Donne di Fatto

Arte & design, la scommessa delle imprenditrici sociali

Questa ve la devo proprio raccontare. Avreste mai pensato ad una alleanza tra artisti e designer di fama internazionale, centri diurni ‘psichiatrici’ ed i loro fantastici utenti, imprenditori for profit e imprenditori sociali, per produrre articoli e arredamenti in stoffa di alta qualità? Produzioni così belle da mandare… fuori di testa!

E’ quanto realizzato dalla Cooperativa Sociale ‘Primo Sole’ (in latino “di buon mattino”), coraggiosamente creata nel 1999 e ancor più coraggiosamente gestita da una psicologa-imprenditrice, Caterina Vannini con il supporto di grafici del calibro di Chiara Rapaccini (Linea RAP-Primo Sole) e artisti come Pietro Mancini (Officina Tom-Primo Sole).

La linea dei ‘Gatti ferma porta’ in stoffa sono da urlo anche per chi i gatti non li sopporta, i grembiuli da cucina eleganti e surreali al tempo stesso, grandi tende eleganti e allegre ma anche tovaglie e umili tappetini da bagno, roba (da pazzi) per tutti, non solo da ‘sinistra chic’, per acquisti e regali di Natale e tutto l’anno.

Con Officina TOM dell’artista Pietro Mancini, nascono poi arredi creativi di qualità a partire dai materiali riciclati -legno, alluminio, vetro: tavoli sedie, specchi e attaccapanni, lampade e cassettiere: bellissimi!

“Nel 2007”- racconta Caterina Vannini- “David Vecchiato, artista, grafico e fumettista per il mensile di Repubblica XL, ha chiesto alla cooperativa di produrre articoli in stoffa che raffigurassero il Macaco, fumetto e personaggio del Mondo POP. I pezzi sono stati esposti in una Galleria D’Arte al centro di Roma – Mondo POP. Pensare che eravamo partiti dai mercatini rionali!”. “Il prodotto”-continua la Presidente- “diventa il mezzo attraverso cui comunicare il valore dell’ “unicità” dell’oggetto e della persona che lo produce. L’oggetto è insieme espressione di sé e mezzo per comunicare all’esterno”.

Gli utenti-creativi co-progettano con gli artisti, disegnano, cuciono, socializzano, crescono, guadagnano.

Mentre la Presidente, sempre stressata e divisa tra ASL, utenti, artisti e negozi, si sbatte per cercare spazi commerciali e di vendita, promuove il 5 per mille ed eventi di raccolta fondi a supporto, si coordina con il personale dei centri diurni (cito per occasione di conoscenza diretta S. Zengarini del Centro Diurno D12 del Dipartimento di Salute Mentale ASL RMC al Laurentino 38 di Roma senza il cui impegno ho avuto l’impressione che tutto questo non sarebbe mai stato possibile)

Per Stefano, un utente-lavoratore questo lavoro ‘…è importante per rendersi utili e stare bene’. Da Sabina (utente-lavoratrice e poetessa del gruppo) arriva un sonoro schiaffo ai troppi professionisti e manager ‘ad una dimensione’ che lavorano nel for profit : ‘A parte la socialità che è necessaria in qualsiasi lavoro, questo combatte i capricci della solitudine e dell’età, tenendosi impegnati in una attività sia produttiva che morale’. (Gli utenti-lavoratori sono oltre 40 e non posso citarli tutti, ma a tutti va il mio abbraccio, siete grandi ragazzi!)

Per tutti, e in particolare per chi viene dal for profit, manager, professionisti, imprenditori, entrando nel sito o nelle esposizioni sembra di entrare in un mondo di favola, invece, come detto da Sabina è una attività produttiva, o meglio è una vera e propria impresa: sociale! In cui nessuno sfrutta nessuno (la Presidente guadagna meno di 1500 euro al mese, gli utenti hanno rimborsi commisurati alle vendite, gli artisti lavorano sostanzialmente pro-bono).

Un’impresa sociale con tutti i suoi limiti: potenzialità enormi realizzate al 10%, carenza di capacità commerciali ed organizzative che potrebbero farne un caso internazionale e portare gli utenti-lavoratori in giro per il mondo (‘Guardate che chi si offre per una mano sarà accolto con tutti gli onori anche se con pochi soldi!’ scherza la Presidente).

Un potenziale competitivo sulla carta enorme quello dell’impresa sociale, con la possibilità di poggiarsi su tre strategie: vendita di beni e servizi (Marketing), Fundraising (eventi, 5 x mille, aziende), fondi pubblici (es. piccoli finanziamenti dei centri diurni). Con una doppia qualità, di prodotto (co-progettazione con gli artisti) e sociale (gli utenti che ci lavorano, i materiali riciclati): un potenziale competitivo che qualsiasi manager o imprenditore ‘for profit’ sognerebbe di poter avere.

Peccato che gli imprenditori sociali di solito vengano, appunto, dall’ambito sociale (psicologi, sociologi e discipline umanistiche in genere e scarso interesse per il management) e che gli manchi proprio… la capacità imprenditoriale. Per cui veri e propri miracoli rimangono confinati in piccole urne locali.

Per quanto mi riguarda, lavorare con gli utenti ‘cosiddetti psichiatrici’ è una delle esperienze più belle, divertenti ed arricchenti che ho fatto nella mia vita, e quindi avevo veramente piacere di condividere questa storia, che ho avuto modo di conoscere bene da vicino, con voi lettori.

Manager, imprenditori, liberi professionisti, giovani brillanti possibilmente laureati in economia, svegliatevi e fatevi sotto: Primo Sole (e gli imprenditori sociali) vi aspettano!

 

Lista dei negozi e riferimenti: Caterina Vannini Presidenza@primosole.org
Per contattarmi direttamente marco2045@gmail.com