Un modo per “per favorire l’ingresso nella scuola di insegnanti giovani, capaci e meritevoli”. Così un mese fa il ministero dell’Istruzione ha pubblicizzato il nuovo concorso che inserirà in ruolo più di 11mila insegnanti. Ma quando ieri è stato pubblicato il bando si è avuta conferma di quello che ormai le indiscrezioni degli ultimi giorni davano per certo: il ‘concorsone 2012’, il primo dopo l’ultimo del 1999, con i giovani ha ben poco a che fare. Potrà partecipare infatti chi è già iscritto nelle graduatorie. Oppure chi, pur non avendo l’abilitazione, ha conseguito una laurea quinquennale prima del 2002-2003 (2001-2002 per le quadriennali), come del resto impone una legge del 1990. La decisione di fare svolgere il concorso quest’anno esclude inoltre tutti i neolaureati che si stanno abilitando attraverso i nuovi Tfa (Tirocinio formativo attivo) e che usciranno solo l’anno prossimo, a concorso ormai concluso.

“Era chiaro fin dall’inizio che i giovani non c’entravano nulla – attacca Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil -. Questo concorso è una lotteria rivolta ai precari già iscritti nelle graduatorie”. Più di 160mila docenti che non sono mai stati assunti in ruolo, sebbene abbiano superato i concorsi del 1990 e del 1999 o abbiano frequentato le vecchie Ssis (le scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario che hanno chiuso i battenti nel 2009). Con loro potrà partecipare al concorso un numero difficilmente quantificabile di persone non in graduatoria che, secondo Pantaleo, non mettono piede da anni nelle scuole e che ora potrebbero superare chi insegna già da diverso tempo come precario.

Dal canto suo il ministro Francesco Profumo parla di una grande opportunità per gli insegnanti, che “indipendentemente dalla loro posizione in graduatoria, avranno la possibilità di accelerare il loro percorso e di entrare in ruolo prima degli altri”. E per quanto riguarda i giovani, garantisce un nuovo concorso che l’anno prossimo sarà riservato a chi esce dai Tfa. Ma la sua promessa non convince la Flc-Cgil, che anche dietro al concorsone ha visto solo “un’azione di propaganda che risulterà in una truffa ai giovani e in un danno ai precari”.

Secondo il sindacato l’operazione mediatica del ministero ha messo ingiustamente in contrasto i neolaureati con un esercito di precari, che al proprio interno ha anche molti giovani. Bandire un concorso proprio adesso che non è finito il primo ciclo dei Tfa, e che i precari sono già in un periodo di forte disagio, è stato giudicato “inopportuno” anche dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione (Cnpi), un organo consultivo e di indirizzo per il ministero. Il Cnpi ha invece espresso parere positivo sulle modalità con cui si svolgerà il concorso. Modalità che invece sono oggetto di altre critiche da parte dei sindacati. Prima della prova scritta e di quella orale ci sarà un quiz selettivo con 50 domande a risposta multipla in 50 minuti sulla comprensione di un testo, sulle capacità di logica, sulla conoscenza di una lingua straniera e sulle competenze informatiche. Un quiz, previsto per dicembre, che secondo la Flc-Cgil, oltre a non premiare i giovani, non premierà nemmeno merito e capacità.

I posti previsti dal concorso saranno 11.542 su due anni (7.351 per il 2013-2014 e 4.191 per il 2014-2015). A questi si aggiungerà un ugual numero di immissioni in ruolo basate sulle graduatorie. Due canali paralleli che porteranno a 23mila nuove assunzioni. Proprio lo stesso numero stabilito per il 2013-2014 dal piano triennale di stabilizzazione previsto dall’ex ministro Gelmini. E che ora – fa notare Pantaleo – viene spalmato su due anni. Così a qualcuno viene il dubbio che dietro il concorsone possa esserci un imbroglio per nascondere nuovi tagli alla scuola. “All’opinione pubblica passa il concetto che il governo sta assumendo – sostiene Claudio Nicrosini del Movimento scuola precaria di Milano – mentre i posti messi a disposizione sono pochissimi e in numero inferiore alle immissioni in ruolo degli anni passati”. Una beffa che si aggiungerebbe a un altro disagio: “Ogni anno cambiano le regole per essere assunti in ruolo – spiega Nicrosini -. E questo, alla lunga, diventa logorante”. Cambiamenti che per un precario si aggiungono ai continui spostamenti da una scuola all’altra: “Io negli ultimi nove anni sono passato per sette istituti. Con una trentina di contratti firmati”.