Economia & Lobby

Stabilità, obiettivi impossibili per il prossimo governo

Chissà se Pier Luigi Bersani ha avuto tempo di leggere il Rapporto sulla sostenibilità fiscale 2012 presentato ieri dalla Commissione europea. Quelle 212 pagine sono molto più determinanti per i destini della prossima legislatura che le scelte tanto attese in questi giorni di Mario Monti.

Il tono ottimistico sulle prospettive dell’Italia non deve ingannare. Nel rapporto si legge infatti che “l’Italia non pare a rischio di stress di bilancio nel breve periodo”. Questo significa che nei prossimi 3-5 anni non ci dovremmo trovare di nuovo sull’orlo del default, come nel 2011, schiacciati tra un deficit difficile da finanziare e un debito insostenibile. Nel lungo periodo i rischi di insostenibilità diventeranno addirittura bassi, come dire che non dovremo più preoccuparci dello spread. Ma a quali condizioni?

Qui arriviamo al punto sensibile. Le previsioni di sostenibilità della Commissione si fondano sull’ipotesi che l’Italia riesca a raggiungere nel 2014 un avanzo primario pari al 5 per cento e poi lo mantenga. L’avanzo primario è la misura di quanto è efficiente e parco lo Stato: è la differenza tra entrate e uscite prima di aggiungere al conto gli interessi sul debito. Avere un avanzo strutturale (cioè depurato dagli effetti della recessione) del 5 per cento significa, a spanne, che ogni anno lo Stato deve incassare 75 miliardi in più di quanti ne spende, soldi da destinare ad abbattere il debito pregresso. I tecnici della commissione sono un po’ scettici: l’avanzo primario nel 2010 era lo 0,9 per cento, nel 2011 e 2012, nonostante tutte le manovre, è stato rispettivamente dell’1,2 e del 4,1. Se dal 2014 al 2030 sarà al 5 per cento, nel 2030 il rapporto tra debito e Pil potrebbe arrivare a quel 60 per cento previsto dal trattato di Maastricht e ribadito dal fiscal compact. Si tratta di “un avanzo primario strutturale superiore di 2 punti percentuali di Pil rispetto a quello osservato in media in Italia, Polonia, Ungheria, Malta, Slovacchia, Romania e Lettonia nel periodo 1988-2011”.

Tradotto: non ci sono precedenti nella storia recente di una simile austerità estesa negli anni, senza cedimenti a tentazioni di spesa pre-elettorali o a cambi di colore politico dei governi. E quindi non c’è alcuna garanzia che sia davvero percorribile un simile percorso di rigore. Se per caso si decidesse di sgarrare, come piacerebbe a molti a sinistra e a destra, “i rischi sarebbero molto più elevati”, avverte il rapporto europeo. Bersani è avvisato.

Il Fatto Quotidiano, 19 dicembre 2012

@stefanofeltri