Scienza

Sono i giudici a dover risolvere le controversie scientifiche?

Che una stessa persona possa apparire diversa a seconda di chi la guarda è un fatto che abbiamo dimostrato. Filosofi e scienziati si sono sbizzarriti in questo.

Il nostro Primo Ministro visto sui giornali americani o francesi appare come un uomo che fa miracoli. Visto, invece, su giornali italiani, sia di destra sia di sinistra, appare diversamente sfaccettato, ma in alcuni casi la valutazione è all’esatto opposto rispetto a quella straniera. Uno, nessuno, centomila.

Anche un fatto scientifico può essere visto da punti di vista diametralmente opposti? 
Dal punto di vista teorico dovremmo rispondere di NO. Un fenomeno fisico o chimico o biologico segue inderogabilmente delle leggi molto precise che sono universali, per questo ripetibili a qualsiasi latitudine ed in qualsiasi laboratorio. Purtroppo uno stesso fenomeno è soggetto alla valutazione ed interpretazione di “scienziati”. Questo introduce “errori” che possono esitare in controversie mondiali.

Facciamo 4 esempi che discuteremo in diverse puntate.

L’impatto del fumo sulla salute umana, quello dell’amianto, quello degli inceneritori o degli impianti a biomasse e quello di polveri più o meno particolari.

Se c’è una correlazione fra queste emissioni e la salute umana, devono esserci alla base meccanismi logicamente comprensibili che regolano il fenomeno.

La pratica voluttuaria del fumo di tabacco esiste da centinaia di anni, ma solo negli Anni Trenta alcuni medici hanno cominciato a correlare qualche patologia polmonare e non solo polmonare con la pratica del fumo.

All’uscita dei primi articoli scientifici, le industrie del tabacco si sono attivate per “reclutare” scienziati che smentissero i loro colleghi. Se si fosse stabilita una correlazione, il loro mercato sarebbe diminuito.

Offrendo lauti compensi, anche personali, camuffati da fondi per la ricerca ad alcuni ricercatori veniva richiesto di sconfessare scientificamente le ricerche di colleghi. E’ ovvio che anche lo scienziato più “smaliziato” non può addomesticare risultati scientifici più di tanto, ma si può cercare il”pelo nell’uovo”. Ecco che, allora, per esempio, si contrapponevano ricerche “positive” su effetti minori del fumo come per esempio “l’aumento” transitorio della pressione del sangue dovuto ad una vasocostrizione periferica. E’ vero: questo è un effetto dovuto all’inspirazione di alcune molecole presenti nel fumo, ma non è l’unico. Oppure si contestavano ad arte i lavori scientifici pretestuosamente. Una giusta pubblicità di questi lavori aiutava a creare una controversia scientifica e, in qualche modo, a salvaguardare gli affari dell’industria del tabacco.

Un giusto inquadramento scientifico del fenomeno “fumo” deve considerare e valutare gli effetti sulle persone a lungo termine e in tutti gli organi, non solo il polmone.

La mistificazione messa in atto ovviamente non impediva alle persone che fumavano e a chi stava loro vicino di continuare a morire di cancro ai polmoni o di altre patologie correlate a quella pratica. Tutto è cambiato quando i pazienti o i parenti degli stessi dopo la loro morte si sono riuniti ed hanno promosso una class action da molti milioni di dollari contro le multinazionali del tabacco. Quando i querelanti hanno cominciato a vincere i processi e le industrie a pagare i rimborsi, anche gli scienziati più addomesticati sono scomparsi. Si è arrivati quindi a scrivere sui pacchetti di sigarette che il tabacco “può nuocere alla salute”. Si sono poi promulgate leggi che vietano di fumare in luoghi pubblici. Questo nuovo atteggiamento, però, non è stato condiviso da tutti gli stati e ce ne sono non pochi in cui, per legge, il fumo non fa male e viene permesso anche in luoghi pubblici.

Appare quanto meno strano che un fenomeno fisico-chimico-biologico evidente abbia avuto bisogno di essere “confermato” da un giudice, ma così è. La mistificazione del fenomeno messa in atto da scienziati compiacenti è miseramente crollata ed il loro conflitto di interessi reso pubblico. E’ mia opinione che per alcuni scienziati non si sia trattato solo d’interesse personale, ma di leggerezza o, perfino, di crassa ignoranza del fenomeno. Questi non vedevano un fenomeno che stava davanti agli occhi di tutti. Il reclutamento poi di scienziati molto spesso riguarda proprio quelli più ignoranti, nel senso che ignorano le cose di cui vantano invece competenza, scienziati la cui autorevolezza veniva solo dal nome dell’organizzazione di appartenenza.

Una scusante c’era: il fumo non è tossico che rivela la sua aggressività in tempi brevi. Se fumo una sigaretta,certo non muoio subito come invece può accadere se respiro un gas tossico come, per esempio, l’acido cianidrico, quello della camera a gas americana.

Fumando, però, si immettono nell’organismo delle piccole dosi di sostanze che danno effetti sistemici che si accumulano. Ci possono quindi essere degli effetti a lungo termine, a volte anche letali.

Su questo giocano alcuni scienziati “miopi”: non si può dimostrare la correlazione dopo tanto tempo.

Ora non è più vero. Lo scienziato “onesto”, dovendo dimostrare il teorema “fumo = patologie”, sa che cosa cercare e dove cercare sulla base di ipotetici meccanismi di tossicità. I ritrovamenti di residui del fumo in alcune parti del corpo, anche nei tessuti patologici, prova l’ipotesi formulata, ma occorre cercarli. Purtroppo esistono ricercatori che, consapevolmente o inconsapevolmente, non li cercano o non li vedono o, se li vedono, non capiscono. Questo è sufficiente per dire non c’è nessuna correlazione.

Quindi lo stesso fenomeno dà origine a interpretazioni completamente diverse quando non addirittura opposte.