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L’Europa non è l’Unione Europea

Dopo l’ondata di reazioni che ha suscitato il conferimento del Premio Nobel per la pace all’Unione europea, è desolante tracciare il bilancio non tanto della scarsa stima di cui gode nella nostra società la più grande costruzione politica del dopoguerra, quanto dell’ignoranza di molti commentatori sul suo funzionamento, sui suoi poteri e alla fine sulla sua stessa natura politica.

Senza nessun discernimento, alcune grandi firme del giornalismo nostrano hanno addirittura confuso l’Europa con l’Unione europea, come se fossero la stessa cosa. Ma la prima è solo un’entità geografica. Non è al continente che si trova fra gli Urali e l’oceano Atlantico che è stato conferito il premio, bensì all’organizzazione politica che associa 27 Stati sovrani di questo continente e che opera in virtù di un trattato internazionale. Una così grande superficialità finisce per essere sospetta e lascia pensare che si spari sull’Unione europea perché è sempre facile e non costa niente, tanto non è di nessuno. L’Unione europea è invece di tutti i suoi cittadini e per noi italiani è forse l’unica via di scampo da noi stessi.

In Gran Bretagna, qualche osservatore più serio ha fatto notare che l’Unione europea porta la grave responsabilità di non aver saputo fermare le guerre iugoslave degli anni Novanta. Questa almeno è una critica pertinente. L’inerzia dell’Unione europea in quel momento della nostra storia ha le sue spiegazioni. C’è chi la assolverà e chi la accuserà con egual ragione. Ma anche qui bisogna distinguere quel che fu diretta responsabilità dell’Unione da quel che fu invece il risultato dell’azione dei suoi singoli Stati membri. Forse in futuro la storia giudicherà i fatti in modo diverso e riconoscerà che la vera causa scatenante della guerra fu l’unilaterale riconoscimento della secessione di Croazia e Slovenia dalla Iugoslavia da parte di Germania, Austria e Vaticano, malgrado l’invito dell’allora CEE ad evitare riconoscimenti separati.

Ecco un argomento che varrebbe la pena di approfondire e che potrebbe suscitare un utile dibattito sulle costruzioni nazionali europee e sulle loro derive, ispirando la riflessione che deve portarci alla costruzione di una vera federazione degli Stati dell’Unione europea.