Cinema

Arte Fiera 2013. In Cineteca L’uomo doppio di Terlizzi e il Tristanoil di Balestrini

Tre giorni di videoarte e di cinema che s’ispira e parla d’arte con, tra gli altri, il film prodotto da Riccardo Scamarcio e la distruzione del pianeta secondo uno dei massimi intellettuali della neoavanguardia

Dal live fiume del collettivo ZAPRUDERfilmmakersgroup sulle immagini del Que viva México! di Ejzenštejn (venerdì 25, a partire dalle ore 12) all’anteprima nazionale di Gerhard Richter Painting, unico film capace di documentare il lavoro di un artista di successo mondiale, eppure così schivo alle telecamere (sabato 26, ore 20 e ore 1); da un Riccardo Scamarcio presente in veste di produttore (L’uomo doppio, sabato 26, ore 22.15) a Nanni Balestrini, in sala per il suo Tristanoil (domenica 27 gennaio, ore 18).

Un programma articolato e composito quello realizzato dalla Fondazione Cineteca di Bologna al Cinema Lumière, in occasione di Art City Bologna. Un percorso con un’identità ben definita e allargata, fino a coinvolgere, in questa prima esperienza di Art City Cinema, per quattro giorni (da venerdì 25 a lunedì 28 gennaio) tanti cinema della città che alterneranno, alla normale programmazione, alcuni titoli “d’arte”, scelti dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con Anec Emilia-Romagna: da Caravaggio di Derek Jarman (venerdì 25, ore 16, Cinema Chaplin) all’Arca Russa di Aleksandr Sokurov (venerdì 25, ore 16, Cinema Odeon), da Frank Gehry: creatore di sogni di Sidney Pollack (venerdì 25, ore 17, Cinema Roma) a Tomorrow del russo Andrey Gryazev (sabato 26, ore 23, Europa Cinema).

Si inizia venerdì 25 gennaio alle 12 Fine della specie/End of species, a cura di ZAPRUDERfilmmakersgroup, un happening lungo 12 ore, destinato alla sala cinematografica come luogo di azione in cui Zapruder ha invitato una serie di autori (Fanny & Alexander/Luigi De Angelis, Francesco ‘Fuzz’ Brasini, Emanuele Becheri, Riccardo Benassi, Romeo Castellucci, Cristian Chironi, Rinaldo Censi, Flatform, Kinkaleri, Virgilio Villoresi, Zeus) a intervenire su porzioni del film di Ejzenštejn Que viva México!.

Sabato 26 gennaio, alle ore 14.30 Il Golem di Paul Wegener. Ispirandosi ad antiche leggende cabalistico-ebraiche sulla mitica figura del rabbino che nella Praga del Cinquecento diede vita a un automa recitando una formula magica, il film diretto e interpretato da Wegener rientra nel ricco filone fantastico di ispirazione espressionista del cinema tedesco dei primi Venti. L’accompagnamento al pianoforte di Daniele Furlati

Alle 18, Gun Time, a cura di Martina Angelotti, composto da tre importanti lavori. Si comincia da un dove più che da un come, che ci porta prima a New York (Plot Point) a ripescare nella nostra memoria suoni e immagini di tempi cinematografici mischiati, per poi tornare in Europa, a Bruxelles (LKN Confidential), dove la narrazione del lento tempo di una strada cittadina, ci induce continuamente a chiederci se questa è la realtà. È tutto vero? Il misticismo magico del film girato in Mali (Kempinski) ancora una volta si apre con lo stesso dubbio stavolta però, aiutandoci a scalfire attraverso la duplice componente di realtà/finzione, gli stereotipi sull’Africanismo e suggerendo un’idea di futuro(afro) scollegata dalle cosmologie occidentali. Al termine, incontro con Martina Angelotti e ZimmerFrei

Alle 20 l’anteprima nazional di Gerhard Richter Painting, un documentario di Corinna Belz. Uno dei più grandi e celebrati artisti viventi, apre per la prima volta il suo studio a una regista che per due anni ne ha condiviso la vita e il lavoro. Il risultato è un cine-ritratto costruito nel tempo, grazie a un progressivo e delicato avvicinamento ai luoghi, i tempi, le abitudini e il pensiero di Richter, immortalandone il processo creativo, ascoltando i suoi racconti, le sue riflessioni sull’arte sempre ammantate da un disincantato e granitico dubbio: “Io non credo in nulla”.

Alle 22.15 L’uomo doppio di Cosimo Terlizzi, film prodotto da Riccardo Scamarcio che accompagnerà la proiezione bolognese. “Ne L’uomo doppio, ho concentrato lo sguardo nella mia vita di coppia e nel mio lavoro d’artista in maniera ancora più invasiva”, racconta Terlizzi, “Mi sono usato come cavia per indagare sugli aspetti in luce e in ombra della personalità. Ho imbastito i miei giorni attraverso un pensiero che si è costruito man mano diventando sempre più sofisticato e distante dalle ragioni del corpo. Ho realizzato che quanto più la mente si allontana dal corpo con i suoi astratti approdi tanto più questo acclamerà nutrimento carnale. Questo processo di conoscenza di sé si traduce attraverso scatti fotografici, vita di coppia, voyeurismo, continui spostamenti geografici, tradimenti multimediali e letture”.

Domenica 27 gennaio si comincia alle 18 con Tristanoil un film generato attraverso un computer che riassembla, in capitoli di 10 minuti ciascuno, oltre 120 clip video in modo che ogni capitolo sia diverso dall’altro pur trattando il medesimo argomento: la distruzione del pianeta attraverso un uso predatorio delle sue risorse. Le sequenze video selezionate da Dallas, news di disastri ecologici, immagini della borsa, di povertà, di guerra, e alternate da frasi tratte dal Romanzo Combinatorio Tristano di Nanni Balestrini, emergono amalgamandosi da un flusso di petrolio dorato che le omologa e le riconfigura in un gioco combinatorio ipoteticamente infinito. Iniziato durante l’apertura di “dOCUMENTA (13)” il 9 giugno 2012, il film ha terminato di essere generato alla chiusura dell’evento il 16 settembre 2012, per una durata complessiva di 100 giorni, più di 2400 ore. Alle 20.30 6-TAGE-SPIEL di Alfred Gulden e 110TH Action di Hermann Nitsch. Considerato uno dei massimi esponenti dell’azionismo viennese, massima tensione espressiva della Body Art europea, Hermann Nitsch ha elaborato fin dalla fine degli anni Cinquanta l’idea del ‘Teatro delle Orge e dei Misteri’: esperienza di arte totale attraverso la messinscena di atti orgiastici e onanistici, di riti sacrificali che devono consentire la liberazione catartica da tabù religiosi, moralistici, sessuali. “L’azione del teatro azionistico abbandona il piano dell’immagine – spiega Nitsch – usa lo spazio, utilizza carne e sangue reali invece del colore, e corpi di animali squartati. Irrompono uomini danzanti. Non esiste più il palcoscenico, né il teatro, né gli scenografi. L’universo è il palcoscenico”