Mentre in prima pagina rimane il caso di Alex Schwazer, il cui poster questa mattina è stato mestamente tolto dal muro di Casa Italia a Londra, sullo sfondo si continua a combattere la guerra di successione per l’ambitissima poltrona di presidente del Coni. E le due vicende potrebbero nel prossimo futuro intersecarsi indelebilmente. Alla presidenza dell’ente che gestisce lo sport italiano ambiscono Raffaele Pagnozzi, attuale segretario generale del Coni e braccio destro dello stesso Petrucci che appoggerà la sua candidatura. Lo sfidante Giovanni Malagò, il presidente del Circolo Canottieri Aniene appena assolto dall’accusa di abusi edilizi per il Mondiale di nuoto di Roma 20009. E il terzo incomodo Luca Pancalli, attuale vicepresidente Coni e capo del Comitato Paralimpico, che dovrebbe però accontentarsi di diventare segretario generale con Pagnozzi presidente.

Proprio la faraonica organizzazione di Casa Italia, il luogo di rappresentanza del made in Italy e dello sport italiano all’estero in occasione dei grandi eventi, è paradigmatica della situazione. Solo per l’affitto dei sei piani del Queen Elizabeth II Conference Centre, sobriamente situato di fronte all’abbazia di Westminster e a due passi dal Big Ben, si è speso un milione e mezzo di euro. Considerate le spese per i viaggi, i trasporti delle persone e dei materiali, e il soggiorno della delegazione olimpica italiana a Londra, la spesa raddoppia facilmente. Alla faccia delle promesse di austerity e di una Olimpiade low cost, il Coni continua a rappresentare più che la casa, la casta dello sport italiano.

E la prossima estate (ma anche prima, probabilmente a primavera) la poltrona di presidente dell’ente che gestisce lo sport italiano sarà liberata da Petrucci, dopo quattro mandati consecutivi cominciati nel lontano 1999. La guerra di successione è appena incominciata. E la gestione del caso Schwazer potrebbe giocare un ruolo importante. Pagnozzi parte favorito. E’ al Coni dal 1973, ha l’appoggio di Petrucci e della maggior parte dei presidenti delle federazioni sportive nazionali. Rappresenta il mantenimento dello status quo, che nelle stanze dei bottoni federali è sacro come e più dei regolamenti sportivi. E se anche ha perso l’appoggio di Gianni Letta (grande elettore di Petrucci), rimane uomo di area centrodestra.

Malagò, per la sua relativamente giovane età (53 anni) rappresenta invece il vecchio-nuovo che avanza, ovvero i Montezemolo, i Geronzi e i Della Valle. Grazie al recente appoggio di Letta ha buone entrature nel centrodestra e grazie a quello di Veltroni nel centrosinistra. Un candidato di media ‘rottura’ in questo caso, ma pur sempre deciso nel mantenimento delle posizioni acquisite negli anni. Niente di rivoluzionario. Il centrosinistra avrebbe, volendo, un suo candidato nel presidente ‘ecologista’ della Federciclismo Renato Di Rocco, come anticipato da L’Espresso qualche mese fa. Ma di lui si sono subito perse le tracce. Non sia mai che da quelle parti Bersani & Co. vogliano provare a vincere qualcosa.

Il Coni è un ente pubblico che gestisce oltre 400 milioni l’anno di fondi governativi (409 nel 2012, 448 nel 2011 con 18 di perdita), più quasi un centinaio in sponsorizzazioni. E amministra qualche migliaio di dipendenti pubblici. Una gallina dalle uova d’oro che oltre che assicurare denaro, prestigio e visibilità, permette anche assunzioni e favoritismi ‘politici’, da effettuarsi rigorosamente con i soldi pubblici, come emerge da una recente interpellanza al Ministro Piero Gnudi. E così, all’ombra del caso Schwazer – qualcuno prima o poi dovrà spiegare come e perché un atleta di punta della nostra nazionale, per giunta da tempo ‘chiacchierato’, sia stato lasciato scoperto con il rischio di una figuraccia olimpica ancor più colossale – nelle stanze mica tanto segrete di Casa Italia è già partita la guerra di successione.