che sbagliava a pronunciare il suo nome, Malika Ayane cantava due canzoni davvero superiori, ma con dei “competitors” troppo accaniti e urlanti, anche attraverso il televoto.

Elio e le storie tese, grandi maestri, sono stati ad un passo dalla vittoria, superati poi dal ciuffo di Mengoni, ma la loro “canzone mononota” resta una perla di unicità.

Cosa ci vogliamo dimenticare? Forse le signore che si sono battute facendo a gare a chi si vestiva peggio? Scusate, ma nessuno batte la Molinari, che mancava si avvolgesse con i tronchi della scenografia, ed ha fatto tutto.

Bravi Fazio e Littizzetto, quest’anno siete stati come vi si richiedeva, rivoluzionari ma non troppo, avete portato una ventata di novità sul palco di Sanremo, ma avreste potuto lasciare spazio ad altri ospiti musicali, evitandoci Laura Chiatti, Bianca Balti, ma anche Carla Bruni (davvero c’era bisogno di farle beneficenza?) e Bisio (stesso discorso, non mi sono spiegata la sua presenza).

L’anno prossimo, visto che pare siate già confermati, osate un po’ di più e rincorrete la musica che va avanti troppo veloce, guardate solo avanti e date una speranza di cambiamento. Ma chissà dove saremo l’anno prossimo…