Lavoro & Precari

Avvocati “schiavi”, architetti “saltuari”. Giovani e lavoro, ecco le vostre storie

Non solo call center: precariato e sfruttamento colpiscono negli studi professionali, nella scuola, nei giornali, persino sui Tir. Il caso di Alice, tirocinante a tempo pieno al ministero dello Svilluppo economico e la sera friggitrice da un "kebabbaro" pakistano: 866 euro al mese e zero tempo libero. Ilfattoquotidiano.it continua a raccogliere le esperienze dei lettori

Alice, tirocinante a tempo pieno al ministero dello Sviluppo economico, la sera a friggere da un “kebabbaro” pakistano, sabato e domenica cameriera in un bar. Bilancio di fine mese: 866 euro e zero tempo libero. E i “giovani” avvocati, che a trent’anni si trovano a fare gli “schiavi a partita Iva“, come si definisce uno dei nostri lettori, magari dopo aver completato un tirocinio di sfruttamento e umiliazioni presso un “dominus” di grido. O i loro colleghi architetti, bramati perché a differenza della vecchia guardia “sanno tenere in mano un mouse”, che lavorano 9 ore al giorno, ma sono pagati una miseria come consulenti “saltuari”. Sono solo alcune delle storie che continuano ad arrivare a ilfattoquotidiano.it per l’iniziativa “Giovani e lavoro”. Storie che raccontano un precariato e uno sfruttamento generalizzato, che sonda il muro dei 30 e dei 40 anni e che non sta più solo nei call center, ma negli studi professionali, negli ospedali (leggi l’articolo), nei giornali. O, come racconta una delle email che pubblichiamo, sui Tir che trasportano merci in giro per l’Italia. 

Continuate a inviare le vostre esperienze personali all’indirizzo redazioneweb@ilfattoquotidiano.itspecificando nell’oggetto “Giovani e lavoro”. 

ALICE, DIVISA TRA IL MINISTERO DELLO SVILUPPO E IL KEBAB PAKISTANO. Sarda. Trent’anni. Non mi comprerò mai una casa, non potrò mai permettermi di avere un figlio, e se continua così con tutta probabilità non possiederò mai neppure un’automobile. Bologna. Studentessa fuori sede: laurea triennale, laurea specialistica, master. Inizio la mia carriera con un fantastico tirocinio (sei mesi) presso l’Istituto per Il Commercio Estero (Ministero per lo Sviluppo Economico), svolgo il lavoro di funzionari ministeriali (strapagati) incapaci di aprire un foglio excel: € 200 al mese (se ti ammali ti vengono scontati i giorni di assenza). Contemporaneamente alla mia attività di stagista a tempo pieno svolgo attività di cassiera/friggitrice di patate kebabbara, gestione pakistana, tre ore al giorno, ogni giorno: 6 € l’ora. Sabato e domenica mattina, ore 6:15 – 15.00, barista banconiera presso bar di periferia: 7 € l’ora. 126 + 540 + 200= 866 € (350 € di affitto per camera singola, spese e non un giorno libero). Dopo sei mesi il tutto cambia, nuovo tirocinio (quattro mesi), Imola: 400€ al mese (ma nessun rimborso spese per il treno). Il mio reddito aumenta quindi di circa 100 € al mese ma il mio tempo si riduce, ancora. Dopo quattro mesi arriva il primo contratto: progetto, tre mesi, 1.000 €: non posso abbandonare il kebab e la caffetteria perché con tutta probabilità tra tre mesi potrei essere senza lavoro. Potrei quindi pensare di mettere dei soldi da parte, ma: dentista €. 1.200 (in comode rate mensili). Dopo tre mesi, un nuovo contratto, progetto per altri tre mesi. La stanchezza inizia a farsi sentire. L’azienda chiude. Grazie al cielo ho il kebab e la caffetteria. Il tempo passa, le cose non cambiano, kebab, lavori a progetto, cappuccini: vado a Londra e imparo l’inglese (bene). E adesso? Sono troppo qualificata. Sono troppo vecchia. Le esperienze all’estero sono sintomo di instabilità. Vogliamo solo lavorare.

LORENZO, “SCHIAVO A PARTITA IVA” NELLO STUDIO LEGALE. Ho 30 anni, una laurea in legge con tesi conseguita a pieni voti in diritto commerciale, lavoro a Milano da 4 anni come “libero professionista”, di fatto siamo schiavi a partita Iva, dipendenti sottopagati e senza diritti. La carriera legale è in assoluto la peggiore tra quelle dei “liberi professionisti”: i praticanti avvocati sono utilizzati spesso dai loro “dominus” per fare lavoro di segreteria, ovvero rispondere al telefono, fare cancelleria, fotocopie, fatturazione, ricerche e (pochissimi) atti seriali tutti identici. Non c’è alcuna formazione, non sono retribuiti e, quando lo sono, vivono da eterni stageur con stipendi da fame, maciullati dalle tasse e dalle casse di previdenza, come se uno con meno di 10.000 euro lorde annue potesse pensare alla pensione. E per gli avvocati la situazione non è migliore: i pochi studi che offrono compensi decenti richiedono che tu lavori per loro 10-12 ore al giorno, si entra alle 9 del mattino e si esce alle 10 di sera: una vita al di fuori dello studio non esiste, ma del resto si sa, è una professione “che non ha orari”. E gli altri? Ti pagano se e quando vogliono, inizio mese, metà mese, quando capita, poco importa che tu abbia bollette, affitti, spese da sostenere, o che il titolare guadagni 10 volte quello che ti da in un mese, del resto sei un “collaboratore” mica un dipendente, e dovresti solo ringraziarli! Non solo non percepiamo 13° o 14°, pur lavorando per lo stesso titolare da anni 5 giorni su 7 (a volte anche i sabati e le domeniche), ma spesso non abbiamo diritto neppure allo stipendio di agosto perché “ad agosto tu non lavori”. Guai a sognarsi poi di avere una propria clientela perché in molti studi non è permesso averla, e quando anche non è espressamente vietato, ti sobbarcano di lavoro in modo da impedirti di avere dei tuoi clienti. Se sgarri poi sei fuori, dall’oggi al domani, e poco importa che hai dato la tua vita a quello studio, del resto non hai mica firmato un contratto. Questo ambiente è il vero Far West del mondo del lavoro ed è assurdo leggere le recenti prese di posizione dell’ordine degli avvocati sulla riforma, quando il governo da sempre non fa che tutelare questa casta che vive sulle spalle delle generazioni più giovani in modo indegno e vergognoso. A 30 anni è davvero umiliante, c’era davvero bisogno di lauree e master, per una vita senza tutele, senza guadagni e piena di sacrifici? Ai ragazzi dico di non fare come me e non seguire questa strada… 

VINCENZO, AVVOCATO-SEGRETARIO TUTTOFARE PER IL SUO “DOMINUS”. Mi chiamo Vincenzo, ho 24 anni compiuti il 30 aprile. Un mese prima, il 20 marzo, mi sono laureato in Giurisprudenza alla Seconda università degli studi di Napoli. Ancor prima di laurearmi ho iniziato il praticantato presso un avvocato penalista con studio nella mia città,Napoli. Appena tornai a casa, dopo la discussione della tesi, conclusasi con un 102, iniziai a inviare curricula in giro per le aziende italiane, sfruttando qualsiasi mezzo (mail, raccomandate e quant’ altro). Ciò che ho avuto in cambio in questi oramai 7 mesi è stato un mucchio di e-mail automatiche, di quelle che il sistema informatico di un’azienda ti invia per comunicarti che la tua candidatura è stata ricevuta. Ho fatto un colloquio con la Apple, ma dopo il terzo step sono stato eliminato perché troppo giovane. A oggi mi trovo a fare il segretario per il mio dominus, girando per tribunali di tutta la Campania, rispondendo al telefono, aprendo la porta ai clienti e facendo fotocopie (era necessaria una laurea conseguita senza andare fuori corso per questo!?), ovviamente non retribuito, nemmeno a livello di rimborso spese. Non nascondo che la situazione si è fatta davvero pesante, non riesco ad immaginare di dover fare questa vita per altri 5-10 anni. Sto cominciando seriamente a credere che l’ unica soluzione sia lasciare questo Paese, anche se non so una laurea come la mia quanto possa servire all’ estero. Ritengo profondamente ingiusto che i vari politicanti predicano il tramonto del posto fisso e poi hanno figli e parenti che invece il posto fisso ce l’ hanno eccome. Spero profondamente che noi giovani riusciremo aunirci per cacciare questi str… che ci hanno rovinato il futuro, a qualsiasi costo. Mi scuso per il gergo poco rispettoso, ma la rabbia è davvero tanta…

IGNAZIO, ARCHITETTO “SALTUARIO” A TEMPO PIENO PER 500 EURO AL MESE. Vorrei segnalarvi il “lavoro” dei giovani laureati in Architettura, che sono in uno dei settori messi peggio, e non solo perché ci sia la crisi. Il precariato è diventato una possibilità sfruttata oltre ogni limite possibile e immaginabile: ormai lavori minimo 9 ore con orari fissi di entrata e uscita, ma i titolari degli studi (più o meno vecchi architetti e ingegneri) ti pagano con la ritenuta d’acconto o ti chiedono di aprirti una partita Iva come se collaborassi saltuariamente. Magari ti chiedono pure di venire col portatile da casa. Se fai straordinari, non ti pagano. Spesso ti trattano male perché sanno di poter fare a meno di te: se lanciano un sasso attraverso l’annuncio di un giornale, beccano 50 disperati come e più di te. Ma senza di te non potrebbero stare: non sanno tenere un mouse in mano – sebbene disprezzino il computer vogliono che tu lo sappia usare perfettamente, perché hanno fretta – spesso non riescono a seguire tutti i progetti e lasciano questi schiavi ad occuparsi di un po’ di tutto. Non hanno pazienza di insegnare, e un’amica che è disperatamente alla ricerca mi ha detto di un annuncio che chiedeva neolaureati con almeno tre anni di esperienza: della serie “gratis-e-senza-che-rompi-chiedendomi-come-si-fanno-le-cose” (da notare che Architettura è una facoltà con obbligo di frequenza, quindi è molto difficile poter studiare e lavorare prima della laurea). In generale ti pagano 500 euro al mese, 600, 700. Poche volte di più, molte volte di meno. Oggi pensavo a tutti quelli che quasi non ci credono quando glielo racconti e mi è venuta voglia di raccontare com’è andata la mia ultima esperienza di lavoro, omettendo i nomi (perché è una mafia: in un’occasione in cui mi sono licenziato con solo due settimane di anticipo – non ero assunto, ma “collaboravo saltuariamente” 9 ore al giorno – mi è stato giurato che non avrei mai più lavorato in città con nessuno studio di architettura…). Niente di estremo, per carità: sono certo che cambiando due o tre particolari molti, troppi architetti ci si potrebbero facilmente riconoscere. Ringraziandovi dell’attenzione, vi auguro buon lavoro (per chi ce l’ha!).

ALESSANDRO, CAMIONISTA PRECARIO IN UN FAR WEST SENZA REGOLE. Il mio è un precariato anomalo. Faccio l’autista di tir, comunemente camionista. Per la maggior parte quello prepotente o riproposto come criminale al telegiornale o in trasmissioni televisive. Ma dietro ci sono anche persone come me, che lo fanno con passione, che han studiato. E negli anni si è ritrovato da far l’autista a fare il contabile, il magazziniere, il facchino… Il contratto in Italia non lo rispetta quasi nessuno, si scatena la fantasia con pagamenti a viaggio o a chilometro. Quando ti pagano. E l’unica cosa peggiore di non lavorare è lavorare e non essere pagato, anche perché mentre lavori non sei spesato. E se ti lamenti o vuoi viaggiare in regola, il tuo contratto anche a tempo indeterminato non vale niente. L’ultima volta mi han licenziato per “incompatibilità ambientale”… fantasiosi. Il nostro è ora un settore dove la regola è che non c’è regola: finte filiali all’Est Europa, autisti dell’Est che fanno il nazionale o il locale e, ultimo genio italico… gli autisti italiani che accettano di farsi fare il contratto in Romania o Bulgaria. L’azienda paga meno tasse, lo stato incassa meno ma tu lavori in un’azienda italiana, con mezzi italiani, merce e tratte italiane. Potenza dell’Europa. E quindi via di ricatti. Paghiamo la disoccupazione a casa a migliaia di autisti e paghiamo altri autisti per fare lo stesso lavoro. Fantastico. Noi siamo l’inizio della fine. Mio padre vive anche di quello che ha costruito mio nonno, io vivo grazie a mio padre… ma, se mai avrò un figlio come potrà vivere di quello che ho costruito io?! Non parlo di risparmi o case, parlo anche di contributi, di struttura sociale…ci han tirato via tutto, a volte mi chiedo, a 30 anni e 14 di contributi, cosa lavoro a fare.

LUCIANA, IN SCADENZA DA 12 ANNI ALLA SCUOLA MATERNA. Sono insegnante di Scuola Materna, precaria da oltre dodici anni. Ho 44 anni, tre figli, di cui uno disabile. Mio marito per fortuna ha un lavoro stabile, ma il mio stipendio serve soltanto a pagare l’affitto di casa. Non possiamo permetterci di comprarne una. Ogni anno, a settembre, il rito della lotteria della fortuna si ripete. Non so se otterrò un incarico. Se la buona sorte mi assiste, riesco a ottenere un incarico annuale, che però termina sempre a giugno, per cui l’estate rimane non pagata e devo chiedere il sussidio di disoccupazione. Tra l’altro, l’Inps mica ti paga il sussidio subito. Te lo dà a spizzichi e bocconi. Ora il Ministro ha annunciato un concorso – finalmente, dopo tanti anni! – per assumere giovani insegnanti. Ma io, come tanti altri che sono da anni nella graduatoria ad esaurimento, non passerò a tempo indeterminato. Dovrò rimanere precaria ancora per chissà quanto! Se penso che anch’io sono stata giovane, una volta…

FRANCESCA, PUBBLICISTA A SEI EURO AD ARTICOLO: “HO SCELTO DI FARE LA CAMERIERA”. Francesca, 32 anni (quasi 33), laurea in Lettere moderne, storia dell’arte (ci arrivo tardi alla laurea, dopo anni di studio diligente l’università l’ho presa con calma, troppa sicuramente, ma poi mi laureo con un ottimo risultato) iscirtta all’Ordine dei giornalisti come pubblicista da un anno. Una passione che scopro probabilmente troppo tardi, quando l’indipendenza economica urge e il tempo per fare gavetta è poco stage, tirocinio, il lavoro nella redazione di un quotidiano online locale, un lavoro “volontario” perché nel progetto ci credo, è ambizioso e la mia città ne ha bisogno. Nel frattempo faccio la cameriera per pagare affitto e bollette. Poi qualche sostituzione nella redazione regionale di un quotidiano nazionale. Ma in tempi di difficoltà economica anche i corrispondenti sembrano smettere di andare in ferie e finalmente l’occasione sembra arrivare: potrò continuare a scrivere per “il mio” giornale online e collaborare con un’altra testata, pagata. Un mese di prova (gratis, neppure il rimborso spese), poi finalmente il caposervizio sentenzia: mando la richiesta per il tuo contratto di collaborazione. Segue doccia fredda: il compenso è di 6 euro lordi ad articolo. Ma se i pezzi, mi chiedo, mi vengono richiesti anche alle 17, come posso continuare anche a fare la cameriera e pagare le spese? fatti due conti non mi resta che riunciare (trattare non è servito, il tentativo fatto ha prodotto una totale assenza di risposta alle mie chiamate): rischio di rimetterci fra telefonate e benzina per gli spostamenti, e davvero non me lo posso permettere. Oggi riesco ancora a scrivere e continuo a fare la cameriera. Ma il mio futuro è lasciare questo mestiere: non posso cambiare città, non riesco a sostenere le spese. Ma la ricerca di un’altra, qualsiasi occupazione, sembra la ricerca dell’arca perduta. (al momento l’unica porta aperta sembra il call center: 2,50 euro l’ora…).

Le altre puntate:
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Giovani, al via la prima società a 1 euro. “Ma la banca chiede la garanzia di papà” 

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