Cultura

Manoscritti 6: Vitto e alloggio (Daniele Bandi)

Manoscritti nel cassetto: sono duecento tonde tonde le mail che mi sono arrivate. La maggior parte (novanta per cento?) sono romanzi, ma ci sono anche racconti, saggi, poesie. Ci sono autori che non hanno mai pubblicato nulla, ci sono tanti che invece si sono affidati a Lulu o alla rete. E c’è chi, invece, la sensazione di avere tra le mani un proprio libro, magari pubblicando con case editrici di tutto rispetto. l’ha già provata. Ma è un ricordo labile, sempre più.
Sono tanti gli autori che pubblicano uno, due libri e poi nulla più. Insomma, c’è di tutto nella mia casella di posta elettronica.

Questa è la sesta proposta. (Leggi le puntate precedenti)
(rb)
 

Vitto e alloggio

di Daniele Bandi

Una storia politicamente scorretta
vietata ai minori di ventotto anni

Premessa dell’autore

Maschio, adulto, antiberlusconiano, addannato di sesso ma capace di riderne: è il prototipo del lettore cui mi rivolgo, il cosiddetto target.Facile fare quattro conti: in Italia siamo circa sessanta milioni; tolte le donne ne rimangono trenta; via bambini e ragazzi siamo a venti; Berlusconiani e “anti” grossomodo si dovrebbero equivalere, dieci milioni.
Da questi vanno tolti quelli per cui, nella quotidianità, il sesso non risulta poi così centrale. Calcolatrice alla mano arriviamo a dieci milioni tondi tondi.
Dieci milioni di potenziali lettori: un bel pubblico.
Se pensi di essere uno di questi, c’è qualche possibilità che le pagine seguenti ti possano divertire. Ma è soprattutto per sconsigliare la lettura a coloro che non rientrano nella categoria appena tracciata che è nata questa premessa.
Voglio essere subito chiaro: qui si gioca a carte scoperte, di diplomazia, compromesso… nemmeno l’ombra. Al contrario parzialità e assenza di contraddittorio a piene pagine. Non è come al solito, qui i personaggi dialogano davvero, non sospettano che un giorno le loro parole saranno riportate nero su bianco. Altrimenti si sarebbero trattenuti, infastiditi al pensiero che tra i lettori qualcuno si sarebbe potuto sentire giustamente offeso.
Dammi retta, se non sei tra i destinatari, proseguire sarebbe come mettersi a origliare di nascosto per carpire discorsi riservati o quantomeno destinati ad altri; con il solo risultato di sentirti irritato e di mettere a disagio chi non voleva essere ascoltato.
No, è importante, se sei fuori target lascia perdere, subito. È meglio per tutti.
Per chi vuole continuare, buona lettura.

Capitolo 1

«Ciao» stronza.
Alberto disse la prima parola e pensò la seconda, salutando Clelia con un bacio che riuscì ad apparire affettuoso.
«Mmmh» fu il mugolio che ottenne in risposta, assieme a un abbraccio rapido ma intenso quel tanto da non risultare formale.
Anvedi, efficiente pure nelle manifestazioni d’affetto, una vera manager, pensò lui vedendosela sfilare davanti mentre chiudeva la porta di casa.
«Beh? non sei ancora pronto? Kevin non c’è?» a quel punto era già seduta sul letto disfatto di Alberto, a fianco della microscopica borsetta.
«Calma, molta calma. Una cosa alla volta. C’è un sacco di tempo. Oh, mi sono già fatto la barba. Ti pare poco?», si ricordò che c’era una seconda domanda «No, Kevin rientra nel pomeriggio».
Se la rimirò bene. Tirata lo era sempre, ma in quell’occasione, per il matrimonio, aveva dato il meglio: un gioiellino, un arrapantissimo gioiellino.
Gli venne subito voglia… ma non lo diede a vedere.
«Beh, li farai sbavare tutti al matrimonio. Lo sai che se ti chini ti si vede una percentuale delle tette che oscilla tra il sessantacinque e l’ottanta per cento?».
Lei, sorridendo «Sciocco. In queste occasioni è normale essere un po’ scollate. Ho messo un balconcino con le coppe unite in basso, si dovrebbe notare il meno possibile».
«Infatti si notano le tette, mica il reggiseno. Quando rimani in piedi stai comunque attorno al cinquanta. In campana che rischi un ballottaggio, sai com’è… è sempre pericoloso» disse indagando con gli occhi nella scollatura, conscio che il tentativo di battuta non poteva che cadere nel vuoto.
«Dai, dai! Sbrigati che facciamo tardi» lei, senza più dargli retta.
Per reprimere una sempre più vigorosa voglia di scopare, già morfologicamente evidente – prima mattina – le diede ascolto e si dedicò alla scelta dei vestiti mentre lei cominciava a sfogliare distrattamente una copia di Repubblica del giorno prima, abbandonata su una sedia.
«Dici di non interessarti di politica però il giornale lo comperi» constatò senza togliere gli occhi da una pagina interamente occupata dalla pubblicità di un profumo da uomo, con il solito strafigo in primo piano.
«Infatti, la politica me la volo, giusto un’occhiata. M’interessa di più tutto il resto» mentì.
«Cioè?».
«La cronaca, lo sport, l’economia… le pagine culturali».
«Invece dovresti seguire pure la politica, è importante. Anch’io fino a qualche anno fa non me ne interessavo, poi mi ci sono avvicinata. Ora mi piace tenermi informata, avere le idee chiare» alzava la voce nei momenti in cui Alberto, indaffarato, usciva dalla stanza, «Te l’avevo detto che la mia amica Jelena è un’attivista di Forza Italia? Un paio di volte sono stata con lei alle loro riunioni, poi ho lasciato perdere; troppo lavoro. Peccato, era interessante».
Cazzo se me l’hai detto, mannaggia a Schifani… tu guarda, informata, idee chiare… cose da pazzi, pensava.
«In effetti» quasi urlando per farsi sentire dal bagno «potresti presentarmela Jelena. Magari un salto a curiosare potrei farcelo anch’io; per farmi un’idea, sai com’è…» faccia e culo identici; non si sa cosa avrebbe dato per scoparsi un’italoforzuta, praticamente il suo sogno nel cassetto. Continuò «Tu che giornale comperi di solito?» fingendo innocente curiosità. In realtà era intrigato dal vedere su quali specchi si sarebbe arrampicata.
«Beh… quello che capita. Mi piace sentire pareri diversi. A volte lo leggo al bar nella pausa pranzo, lì hanno il Giornale mi pare». Scontata la traduzione di Alberto: non lo compero mai.
«Ah, il Giornale, e com’è? Chi ci scrive?» domandò, subito pentendosi di non aver chiesto se sapeva chi fosse il proprietario. Tenere la conversazione e i pensieri su piani distinti era un gioco che faceva talmente spesso da essere diventato quasi la norma. Lei non se ne accorgeva.
«Beh, i nomi non me li ricordo» confessò candidamente, «però ti fa capire certe cose che non immagineresti, va a fondo. Comunque credo sia di destra… però rimane indipendente».
Ma non mi dire, credi sia di destra… cazzi, cazzi, tu dovresti occuparti solo di cazzi nella tua vita, di nient’altro, pensò trattenendo a stento una risata. «Insomma, dici che farei bene a mollare Repubblica per il Giornale?».
«Secondo me sì. Repubblica è troppo di sinistra, è faziosa» senza celare un’infantile soddisfazione per l’implicita elezione a esperta di attualità e politica. Status meritato avendo diligentemente risposto alle domandine; esposizione brillante, dal suo punto di vista.
Come no, da domani il Giornale… solo cazzi, specialista in cazzi, continuava a pensare, mannaggia.
«Vedremo» tagliò corto Alberto, decidendo che il gioco era durato abbastanza; pure con qualche senso di colpa vedendola così indifesa. Faceva fatica a riconoscerlo ma sentiva che in qualche strano modo a quell’esserino cominciava ad affezionarsi.

Di lì a mezz’ora camminavano in strada, eleganti, diretti verso la Scenic bianca di lui.
Erano una bella coppia. La notevole differenza di dimensioni era mitigata da generosi tacchi a spillo e dai bei capelli scuri che Clelia aveva sapientemente raccolto sopra la nuca. Alto con le spalle larghe lui, piccolina ma molto proporzionata lei.
Poteva colpire, unica nota stonata, la differenza di passo: tanto ciondolante e pigro quello di Alberto quanto eleganti e briose le movenze di Clelia. Sembrava esserci nata con i tacchi. Ci si sarebbe potuti chiedere se un paio di comode scarpe da ginnastica non le sarebbero state più d’impaccio che altro.
Alberto non aveva mai considerato un problema la differenza di altezza. Del resto, aveva concluso, se fosse stata pure alta sai che rottura di palle gli sguardi, gli apprezzamenti, a Roma qualche fischio… così, pur rimanendo una meraviglia, era meno appariscente e per certi aspetti più comoda da maneggiare; in vari contesti, non necessariamente legati al sesso.
«Potevi lavarla…» lei, arrivando alla macchina.
Lui, serio «Vero, nessuno me lo impediva».
«Ah ha» sarcastico, mentre saliva e dallo spacco della gonna, magicamente, si materializzava il complesso gamba-autoreggente-tacco a spillo, che sarà pure un classico ma il suo porco effetto l’ha sempre fatto e continuerà a farlo.
Ma come cazzo è possibile che io stia con una così? si chiese divertito. Per farle piacere aspettò che notasse lo sguardo fisso su quell’improvvisa apparizione. Appena le scorse in viso il primo accenno di compiacimento, la baciò, pensando: vaffanculo.
E via. Perugia–Roma, bel tempo, si preannunciava una giornata splendida.

Quarta di copertina

Mixare Tinto Brass, Nanni Moretti (con tutto il rispetto) , Tomas Milian e trasporre su carta. Ne esce Vitto e alloggio. Nuovo genere: Radical Trash.
Può piacere solo a maschi, adulti e antiberlusconiani che, pur capaci di riderne, abbiano lasciato assumere al sesso la naturale centralità nelle loro vite. Se in sovrappiù fossero incazzati e dotati di un minimo di cultura scientifica, musicale e tennistica… meglio.
L’obiettivo primario è semplicemente divertire un certo tipo di lettore.
In un contesto sempre leggero dove il sesso – approcciato senza vergogna in un’ottica anatomico-adolescenziale dai protagonisti laureati trentenni – la fa da padrone, la storia estiva tra Alberto e Clelia viene utilizzata per dare visibilità a tipi sociali poco rappresentati – antibuonisti, intransigenti e intellettualmente arroganti, ma realistici e socialmente integrati – e per caratterizzare socio-politicamente un’Italia, nonostante tutto amata, in cui è difficile avere fiducia.
Doveroso segnalare che, come preannunciato dal sottotitolo, non è materia per ragazzini.

Nota biografica dell’autore

Daniele Bandi (Giorgio Paoli) è nato nel 1965 a Trento, dove risiede; per esigenze professionali si divide tra Trento (maturità scientifica) e Roma (laurea in ingegneria elettronica nel 1992). Sposato con due figli, è consulente nell’ambito della progettazione e sviluppo software per banche ed ospedali. Appassionato e giocatore di tennis, fino a poco tempo fa agonista di tennistavolo, allergico alle forme d’arte di fruizione non immediata.