Società

A Napoli l’acqua torna ad essere dell’azienda Bene Comune

Un tramonto e un’alba: potremmo rappresentare con questʼimmagine gli ultimi avvenimenti riguardanti la gestione del servizio idrico integrato. Il tramonto è quello della liberalizzazione/privatizzazione, lʼalba, il concretizzarsi di un modello possibile di gestione pubblica e partecipata. Dopo la sentenza 20 luglio 2012, n. 199 della Corte costituzionale e quella del Consiglio di Stato che ha fermato la cessione ai privati di un ulteriore 21% di Acea, unʼaltra buona notizia arriva dal Comune di Napoli: ieri è stato firmato lʼatto notarile per la trasformazione di Arin s.p.a. in Acqua Bene Comune Napoli.

La giunta De Magistris ne aveva fatto un punto cardine del proprio programma politico e, a pochi giorni dal referendum, aveva votato la delibera n. 32/2011: prendeva forma il primo caso di abbandono della s.p.a. e ritorno allʼazienda speciale come forma di gestione del servizio idrico integrato; per sintetizzare, basti dire che la seconda è un ente di diritto pubblico e non più una società di capitali. Ciò che viene smentito è il concetto, diffusosi dagli anni Novanta in poi, secondo cui il diritto positivo riferito ai beni essenziali alla vita debba essere fondato sul principio della loro rilevanza economica e imprenditoriale.

Al contrario, la delibera fa esplicito riferimento alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 marzo 2006 sul IV Forum mondiale dellʼacqua ove si dichiara che «lʼacqua è un bene comune dellʼumanità» e chiede che «la gestione delle risorse idriche si basi su unʼimpostazione partecipativa e integrata, che coinvolga gli utenti (…) nella definizione delle politiche (…) a livello locale ed in modo democratico». Sulla stessa scia, la risoluzione del Parlamento europeo dellʼ11 marzo 2004 sul mercato interno aveva affermato che le risorse idriche «non dev[ono] essere assoggetta[e] alle norme del mercato interno». Al punto 1 della delibera viene preso lʼimpegno a far propri e approvare i principi della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico e dellʼacqua come bene comune e diritto umano universale non assoggettabile ai meccanismi di mercato. Al punto 2 si dispone affinché si proceda ad instaurare meccanismi di concertazione con il Forum dei movimenti per lʼacqua e con la «cittadinanza attiva» al fine di attuare concretamente il principio della partecipazione.

Con decreto sindacale del 28 dicembre 2011 veniva nominato il nuovo c.d.a.: confermata la presidenza del dott. Maurizio Barracco, in sostituzione degli altri membri, dimissionari, venivano nominati Ugo Mattei, professore di diritto civile allʼuniversità di Torino, e Alberto Pierobon, esperto di diritto amministrativo, di attività aziendale e di diritto tributario.

Al nuovo c.d.a. nominato da De Magistris il compito di gestire la trasformazione dellʼArin S.p.a. in Abc Napoli, azienda speciale di diritto pubblico. Nella riunione del 19 aprile 2012 figuravano allʼordine del giorno lo stato della ricognizione sulle attività di depurazione. È proprio su questo punto che si concentrano i problemi: il Presidente Barracco faceva infatti notare che lʼattività di ricognizione sulle attività di fognatura e depurazione gestite in economia dal Comune di Napoli era ancora in corso e che il Comune non aveva prodotto tutta la documentazione richiesta ai fini della redazione del piano industriale e finanziario richiesto. Si tratta della tesi secondo cui, ai fini della trasformazione, è necessaria la previa acquisizione della gestione degli impianti di depurazione e fognatura e non solo del servizio idrico nonché lʼapprovazione del piano. Cominciano inoltre ad essere tirati in ballo vari ostacoli legali rispetto al passaggio da una s.p.a. ad unʼazienda speciale.

Il prof. Massamormile però, incaricato dal c.d.a. di esprimersi in merito alla trasformazione, ne ribadisce la legittimità: anche in assenza di una specifica previsione normativa al riguardo, essa può avvenire secondo quanto stabilito negli artt. 2498 e ss. del codice civile e, in particolare, sulla base dallʼart. 2500 septies in tema di trasformazione eterogenea da società di capitali. La redazione del piano industriale e finanziario, poi, potrà avvenire anche successivamente allʼoperazione di trasformazione non essendo atto propedeutico espressamente richiesto dalle norme sopra richiamate.

È la tesi vincente: il 17 luglio 2012 arrivano le dimissioni del presidente Maurizio Barracco sostituito dal vicepresidente Ugo Mattei in attesa della nuova nomina da parte del Comune; ieri la firma dellʼatto notarile per la trasformazione dellʼArin in Abc Napoli  redatto dal prof. Giancarlo Laurini, presidente del Consiglio nazionale del Notariato. 

Come clausola sospensiva rispetto alla trasformazione in azienda speciale viene prevista la mera presentazione e non l’approvazione del piano; questo deve prevedere due fasi: una, da presentare entro il 15 novembre, relativa allʼacquisizione degli impianti di depurazione di Coroglio, San Giovanni e Bagnoli, due dei quali già gestiti in appalto da Arin s.p.a., nonché di 20 stazioni di sollevamento acque nere non presidiate da personale; la seconda fase, successiva alla trasformazione, dovrà prevedere il subentro graduale di Abc Napoli nella gestione del resto del servizio idrico integrato.

Napoli si avvia così ad essere il primo Comune italiano sulla strada della effettiva ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, costituendo un monito per amministrazioni di ogni colore politico che continuano invece a cedere ai privati le quote di partecipazione pubblica nelle società di gestione dei servizi pubblici locali. Va infatti ricordato che la sentenza 20 luglio 2012, n. 199 della Corte costituzionale stabilisce espressamente che l’intento abrogativo dei referendum riguarda pressoché tutti i servizi pubblici locali ai quali era rivolto l’art. 23 bis abrogato e, infatti, l’esclusione del solo servizio idrico integrato non è valsa a salvare l’art. 4 del d.l. 13 agosto 2011, n. 138 dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale.