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Spagna in crisi, ma il re va a caccia di elefanti Per Juan Carlos abdicare non è più un tabù

Mentre il Paese iberico è in ginocchio, il monarca e presidente onorario del Wwf spara agli elefanti in Botswana. E questa volta ha contro anche i media. D'altronde per Su Majestad la caccia è una vera passione. Lo sanno bene in provincia di Venezia dove spesso il capo della Casa Real è stato segnalato in una riserva privata

Il re di Spagna Juan Carlos I

Mentre la Spagna rischia di annegare in preda alla crisi economica, la disoccupazione sale al 23,6%, la più alta d’Europa, (oltre il 50% quella giovanile) e il governo Rajoy è costretto a tagliare pure la cancelleria dei ministeri, il re Juan Carlos se ne va a caccia di elefanti in Botswana. All’irriverenza del gesto si aggiunge la spavalderia di una foto dove il sovrano si è fatto ritrarre fucile in mano ed elefante morto alle spalle. Questa volta gli spagnoli non hanno davvero gradito, e la parola «abdicazione» non è più un tabù.

A poco sono valse le scuse (15 secondi di video) con cui il re, 74 anni, ha cercato di metterci una pezza dall’ospedale dove è pure stato ricoverato per una ferita riportata ad un’anca durante il safari africano. Anche la stampa spagnola, di solito più che accomodante con i vizietti reali, si è lasciata andare a quale critica. Se non altro perché di questi tempi la Spagna se la sta vedendo davvero male, con tutti gli occhi d’Europa puntati sui conti di Madrid e un giovane spagnolo su due a casa senza lavoro. Si perché a quanto pare ammazzare un elefante in Africa (animale tra l’altro in via d’estinzione, con circa 12mila esemplari abbattuti l’anno scorso) costa dai 25mila ai 30mila euro: più di quanto uno spagnolo medio porta a casa in un anno di lavoro, forse in due.

E meno male che Juan Carlos, sul trono spagnolo da 1975, è pure presidente onorario del WWF, acronimo che per intero si legge World Wildlife Fund (cioè Fondo mondiale per la vita selvatica): tra gli obiettivi principali proprio quello di difendere gli animali in via d’estinzione, come gli elefanti. Gli attivisti di tutto il mondo non potevano che imbestialirsi, è il caso di dire, tant’è che online è subito partita una petizione per invitare a non dare più un soldo al Wwf stesso finché non straccerà la tessera di Juan Carlos.

Ma a quanto pare per Su Majestad la caccia (come le donne, stando ai libri pubblicati in Spagna sulle sue innumerevoli amanti) è una vera passione, e non solo in Africa. Juan Carlos è infatti avvezzo a partecipare a delle battute di caccia anche in Italia, ospite in riserve private dove per incanto si fa un salto indietro di due secoli.

La Lega per l’abolizione della caccia del Veneto ne ha segnalato una capatina nel settembre 2009 nell’Azienda Faunistico Venatoria di Valle Dragojesolo, nel comune di Jesolo in provincia di Venezia, ma a quanto pare non si è trattato di una visita sporadica. In quell’occasione l’associazione ha contestato pure il fatto che Juan Carlos non fosse in possesso del tesserino venatorio regionale di caccia, documento rilasciato solo ai cacciatori residenti in una regione italiana. “Come se non avessimo già abbastanza problemi con i 60mila cacciatori veneti” ha commentato Andrea Zanoni, presidente dell’associazione ed eurodeputato (è indipendente nelle liste dell’Italia dei Valori). Ma si sa, a certi livelli si può chiudere un occhio.

Sta di fatto che questa volta gli spagnoli a chiudere l’occhio faranno davvero tanta fatica, se non fosse altro per la fame. Il governo di centrodestra di Mariano Rajoy annuncia tagli su tagli in un Paese che a Bruxelles è in cima alla lista dei successori alla Grecia. E l’ultima bravata del suo re non va proprio giù. Di colpo tornano a galla i vari scandali in cui lui e famiglia sono stati coinvolti, dalle innumerevoli amanti, ai 15 milioni di tangenti incassate dal genero Iñaki Urdangarín, attualmente sotto processo. “Abbiamo bisogno di rigore, serietà ed esemplarità, io stesso ho il dovere di osservare un comportamento esemplare” aveva detto re Juan Carlos lo scorso Natale. Ipse dixit.