Zonaeuro

La Slovenia non è più “virtuosa”, pronta a chiedere aiuti a Bruxelles

Il paese era entrato nell'area euro nel 2007 accompagnato da lodi sperticate sullo stato di salute delle finanze. Ora all'interno dell'esecutivo di Lubiana si è creata una divergenza tra chi crede nel salvataggio, il ministro delle Finanze, e chi pensa, come il primo ministro, che a ottobre sarà bancarotta

Con il suo debito pubblico monstre l’Italia non può certo essere annoverata fra i Paesi europei finanziariamente ”virtuosi”, ma se paragonata ad alcune nazioni che venivano indicate a modello solo fino a qualche anno fa esce dal confronto in maniera molto dignitosa. Non parliamo solo della Spagna, che fino al 2007 pretendeva di sostituire proprio il Bel Paese nel novero del G7, ma anche della Slovenia che è entrata nell’area euro il 1 gennaio 2007 accompagnata da lodi sperticate sullo stato di salute delle sue finanze pubbliche e oggi, a distanza di neanche sei anni, è già pronta a chiedere gli aiuti di stato a Bruxelles. E, come se non bastasse, all’interno dell’esecutivo di Lubiana si è creata una divergenza di vedute fra il primo ministro, Janez Jansa, e il suo ministro delle Finanze, Janez Sustersic, che complica ulteriormente le cose. Jansa prevede la bancarotta del Paese già a ottobre senza nuove emissioni di titoli di stato, Sustersic si dice invece convinto che la Slovenia ce la possa ancora fare da sola varando velocemente importanti riforme come quella del sistema pensionistico e del mercato del lavoro, nonché vendendo le partecipazioni statali.

Al momento, però, per il piccolo Paese al confine italiano (2 milioni di abitanti) l’accesso al mercato dei titoli governativi è di fatto molto difficoltoso. Lo stesso Sustersic, in un’intervista al quotidiano austriaco Die Presse, ha però dovuto ammettere che “entro la fine dell’anno, noi potremmo avere bisogno di mezzo miliardo di euro”, per poi aggiungere rassicurante: “La Slovenia ha più possibilità ma è vero che una emissione di obbligazioni di Stato entro la fine del 2012 possa essere utile”. Proprio come in Spagna, però, il vero problema della Slovenia sono le banche. Il caso più grave, nonchè la maggior banca del Paese, è la Nova Ljubljanska Banka (NLB), che è controllata al 64% dallo Stato, con i suoi 2,1 miliardi di euro di sofferenze (dato di un rapporto segreto stilato dall’esecutivo in collaborazione con la Banca centrale slovena e finito sulla stampa di Lubiana). Sono però in seria difficoltà anche la seconda e la terza banca del Paese, Nova Kreditna banka Maribor (NKBM) e Abanza (600 milioni di euro di sofferenze ciascuna), anch’esse entrambe con lo stato come azionista di maggioranza. Fra i maggiori debito della NLB ci sono la SCT, con 187 milioni di euro di prestiti, in passato la maggiore azienda edilizia del Paese, ma anche il fondo di investimento Zvon, con 115 milioni, fondato dalla Chiesa cattolica slovena e fallito dopo il crollo delle borse alcuni anni fa.

La NKBM sarebbe in una posizione migliore, con 612 milioni di euro ”di cattivi prestiti”, ma nel suo caso ci sarebbero ”almeno sei concessioni di crediti che destano sospetti di corruzione e di contatti impropri o illeciti tra la politica e la direzione delle banche”. La settimana scorsa la polizia slovena ha aperto un‘inchiesta su una serie di operazioni finanziarie della NKBM sul mercato degli immobili in Slovenia e in Croazia. I dati dell’intero settore bancario sloveno mettono paura: il 17% di tutti i crediti in essere è in sofferenza e, limitando l’analisi al solo settore immobiliare, la percentuale sale addirittura al 50%. Banche in una situazione così disastrosa non trovano ovviamente compratori privati, lasciando alle disastrate casse dello stato l’onere del risanamento, operazione che di fatto non è neanche iniziata (nel corso dell’estate l’esecutivo aveva sostenuto finanziariamente gli istituti ma adesso non è più in grado di farlo e i benefici ottenuti nei mesi scorsi sono velocemente spariti).

L’agenzia Moody’s ha calcolato che per risanare il settore bancario, Lubiana dovrebbe investire una cifra pari all’8% del suo prodotto interno lordo. Esistono però altre stime di esperti sloveni che pongono l’asticella al 20% del Pil. Il decennale sloveno ha oggi un rendimento del 7%, il valore oltre il quale si ritiene sia necessario fare ricorso agli aiuti europei perché  i costi di finanziamento diventano insostenibili nel lungo periodo. Nelle scorse settimane Sustersic ha annunciato di voler emettere titoli governativi in valuta statunitensi (per 1,5 miliardi di dollari) ma è assai improbabile che Oltreoceano Lubiana riesca a spuntare tassi più favorevoli che in Europa (senza contare il rischio del cambio). Almeno di questo è convinto Egon Zakrajsek, economista della Federal Reserve e originario della Slovenia. “Le chance che la Slovenia ce la possa fare da sola senza aiuti europei sono praticamente nulle – ha dichiarato pochi giorni fa all’agenzia austriaca Apa Zakrajsek – L’unica cosa che non si può prevedere con certezza è se le casse dello stato saranno vuote nel mese di ottobre o in quello successivo”.