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Siria, Obama punta all’esilio di Assad. Obiettivo: una “transizione morbida”

Il piano del presidente statunitense, secondo il New York Times, seguirebbe il "modello yemenita" per una soluzione politica negoziata. A giugno potrebbe essere cruciale l'incontro con Vladimir Putin

Risolvere la crisi siriana con una soluzione secondo il “modello yemenita”. Sarebbe questo il piano a cui sta pensando la Casa Bianca, secondo quanto ha anticipato in prima pagina il New York Times. Gli Usa punterebbero a una transizione morbida, che preveda l’esilio del presidente Bashar al Assad, ma lasci parte del suo governo al potere. Intanto cresce in tutto il mondo lo sdegno per la strage di Hula, tanto che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu s’è riunito in grande fretta, subito dopo pranzo, in mezzo al lungo week end del Memorial Day.

Secondo il quotidiano statunitense, la proposta del piano verrà illustrata dallo stesso Barack Obama al presidente russo Vladimir Putin quando si incontreranno a giugno. E’ noto come la Russia si sia opposta sino ad ora a qualsiasi cambiamento di regime ed auspichi una soluzione negoziata tra governo e ribelli. E anche nelle ore precedenti alla riunione odierna al Palazzo di vetro, Mosca ha ribadito la sua netta opposizione a una condanna esplicita del regime di Damasco. Del resto, il piano Obama va proprio in questo senso, prevedendo una soluzione politica negoziata che però possa soddisfare l’opposizione.

L’obiettivo della Casa Bianca è di mettere in piedi una transizione simile a quella in corso nello Yemen. Lì, dopo mesi di violenze, il presidente Ali Abdullah Saleh ha accettato di lasciare il potere cedendo il controllo del Paese al suo vice Agbdu Rabbu Mansour Hadi, attraverso un accordo negoziato con i Paesi arabi vicini. Hadi, pur essendo in seguito stato eletto, viene comunque percepito come un leader di transizione.

Intanto, la Casa Bianca ha definito la strage di Hula “il vile testamento di un regime illegittimo”. Hillary Clinton è tornata a condannare “l’atrocità” del massacro di queste 92 persone, unendosi all’appello mondiale per porre fine al bagno di sangue. “Quelli che hanno perpetrato questa atrocità devono essere identificati e devono renderne conto”, ha aggiunto il segretario di Stato Usa. “Gli Stati Uniti lavoreranno con la comunità internazionale per intensificare la nostra pressione su Assad e i suoi, perchè le uccisioni e la paura devono cessare”.

Ferma condanna anche da parte del capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, che si è detta “costernata” parlando di un “atto odioso commesso dal regime di Damasco”. Determinata a fare la sua parte anche la Lega Araba. Il Kuwait, presidente di turno, ha annunciato l’intenzione di convocare una riunione urgente dell’Organizzazione sulla Siria dopo il massacro di Hula. “Il Kuwait contatterà i membri della Lega Araba per una riunione urgente a livello dei ministri degli Esteri per esaminare la situazione e prendere le misure necessarie per mettere un termine all’oppressione del popolo siriano”, ha indicato il ministero degli esteri kuwaitiano.