Cronaca

Laboratori di armi e cocaina a Milano Trafficanti infiltrati dentro Mediaset

L'operazione coordinata dal sostituto procuratore Antonio Sangermano ha portato a 22 arresti. Nelle intercettazioni anche nomi (omissati) di vip segnati come clienti. Indagato il capo della security di Linate, assunto dalla Sea. Accertati rapporti con la 'ndrangheta lombarda

Droga: tantissima. Importata e poi venduta. Anche tra i corridoi di Mediaset. A far girare “la barella” tra alcuni dipendenti dell’azienda di Silvio Berlusconi era il milanese Domenico Molle, il quale, annota il pm Antonio Sangermano nella sua richiesta d’arresto, confermata dal gip Fabrizio D’Arcangelo “è un dipendente della stessa azienda”, da qui l’ipotesi che “intendesse destinare la cocaina da acquistare a persone operanti nell’ambito della predetta azienda”. La procura annota anche dell’altro. Riferisce, ad esempio, che dal giro di cocaina negli studi di Cologno Monzese, emerso in parte nella prima tranche dell’indagine nel novembre 2011, è stato stralciato un procedimento a parte dal quale “sono emersi gravi indizi di colpevolezza a carico del Molle stesso, di altri dipendenti della medesima azienda nonché di ulteriori soggetti, in merito a una persistente attività di compravendita di sostanze stupefacenti”. Le intercettazioni, poi, squadernano sul tavolo nomi noti dello spettacolo segnati come clienti abituali. Nomi rigorosamente coperti da omissis.

Particolari, sfaccettature di una maxi-operazione coordinata dal colonnello del nucleo investigativo dei carabinieri di Milano Antonino Bolognani. Ventidue gli arrestati: molti sudamericani, altrettanti italiani che, come capita sempre più spesso, stavano al vertice dell’organizzazione. Regista di tutto: Marco Damiolini, uno capace di trafficare anche 200 chili di cocaina alla volta. Luogotenenti Raffaele Laudano e Carlo Ravagnan, il quale, oltre a fare da custode della droga, negli anni ha messo a disposizione il suo negozio di tatuaggi di Segrate.

Tanta cocaina, dunque. Da far arrivare dal sudamerica, facendo traghettare il tutto attraverso uomini vicini alla criminalità organizzata. Ma non solo. L’organizzazione, infatti, poteva contare anche su appoggi all’interno della società pubblica Sea che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa. Sul registro degli indagati è finito anche Giuseppe Amenta che “strumentalizzando il ruolo di responsabile del Reparto Security presso l’aeroporto di Linate (MI) della Società P.A. Esercizi Aeroportuali S.E.A., agevolava l’introduzione in Italia di imprecisati quantitativi di sostanza stupefacente occultati all’interno di bagagli provenienti dall’estero”. Immediata è arrivata la nota di Sea che in un comunicato fa sapere ” di aver provveduto immediatamente a sospendere a titolo cautelare  il dipendente sollevandolo da qualsiasi incarico aziendal”

L’intera organizzazione inoltre era armata. I capi, infatti, potevano contare su continui rifornimenti di armi anche da guerra. Tutto non era fatto a caso. Tanto che gli investigatori durante le indagini, iniziate nel 2008, hanno trovato addirittura un laboratorio (ricavato in un garage di cassina de Pecchi). “Un laboratorio – annota il gip – adeguatamente attrezzato per la bisogna, compiendo ogni attività propedeutica e necessaria per attuare la commercializzazione delle armi illegalmente prodotte”

Sul fronte dello spaccio all’interno di Mediaset, l’ordinanza del gip riporta stralci di intercettazioni in cui gli arrestati fanno il nome di alcuni personaggi famosi. “L’amico mio – dice Damiolini – si è preso 15 anni perché lavorava con Maurizio Costanzo (…) Lui gli dava la barella (droga, ndr) alla Barale, a Costanzo, a ogni Buona Domenica“. Immediata la replica del giornalista televisivo: “Non so di cosa si stia parlando, le cose non mi riguardano in nessun modo, di tutte le persone citate conosco solo Paola Barale. Ancora una volta devo dire ‘un colpo del sole africano!“’. Inoltre, la procura non ha ritenuto necessario sentire gli interessati. E comunque sia, sottolinea il pm Sangermano “Mediaset è estranea alle indagini”. 

 Riceviamo e pubblichiamo:

La sottoscritta avv. Maddalena Claudia del Re, in qualità di rappresentante e difensore della sig.ra Paola Barale espone quanto segue: in data 28 giugno 2012, sul sito internet denominato ilfattoquotidiano.it precisamente al seguente indirizzo web è pubblicato l’articolo a firma di Davide Milosa intitolato “Laboratori di armi e cocaina a Milano – Trafficanti infiltrati dentro Mediaset”. Nell’ultimo paragrafo è trascritta in parte, con evidenti omissioni, una conversazione telefonica tra tale Marco Damiolini e Raffaele Laudano nella quale, tra l’altro, il Damiolini racconta: “l’amico mio ha preso 15 anni di galera perché lavorava con Maurizio Costanzo. Davide Caffa, lui gli dava la barella… (cocaina) alla Barale, a Costanzo, ad ogni Buona Domenica … “.

La signora Paola Barale con la presente richiesta di rettifica formale precisa di non aver mai conosciuto o incontrato le persone citate nell’articolo a parte, ovviamente, il signor Maurizio Costanzo. I fatti narrati nella intercettazione telefonica riportata dall’articolo messi tra virgolette in cui viene citata la signora Barale, sopra integralmente richiamati, sono falsi e in ogni caso la signora Barale ne è del tutto estranea e non la riguardano assolutamente.

Si precisa inoltre che la pubblicazione della suddetta intercettazione, con la pubblicazione del nominativo della signora Paola Barale, è lesivo della dignità e del decoro della signora Paola Barale poiché, con superficialità e leggerezza dell’articolista, la stessa viene collegata al mondo della droga, all’inchiesta che ha visto diversi arresti anche di dipendenti della società Mediaset, lasciando intendere al lettore un coinvolgimento giudiziario della famosa conduttrice televisiva nella suddetta inchiesta. La pubblicazione è vieppiù lesiva perché del tutto gratuita; essa, si ribadisce, riferisce fatti di un’intercettazione telefonica non corrispondenti al vero; risalenti nel tempo; non attuali e pertanto del tutto privi di interesse pubblico per il lettore. La signora Paola Barale, infatti, ha lavorato nella trasmissione “Buona Domenica” citata fino all’anno 2001. In ultimo il giornalista ha inteso pubblicare, come ha pubblicato, l’articolo in questione senza interpellare la signora Paola Barale sui fatti narrati. Per quanto sovraesposto, la signora Paola Barale ha subito e continua subire dalla pubblicazione del suddetto articolo danni gravi alla immagine e alla reputazione. Si chiede pertanto a codesta spettabile testata così diffusa nella sua versione on-line di voler pubblicare la presente rettifica ai sensi dell’art.8 della legge sulla stampa, e di voler altresì eliminare integralmente il richiamo del tutto gratuito alla signora Paola Barale nel suddetto articolo.

La versione cartacea del Il fatto Quotidiano, in data 29 giugno 2012, alla pagina 18 “Polvere di stelle” nazionale ha pubblicato l’articolo a firma di Chaira Paolin intitolato “Due etti e mezzo ogni Buona Domenica”. Nel sommario al centro dell’articolo in basso, si legge: “Ventidue arresti per droga. Nelle intercettazioni i nomi della Barale e Costanzo. Lui: Colpi di sole”. Nel testo dell’articolo viene associata più volte la signora Barale al consumo della droga e in particolare viene riportata la intercettazione di cui sopra. Si chiede pertanto a codesta spettabile testata di voler pubblicare il testo della rettifica di cui sopra ai sensi dell’art.8 della legge sulla stampa, ovvero.

I fatti narrati nella intercettazione telefonica riportata dall’articolo messi tra virgolette in cui viene citata la signora Barale, sopra integralmente richiamati, sono falsi e in ogni caso la signora Barale ne è del tutto estranea e non la riguardano assolutamente. Si precisa inoltre che la pubblicazione della suddetta intercettazione, con la pubblicazione del nominativo della signora Paola Barale, riportato anche nel sommario dell’articolo, è lesivo della dignità e del decoro della signora Paola Barale poiché, con superficialità e leggerezza dell’articolista, la stessa viene collegata al mondo della droga, all’inchiesta che ha visto diversi arresti anche di dipendenti della società Mediaset, lasciando intendere al lettore un coinvolgimento giudiziario della famosa conduttrice televisiva nella suddetta inchiesta. La pubblicazione è vieppiù lesiva perché del tutto gratuita; essa, si ribadisce, riferisce fatti di un’intercettazione telefonica non corrispondenti al vero; risalenti nel tempo; non attuali e pertanto del tutto privi di interesse pubblico per il lettore. La signora Paola Barale, infatti, ha lavorato nella trasmissione “Buona Domenica” citata fino all’anno 2001. In ultimo il giornalista ha inteso pubblicare, come ha pubblicato, l’articolo in questione senza interpellare la signora Paola Barale sui fatti narrati. Per quanto sovraesposto, la signora Paola Barale ha subito e continua subire dalla pubblicazione del suddetto articolo danni gravi alla immagine e alla reputazione.

Con riserva di tutelare tutti i diritti della mia assistita Paola Barale nelle competenti sedi giudiziarie.

Si insiste per la pubblicazione della presente rettifica ai sensi dell’art. 8 della Legge sulla stampa.

Milano, 29 giugno 2012

avv. Maddalena Claudia del Re