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Nuoto, dietro i contrasti sull’allenatore della Pellegrini la lotta per il Coni

All'origine dell'indecisione del presidente della federazione Barelli sul trainer francese Lucas ci sarebbe la sfida per la poltrona della Fin con Giovanni Malagò, numero uno del Circolo Canottieri Aniene, ovvero il club di Federica. E sullo sfondo, la corsa per la successione di Petrucci

Un matrimonio difficile quello tra Federica Pellegrini e il tecnico francese Philippe Lucas. Nei panni dell’ostile Don Rodrigo la Federazione Italiana Nuoto (Fin), che ha ostacolato da subito le nozze: ovvero l’idea di Federica di portare con sé Lucas per i prossimi quattro anni nel Centro Federale “Alberto Castagnetti” di Verona. E così ieri Lucas ha firmato per tre anni, alla ragguardevole cifra di 450 mila euro, con la municipalità di Narbonne per un progetto che lo vede non solo istruttore, ma uomo immagine del rilancio turistico e infrastrutturale della cittadina francese. E dopo che per tre settimane la Pellegrini è diventata – suo malgrado – l’agnello sacrificale di una serie di manovre politiche che passeranno per l’elezione del nuovo presidente della Fin il 14 ottobre e culmineranno a febbraio nell’elezione del nuovo presidente del Coni. Oggi il timore è che possa decidere di trasferirsi in Francia.

Da campionessa più amata degli italiani a ragazzina viziata e antipatica, per colpa di una sconfitta. Questa l’incredibile parabola di Federica Pellegrini, che al movimento del nuoto e allo sport italiano in generale ha regalato una ricchezza incredibile, non solo metaforica, prima di sbagliare un’Olimpiade e di finire nel tritacarne mediatico del belpaese. Di questo hanno approfittato anche i vertici federali, per ragioni squisitamente elettorali. All’inizio di settembre Federica ha infatti comunicato che per prepararsi a Rio 2016 aveva intenzione di ritornare a Verona, e successivamente di volere come tecnico quel Lucas che nel 2011 la portò a vincere due ori (nei 200 e nei 400) ai Mondiali di Shangai. La risposta di Barelli è stata dapprima di prendere tempo, poi di comunicare che non c’erano le condizioni economiche per sostenere il progetto, e infine di sbottare di “essersi rotto le scatole”.

E’ vero che Lucas pare abbia chiesto una cifra importante, ma la Pellegrini è (era?) l’atleta più importante del movimento. E comunque tutti i tecnici – federali o meno – sono sostenuti economicamente dalla Fin. Perché quello di Federica no? Lo ha chiaramente spiegato Barelli:  “Va specificato che è la Pellegrini che sta cercando un allenatore, non la Federazione, per cui sarà Federica con la sua società, il Circolo Canottieri Aniene, a definire i termini della collaborazione con Lucas. Lucas non è diventato tecnico federale nemmeno l’altra volta e non bisogna fare l’errore di pensare che l’allenatore di Federica Pellegrini sia l’allenatore della Nazionale italiana”. Eccolo il casus belli: entra in gioco la politica sportiva.

Il numero uno del Circolo Canottieri Aniene, di cui Federica Pellegrini fa parte, è quel Malagò – appena assolto dall’accusa di abusi edilizi per il Mondiale di nuoto di Roma 2009 – che il 14 ottobre appoggerà Quadri nella sfida contro Barelli per l’elezione a presidente della Fin. Una tappa fondamentale di avvicinamento alle elezioni di febbraio per la presidenza del Coni, dove lo stesso Malagò sfiderà Pagnozzi. Curioso notare come Malagò e Barelli fino a prima del 2009 potevano dirsi alleati, e come Barelli al tempo delle ultime elezioni alla presidenza del Coni fosse l’unico sfidante serio (poi ritiratosi) alla poltrona di Petrucci. Oggi la situazione è cambiata. Barelli, che è senatore Pdl, è uno dei grandi elettori di Pagnozzi: attuale segretario generale del Coni, appoggiato da Petrucci, e anche lui di area centrodestra. Malagò, con entrature importanti nei due schieramenti politici, è diventato invece lo sfidante di entrambi.

In mezzo, stritolata da questi giochi di potere, è rimasta Federica Pellegrini: un’atleta la cui storia – non ancora giunta al termine – meriterebbe almeno un po’ di rispetto. Già fu pessima la gestione del ‘caso’ Alex Schwazer: l’atleta di punta della nazionale olimpica di atletica, per giunta da tempo ‘chiacchierato’ in fatto di doping, che fu lasciato completamente solo nei mesi precedenti all’Olimpiade con i risultati che tutti conosciamo.

Un clamoroso autogol, sui cui punti oscuri ancora non si è fatta chiarezza. Oggi di nuovo un’atleta di spicco tirata in mezzo in una questione più grande di lei, per convenienze altrui. Tra tante domande, l’unica certezza è che in questa contesa elettorale a rimetterci finora gli atleti e, più in generale, l’intero sport italiano. Soprattutto se Federica Pellegrini fosse costretta ad abbandonare l’Italia per potersi preparare al meglio a Rio 2016.