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Velenotte, gita notturna in bici alla scoperta di Londra

È una notte di fine giugno nell’East End londinese. Sono nel mercato al coperto di Spitalfields. Fuori rimbombano i tuoni, e sul tetto si avverte una pioggia lieve ma incessante. Nella penombra, scorgo altre figure spettrali che, come me, indossano una divisa fosforescente. Mi si avvicinano, formando un gruppo denso e chiassoso. Sono con i partecipanti all’ultimo Velonotte, una gita notturna in bici che fa tappa nelle più affascinanti città europee.

Il progetto nasce dalla mente di Sergey Nikitin, trentaquattro anni, professore di Storia dell’Architettura a Mosca. Nel 1997 Nikitin fonda l’associazione Moskultprog, che organizza passeggiate di “ricerca urbana” a Mosca, Kiev, San Pietroburgo. “Da lì sono state gettate le basi per le Velonotte”, racconta Nikitin. Nel 2007 si svolge il primo giro in bici nella capitale russa. Negli anni successivi Nikitin convince sponsor internazionali, chiama a raccolta architetti e storici di rilievo: Velonotte viene esportate nel resto della Russia, poi a Roma. Questa volta, in combinazione con il London Festival of Architecture, i ciclisti-esploratori hanno scelto di attraversare la zona nord-orientale della capitale inglese. Diversi esperti hanno registrato un contributo audio dedicato a una via, un monumento, un’area della città.

A Spitalfields lo sciame di “velonottisti” è arrivato munito di radioline. Allo scoccare della mezzanotte Nikitin, che guida la spedizione, annuncia a gran voce: “Il gruppo è tutto qui, possiamo iniziare il racconto”. E lo sciame di ciclisti si sintonizza, all’unisono, su Resonance FM, dove il conduttore Jack Thurston inizia a chiacchierare con lo storico John Marriott sul complesso rapporto tra l’East End e la parola “povertà”, mentre l’architetto Richard Rogers ricorda le atmosfere degli anni Cinquanta, i numerosi ristoranti ebraici della zona: “in quei tempi la parola spaghetti era sconosciuta in Inghilterra”.

Si arriva ad Hoxton Square, luogo di gentrification o meglio di drinkification, con lo storico Will Palin che invoca una maggiore salvaguardia dell’area. Il critico d’arte moscovita Valentin Diakonov ci racconta il concept che anima la White Cube Gallery, uno dei punti di riferimento dell’arte contemporanea mondiale.

Non tutto va per il meglio. Il popolo “motorizzato” ci guarda malissimo, lanciando improperi contro noi rallenta-traffico a pedali. M dice Peter Murray, fondatore del LFA: «I lavori intorno al sito olimpico hanno reso molto difficile trovare un itinerario decente attraverso Stratford. Peggio ancora, un paio di giorni prima della corsa abbiamo scoperto che uno dei percorsi per le bici era stato chiuso per ‘ragioni di sicurezza’».

E c’è la pioggia, che a un certo punto diventa quasi insostenibile: molti in coda allo sciame rinunciano e fanno marcia indietro. Di altri semplicemente si perdono le tracce.

Quattro ore dopo la partenza, dopo aver visitato Bethnal Green, Victoria Park, l’area delle Olimpiadi e il Chrisp Street Market, arriviamo alla destinazione finale: Canary Wharf. Ci accoglie per l’occasione la Trinity Laban String Orchestra, che ci dedica un sonetto ispirato all’estate inglese, dal titolo, pensate un po’, Winter.

Alle quattro del mattino la pioggia si è quasi fermata e filtrano le prime luci dell’alba: è giunto il momento di tornare a casa. Xenia Adjoubei, uno degli architetti che ha partecipato all’iniziativa, commenta: “Velonotte ha invitato la gente a vedere la città di tutti i giorni sotto una luce diversa, portando in superficie quelle storie e quei racconti che credevi di sapere, ma che non avresti mai potuto ricordare”.

Per il Primo Ottobre di quest’anno è previsto il Velonight New York, un appuntamento con Peter Eisenman, Rem Koolhas e Jean-Louis Cohen come guide dell’architettura di Manhattan.

*articolo di Paolo Mossetti. Scrittore e reporter, collabora con vari giornali e riviste tra cui DomusRolling StoneLo Straniero. Vive tra Napoli, Londra, New York.