Politica

Napolitano, Grillo e la facoltà di esternazione

Il discorso tenuto dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano nella giornata del 25 aprile pone a mio avviso degli spunti di grande interesse per l’approfondimento del “potere” di esternazione del Presidente della Repubblica.

La premessa è che le affermazioni del Capo dello Stato rese in discorsi ufficiali non sono mai mere “opinioni”, ma, per l’autorevolezza della provenienza, costituiscono sempre esternazioni  che, secondo la dottrina che personalmente preferisco, vanno ricondotte ad una facoltà , più che ad un vero e proprio potere, e si inquadrano in ben precisi limiti costituzionali.

Ieri, in particolare, il Capo dello Stato, biasimando alcuni comportamenti della attuale politica, ha manifestato la propria preoccupazione per il presunto rischio che si affermi qualche “demagogo di turno” in questo difficile periodo della politica italiana. È una frase di grande significato, che va valutata con attenzione.

In primo luogo appare connotata – a memoria d’uomo per la prima volta nella storia della presidenza Napolitano – da un certo tenore svalutante, reso tale dalla locuzione “di turno” (per come viene usata ed intesa  nel linguaggio corrente). In secondo luogo, molti vi hanno letto un – tanto implicito quanto specifico – riferimento a Beppe Grillo (ma, personalmente, non lo credo).

 Se fosse così, il Capo dello Stato si sarebbe espresso, per la prima volta, contro una parte politica ben definita, peraltro alla vigilia di un importante tornata elettorale, in cui le liste civiche del Movimento 5 stelle potrebbero divenire, a detta di alcuni, il terzo partito politico del Paese.

Si tratterebbe quindi di un ulteriore ampliamento della facoltà di esternazione, che, nata come strumento formale da indirizzare alle Camere ed al Governo,  quale derivazione della posizione “super partes” del Presidente della Repubblica nell’ordine costituzionale, si è estesa nel tempo sino a ricomprendere esternazioni informali, in genere destinate ai cittadini e di carattere generale. Un’evoluzione che si è basata sulla prassi (e non su regole scritte), che sono entrate a far parte della costituzione materiale e che hanno visto interpretazioni molto diverse dell’istituto da parte dei vari Presidenti che si sono succeduti: innegabile, ade sempio, il diverso stile di Cossiga, rispetto a Ciampi o Scalfaro o Pertini.

Se con il discorso di ieri Napolitano avesse quindi realmente voluto rivolgere un invito a non votare Grillo ed il Movimento 5 Stelle si tratterebbe, dunque, di una ulteriore estensione dei limiti all’esternazione del Capo dello Stato, da valutare e studiare con attenzione, sia per le implicazioni costituzionali che ne deriverebbero che per il diverso ruolo assunto dal Capo dello Stato rispetto alla tradizionale posizione di assoluta terzietà dei Presidenti della Repubblica.

Insomma, il discorso del 25 aprile è ben probabile che rappresenterà, almeno a mio avviso, un ottimo spunto di riflessione per gli studiosi del diritto costituzionale.