Politica

Euro: i tre giorni del condor

Dopo il venerdì del Quadrangolare di Roma e del ‘derby dello spread’ di Danzica, non crediate che abbiamo esaurito le metafore calcistiche né i richiami cinematografici, verso le battute cruciali (e quasi coincidenti) della ‘crisi dell’euro’ e degli Europei. Fronte football, ci aspettano ancora titoli tipo ‘comunque vada, vince l’euro’, se mai l’Italia dovesse eliminare l’Inghilterra, l’unica intrusa restante – l’altra, negli otto, era la Repubblica Ceca – nel dominio calcistico continentale dell’eurozona. E i ‘derby dello spread’ si possono ripetere in semifinale (Italia-Germania) e in finale, se mai ci arrivassero Spagna e Germania (e pure il Portogallo si presta). Se invece la finale fosse Germania-Francia, rieccoci al direttorio, che qualcuno pensava ‘archiviato’ dopo l’arrivo all’Eliseo di Hollande. Svanita, invece, con la sconfitta della Grecia, l’ipotesi di semifinali tutte Pigs.

E il cinema? Il premier Monti ci ha quasi copiato ‘i dieci giorni che sconvolsero il Mondo’, con quei suoi ‘dieci giorni decisivi per l’euro’. Ma man mano che i giorni passano, e nonostante il Quadrangolare di Roma abbia portato segnali positivi, ci aspettiamo che l’avvicinamento al Vertice della Crescita passi attraverso i ‘tre giorni dell’euro’, invece che del condor, nell’attesa di ritrovarci, dopo il Vertice, con l’ansia del ‘buio oltre la siepe’, perché tra la conclusione dei lavori e il giudizio dei mercati passeranno le 48 ore del primo week-end da bollino rosso di quest’estate. Sperando che quella di lunedì 2 luglio non sia, per l’euro e per l’Ue, un’ ‘alba tragica’ alla Jean Gabin di un catastrofico ‘the day after’.

Calcio e politica non s’intrecciano solo nei titoli dei giornali. Il Quadrangolare fra i Grandi dell’Euro, organizzato dal premier italiano Mario Monti, ha avuto tempi stretti e niente supplementari, e tanto meno ‘rigori’ – almeno questa volta -, perché proprio la cancelliera Merkel deve arrivare a Danzica per la partita. Lì, era previsto un bilaterale in tribuna con Samaras: saltato, perché un distacco della retina costringe ad Atene il neo-premier greco. Meglio così, forse, perché il tifo obnubila e la passione, sia pure sportiva, non rende concilianti. E poi di Samaras la Grecia ne aveva già uno in campo (e ha pure segnato): bastava e avanzava.

A Roma, invece, si è vissuto, per un giorno, in un’atmosfera intensamente europea. Non fosse per il caldo estivo, mentre allora era una primavera piovosa, verrebbe in mente il 25 marzo 1957, il giorno della firma dei Trattati istitutivi delle Comunità europee. C’era il Quadrangolare, ma c’era pure un ‘mega-convegno’ voluto dalla più europea delle italiane, Emma Bonino, in cui federalisti e massimi esponenti delle Confindustrie di Italia, Francia, Germania e persino – udite!, udite! – Gran Bretagna si trovano d’accordo per chiedere, con l’avallo del presidente Napolitano, più integrazione, più Europa e una prospettiva federale.

In scia al G20 di Los Cabos in Messico, ma soprattutto in vista del Consiglio europeo di fine mese a Bruxelles, il Quadrangolare ha rilanciato il tema della crescita nell’Unione e preparato il varo di un pacchetto di 130 miliardi di euro, l’1% del pil europeo, da dedicare allo stimolo dell’economia e dell’occupazione. Il premier Monti, il presidente Hollande, la cancelliera Merkel e il capo del governo spagnolo Mariano Rayoj sono poi stati unanimi nel dichiarare l’euro “irreversibile”.

Certo, le differenze d’accento e di priorità restano, né poteva essere altrimenti. Ma i leader mostrano una volontà d’intesa e di coesione che lascia bene sperare per l’esito del Vertice già definito ‘della crescita’: dopo un G8 e un G20 sostanzialmente inutili e inconcludenti, l’appuntamento europeo è quello atteso con più intensità dalla comunità internazionale. C’è da esserne magari orgogliosi, ma soprattutto consapevoli.

Monti, Hollande e Rayoj insistono per la crescita. Monti chiede all’Ue di confrontarsi con i mercati mondiali e, nel contempo, di completare la liberalizzazione del proprio mercato interno; Hollande vuole che gli eurobond, che la Germania non accetta oggi, restino “una prospettiva”; Rajoy fa “una scommessa sul futuro dell’Europa”. E la Merkel appoggia l’idea di una Tobin Tax, cioè di una tassazione delle transazioni finanziarie che, in certe ipotesi, potrebbe fruttare quasi 60 miliardi di euro l’anno e dotare l’Unione di un volano per la crescita; e ammette che, dopo avere “lottato per l’euro” sul fronte del rigore, è ora di pensare alla crescita e all’occupazione.

Eurobond e forse pure Tobin Tax non sono decisioni da Vertice europeo di fine mese: molto se ne deve ancora discutere. Lo possono essere, invece, il pacchetto per la crescita, i project bond, l’utilizzo dei fondi della Bei, passi avanti verso l’unione bancaria e una migliore governance integrata economico-finanziaria, magari il rilancio dell’Unione politica proposto dalla Germania.

Dichiarandosi “ottimista”, al convegno della Bonino, il vice-presidente della Commissione europea Antonio Tajani esprime la convinzione che il Quadrangolare possa contribuire al successo del Vertice di Bruxelles: “Non credo che i problemi si possano risolvere a quattro, ma meglio a quattro che in due, com’è capitato per troppo tempo”, dice, auspicando che i ‘capitani coraggiosi’ dell’euro sappiano condurre la nave oltre la burrasca in acque sicure. La quiete dopo la tempesta? Qui non siamo più al cinema, ma torniamo sui banchi di scuola, alla nostra letteratura. Giusto in tempo per gli orali dell’esame di maturità. Anche dell’euro.