Politica

Il governo e la bufala della tutela dei giovani

Di grandi panzanate ne abbiamo sentite tante in quest’ultimo anno. Il governo dei supertecnici (l’onirico messaggio subliminale massmediatico dell’equiparazione super eroi/supertecnici è stato sin troppo evidente) ne ha sfornate parecchie: il taglio delle spese (ma dove?); il taglio dei costi della politica (unn’è?); il taglio delle province (ndo stà?); l’Imu per la Chiesa (a sì?); l’asta delle frequenze aperta a tutti e a pagamento (ma quando?) etc. La lista potrebbe essere infinita. Sino alla sfrontatezza di dichiarare il falso come l’altro giorno, quando il superministroorascendoinpoliticaesalvol’Italia on. Passera che da Fazio ha dichiarato che “abbiamo fatto la riforma fiscale”. In quale Paese, mi vien da chiedere.
L’inizio però giova ricordarlo, rimane epico. La prima conferenza stampa (novembre 2011), con le lacrime di Lourdes della Fùrnero, la vide annunciare riforme epocali a braccetto con il superpremier Montblanc, in favore dei giovani e delle donne. Uno dei mantra era la “tutela dei giovani”, delle future generazioni. Le riforme avrebbero pensato ai giovani, al futuro. Per fare ciò, se ricordate, il superpremier aveva addirittura tirato fuori dal cilindro i rappresentanti del Forum nazionale giovani (sconosciuto però a tantissimi giovani, anche se dichiarano modestamente di parlare per 4 milioni di giovani: “Il Forum Nazionale dei Giovani, riconosciuto con la Legge 30 dicembre 2004, n. 311 dal Parlamento Italiano, è l’unica piattaforma Nazionale di organizzazioni giovanili italiane, con più di 75 organizzazioni al suo interno, per una rappresentanza di circa 4 milioni di giovani”, si legge nel loro sito. Urca! ogni associazione avrebbe circa 53.333 associati, un numero straordinario e un esempio di associazionismo diffuso virtuoso!) nel tentativo di legittimare le scelte devastanti che sarebbero intervenute a breve. 
Al contempo Montypython aveva pure consultato la rappresentante delle donne, individuata nella Consigliera nazionale di pari opportunità. Anche in tal caso un esempio di fulgida rappresentanza. Ogni giovane donna si riconosce in tale consigliera, sempre che ne conosca l’esistenza. Dopo la rituale conferenza a braccetto e corredata da sorrisetti e fotografie, eccovi sfornate manovre straordinarie a difesa dei giovani e delle donne: (……….).
Se non le trovate non preoccupatevi, sono nascoste tra le righe. Dovete solo munirvi di grandi occhiali e di infinita pazienza. L’alibi della tutela dei “giovani e delle donne” come grimaldello. L’occasione del debito pubblico e dello spread per l’annunciata rivoluzione, matrioska nella quale vi è il più bieco, avido e cinico conservatorismo.
La tutela dei giovani e delle donne pretende però alcuni passaggi fondamentali: la leva fiscale riducendo il costo del lavoro per incentivare maggiori assunzioni; l’introduzione del merito come unica regola ovunque; una riforma seria ed immediata di scuole e università, investendo in ricerca e trattenendo i cervelli; agevolazioni (e non assistenzialismo) per l’avviamento professionale; la ridiscussione del principio dei diritti quesiti (si può fare, credetemi) per ribilanciare pensioni scandalosamente elargite e pensioni ridotte al contributivo più severo; un welfare reale e concreto per le donne e per le madri (microasili nido etc.).  
Invece siamo dinanzi alla politica del nulla, dei grandi annunci, dell’ipocrisia che nascondono in realtà – come dimostrano i brillanti servizi di Report della Gabanelli (forse oggi più grintosa che mai), delle inchieste de Il Fatto Quotidiano, ossia dell’unica stampa libera in Italia, salvo poche eccezioni di giornalisti non allineati e sparsi – manovre scientifiche volte a mantenere lo status quo a vantaggio della melassa massonica che tiene tappato questo Paese. Il gattopardismo vestito da tecnicismo che chiede il consenso (anzi, democraticamente… lo pretende), lamentando una perenne emergenza. Come ricordava Travaglio, qualche giorno fa, questo è oggi il vero grande pericolo della nostra democrazia.
Il rischio (già in corso) è di passare da una partitocrazia malata che ha sostituito negli anni la democrazia e l’interesse pubblico con l’interesse privato e personalistico, ad una oligarchia tecnica economicistica ipocrita, che invoca l’interesse pubblico non perseguendolo affatto, ma con l’esclusivo intento di saziare gli appetiti ed il potere di pochi. Per questo urgono elezioni veramente libere, la tabula rasa dei partiti e della classe dirigente, vecchia e autoreferenziale.
In breve, urge una vera rivoluzione. Di idee, di passioni, di persone. Etica, profonda, sincera.