Politica

Elezioni, Monti: “Non starò fermo”. Una federazione centrista per il professore

Secondo la Repubblica il premier si è posto un "problema morale". Intanto il capo dello Stato scrive alla Stampa smentendo tensioni col premier: "Ogni decisione nascerà dalle consultazioni post-elettorali con tutte le rappresentanze politiche e dagli elementi che ne trarrò sul da farsi, non essendo vincolato ad alcuna ipotesi precostituita"

Il Professore in movimento verso una lista o una federazione di Centro. Appare chiaro ormai che Mario Monti non starà “fermo”. Come riporta il quotidiano La Repubblica il presidente del Consiglio sente di dover uscire dallo stallo: “Molti mi definiscono tentato. Tentato di fare una lista, tentato di candidarmi. Di certo non cadrò nella tentazione di stare fermo, di rimanere immobile nel mio scranno di senatore a vita nell’aspettativa o nella speranza di ricevere qualcosa”. L’annuncio ufficiale, come riportano anche altri quotidiani, probabilmente ci sarà alla fine della settimana. Nel frattempo il premier dovrà dimettersi (due settimane fa il Pdl ha tolto la fiducia al suo governo) e quindi il presidente della Repubblica, che oggi in una lettera alla Stampa scrive che non esiste né una “frattura” né “tensione” con il primo ministro, sciogliere le Camere.  Eventi che sembrano meno imminenti di solo qualche giorno fa perché con l’invasione mediatica di Silvio Berlusconi il Popolo della Libertà ha cominciato a fare melina: a partire dalla mancata approvazione legge di stabilità, la deadline fissata da Monti per rimettere l’incarico nelle mani del capo dello Stato. 

Il senatore a vita ha iniziato i colloqui con alcuni di esponenti di quello che dovrà essere il “blocco di centro”, il blitz a Bruxelles al vertice del Ppe la settimana scorsa del resto la dice lunga sul suo posizionamento. Monti avrebbe già incontrato Franco Frattini, ex ministro degli Esteri del governo Berlusconi tra i fuoriusciti dall’orbita del Cavaliere, avrebbe dialogato con Luca Cordero di Montezemolo che oggi incontrerà per cominciare a ragionare su un programma con il quale rompere gli indugi e candidarsi. Nel diorama montiano entrerebbero quindi i partiti di centro: l’Udc di Pierferdinando Casini ormai ormai diventato un fan del Professore, Fli di Gianfranco Fini, l’ex ministro Beppe Pisanu (anche lui deciso a non tornare più indietro nel Pdl) e alcuni dei tecnici portati da Monti nell’esecutivo come come Riccardi e Passera a cui aggiungere personalità della società civile. Il premier sente di dover scendere in campo innanzitutto, come riporta la Repubblica, “perché mi pongo il problema morale di dare un contributo al Paese anche se dovrò pagare in termini personali”. Si sa che il segretario del Pd, più volte interpellato, ha sempre dichiarato di preferire un Monti fuori dalla mischia, in modo da conservare un ruolo neutrale e tecnico. Ma Bersani ha fatto sapere anche di non temere una candidatura del professore. Certo è che a breve i due si dovranno trovare faccia a faccia per delineare una strada da percorrere se non insieme almeno uno accanto all’altro per il bene del Paese. E comunque al Centro, in cui si posizionerà Monti, e ai voti dei moderati Bersani non vuole certamente rinunciare (in piena campagna per le primarie del centrosinistra aveva dichiarato che quando si è andati da soli si è perso, ndr): “Tra prendere alle elezioni il 51% o il 49% io preferisco il 49%. Non voglio avere – sempre come riporta la Repubblica – la ‘tentazione’ di fare tutto da solo”.

Dal Quirinale infine arrivano alcuni chiarimenti del capo dello Stato che alla Stampa scrive che la “temperatura dei colloqui” non è stato affatto “gelida”. “Come si fa – scrive Napolitano – a dar l’impressione che io quasi non abbia indicato come causa della brusca accelerazione verso la fine della legislatura la decisione del Pdl di considerare chiusa l’esperienza del governo Monti? E’ di lì che sono scaturite le dimissioni del presidente del Consiglio e l’ho detto ieri ben chiaramente. Anche il dato oggettivo – non scelta da me voluta – della ormai prevedibile incombenza di aprire da Presidente ancora in carica la fase della formazione del nuovo governo dopo le elezioni è stato impropriamente associato a mie peraltro ovvie considerazioni sulla diversità delle condizioni in cui mi troverò rispetto al novembre 2011. In particolare – prosegue il capo dello Stato, – il mio riferimento al ruolo che questa volta svolgeranno le forze politiche e al peso che avranno i risultati elettorali è stato arbitrariamente quasi tradotto nel preannuncio dell’incarico che darò (‘a chi arriva primo’) per formare il nuovo governo. Ma ogni decisione nascerà dalle consultazioni post-elettorali con tutte le rappresentanze politiche e dagli elementi che ne trarrò sul da farsi, non essendo vincolato ad alcuna ipotesi precostituita. E non sono pochi – ricorda Napolitano – i precedenti che convalidano questo modello di comportamento dei Presidenti della Repubblica”.