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Crisi, gli aiuti comunitari a Cipro che sostengono gli oligarchi russi

Secondo un rapporto dei servizi segreti tedeschi, pubblicato dal settimanale Der Spiegel, i primi ad approfittare degli almeno 10 miliardi richiesti dall'isola a Bruxelles sarebbero i sovietici che hanno parcheggiato 20,3 miliardi di fondi neri nelle banche di Nicosia

Tra Bruxelles e Cipro spuntano gli oligarchi russi. In un rapporto dei servizi segreti tedeschi (BND), pubblicato dal settimanale Der Spiegel, si legge che nell’ambito del salvataggio comunitario, ad approfittare degli aiuti europei sarebbero soprattutto gli oligarchi russi che hanno parcheggiato nelle banche dell’isola vicina alle coste della Turchia ben 20,3 miliardi di euro di fondi neri, una cifra di poco superiore all’intero Pil cipriota.

Le barbe finte tedesche sostengono inoltre che Cipro, che ha fatto richiesta di aiuto nel giugno scorso, offra ancora la possibilità di riciclare denaro sporco, nonostante abbia ufficialmente adottato tutte le misure richieste per uscire dalla black list dei paradisi fiscali, cosa che è puntualmente avvenuta. E, come se non bastasse, l’isola ha concesso ad 80 oligarchi russi la nazionalità cipriota, rendendoli così a tutti gli effetti cittadini dell’Unione Europea.

L’articolo di Der Spiegel ha immediatamente scatenato reazioni politiche. L’Spd, il partito socialdemocratico attualmente all’opposizione ma con buone chanche di vincere le elezioni dell’anno prossimo, ha detto che eventuali aiuti a Cipro dovranno essere accompagnati da regole molto precise. “Prima di concedere aiuti a Cipro bisogna parlare del modo di fare affari del Paese – ha intimato Carsten Schneider, il responsabile economico del partito – Con i soldi dei contribuenti tedeschi non possiamo fornire garanzie ai fondi neri russi“.

Mentre il ministro delle Finanze, Wolfgan Schaeuble, ha dichiarato di recente che la risposta alla richiesta di aiuto non arriverà prima del 2013. Intanto a Nicosia sono già al lavoro gli esperti della Troika Ue-Bce-Fmi. Gli analisti stimano che Cipro, che fino al 31 dicembre ricoprirà la presidenza di turno della Ue, potrebbe aver bisogno di almeno 10 miliardi di euro, che però è la stessa somma che sarebbe necessaria solo per ricapitalizzare le banche dell’isola, le stesse dove secondo i servizi sono depositati i denari dei russi.

I legami fra Cipro, che è entrata a far parte dell’Unione Europea nel 2004 e dell’area euro nel 2008, e la Russia sono molto profondi. Quando lo scoppio della crisi greca ha messo in ginocchio le banche cipriote Mosca è intervenuta con aiuti a tasso agevolato per 2,5 miliardi di euro. Il colosso Gazprom, inoltre, mira a mettere le mani sulle ingenti riserve di metano presenti nel sottosuolo marino dell’isola.

“I russi sono nostri buoni amici. Vogliono occuparsi di noi – ha dichiarato nel luglio scorso il presidente della Repubblica Demetris Christofias, che ha studiato nella Mosca sovietica degli anni ’60 e ama definirsi l’ultimo leader comunista d’Europa – Possiamo benissimo associare l’aiuto russo a quello europeo, non è un problema. Abbiamo bisogno di soldi per investire nel nostro sviluppo e per ricapitalizzare le nostre banche”.

L’Unione Sovietica fu uno dei primi Paesi a riconoscere l’indipendenza di Cipro dagli inglesi nel 1960. Oggi l’isola ospita 30mila cittadini russi. Le polemiche scoppiate sul salvataggio di Cipro ricordano molto da vicino quelle sul sostegno pubblico accordato all’indomani del crack di Lehman Brothers ad Aig, allora la più grande compagnia assicurativa al mondo.

Diversi miliardi di dollari ricevuti da Washington – e dunque dai contribuenti americani – furono girati da Aig a Goldman Sachs che aveva comprato dalla compagnia strumenti finanziari per scommettere sui default di Lehman e dei mutui subprime. Goldman Sachs, che aveva contribuito a creare la bolla dei subprime, alla fine incassò la vincita, con buona pace di chi ancora chiede una seria regolamentazione di Wall Street.

Aggiornato da Redazione web il 5 novembre alle 15.00