Lavoro & Precari

Altro che “choosy”, i giovani sono sfruttati e insoddisfatti

L’invito del ministro Fornero ai giovani di non essere troppo schizzinosi quando entrano nel mercato del lavoro è stato fatto senz’altro con le migliori intenzioni. Tuttavia, appare irritante per chi riceve solo offerte di lavoro con contratti al limite dello sfruttamento o per chi sta facendo uno stage o un periodo di praticantato con rimborso spese ridicolo. Ma anche per chi un lavoro ce l’ha, a costo però di grande spirito di adattamento. Oltretutto, è il modo migliore per convincere a partire per altri paesi chi pensa di avere capacità e talento.

di Alessandro Rosina* (lavoce.info)

Nel suo intervento ad Assolombarda il 22 ottobre scorso il ministro Fornero ha invitato i giovani a non essere troppo “choosy” (schizzinosi) quando entrano nel mercato del lavoro.
Non abbiamo dubbi sulle buone intenzioni del ministro, ma a volte può essere utile scendere dalla cattedra e provare a mettersi nei panni dei giovani per capire bene la loro realtà e il loro stato, anche psicologico, nei confronti delle condizioni in cui i governi passati li hanno messi e l’attuale non riesce a toglierli.

Non fiori ma opere di bene

Provate a pensare di essere una persona che per qualche manovra brusca cade giù dalla barca e alla quale viene lanciato un salvagente bucato. Arriva una barca “tecnica” della Capitaneria di porto, ma il mare è mosso e non è dotata di strumenti adeguati per aiutarvi. Cosa pensereste se il comandante della barca vi dicesse di non agitarvi troppo e non bere troppa acqua? “Grazie”, oppure “vorrei vedere te al mio posto”?
L’uscita del ministro Fornero, certo in buona fede, può essere salutare per una minoranza di bamboccioni, ma rischia di essere percepita come irritante da tutti gli altri. Da chi sta cercando lavoro a livelli di decenza e trova solo proposte irricevibili, con contratti al massimo ribasso, al limite dello sfruttamento e non in grado di sostenere un proprio percorso di autonomia. Da chi sta facendo uno stage o un periodo di praticantato con un rimborso spese ridicolo, ma svolgendo attività che consentono all’azienda di ottenere profitti di rilievo. Da chi, più fortunato, ha un lavoro, ma già a costo di grande spirito di adattamento. Secondo i dati di un’indagine dell’Istituto Toniolo svolta tramite l’Ipsos su 9mila giovani-adulti tra i 18 e i 29 anni, quasi la metà di chi è occupato percepisce uno stipendio considerato inadeguato e oltre il 45 per cento ha accettato un’attività al di sotto dei propri livelli di formazione (figura 1).
Se poi si analizza, per chi ha almeno una esperienza lavorativa alle spalle, il motivo di perdita del primo lavoro, per quasi la metà dei casi la causa è la scadenza del contratto (46 per cento) e comunque meno del 15 per cento risulta aver lasciato perché insoddisfatto del lavoro senza avere altre alternative.

Promuovere la capacità

Dati che mostrano come il rimboccarsi le maniche non sia per niente alieno alle nuove generazioni italiane. Condizioni che per molti di essi durano da vari anni senza prospettive di miglioramento. Il messaggio è di accontentarsi ancora di più? Quando toccheranno il fondo gli consiglieremo di iniziare a scavare? (1)
C’è poi chi (e non sono pochi per fortuna) pensa di avere capacità e talento e sa che in altri paesi essere giovani e qualificati non è una colpa, ma un valore aggiunto per un’economia che vuole crescere e rimanere competitiva. Dove i giovani, anziché ad accontentarsi, vengono spinti a dare il meglio in ogni occasione. Dire loro di rimanere qui e non fare gli schizzinosi è il modo migliore per convincerli a partire.

*Professore Associato di Demografia all’Università Cattolica di Milano, dove insegna Demografia e Modelli di Population Dynamics; afferisce all’Istituto di Studi su Popolazione e Territorio. Ha ottenuto il Dottorato in Demografia studiando a Padova e a Southampton. Nel biennio 2000-2001 è stato ricercatore Istat. È caporedattore della rivista Popolazione e Storia, e fa parte del consiglio scientifico del Gruppo di Coodinamento per la Demografia della Società Italiana di Statistica (SIS). Ha al suo attivo molte pubblicazioni su volumi e riviste nazionali ed internazionali su temi riguardanti l’entrata nella vita adulta, la formazione della famiglia, le differenze di genere e la paternità.