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I cani ucraini e gli Europei di calcio

Andai in Ucraina insieme ad amici due anni fa e mi ci fermai due settimane.

Ne ricavai l’impressione di un popolo con gravi ingiustizie sociali, con pochissimi ricchi e tantissimi poveri. Il posto dove eravamo era una località moderatamente turistica e la gente metteva in mostra per le strade la sua umile roba in vendita oppure mirtilli e funghi. I visi rivelavano un’immensa tristezza.

Anche i cani non erano messi bene. Ricordo che ce n’erano tantissimi, molti incrociati con lupi tedeschi. Erano magrissimi ed era come se tendessero la mano. Ti venivano vicino, ti guardavano supplicanti e ti chiedevano da mangiare.

Ricordo che un giorno uscii dall’albergo e portai degli avanzi di cibo dentro dei tovaglioli di carta. Il cane si mangiò tutto, carta compresa. Ho ancora una foto di lui accanto a me.

Ora leggo della strage di cani in Ucraina. Gli organizzatori degli Europei di Calcio non devono far vedere la povertà, evidentemente, devono coprire con delle pezze tutto il brutto che il capitalismo ha portato con sé. La fame, in primis.

Chi andrà in Ucraina sicuramente non vedrà quelle povere signore ai lati della strada che espongono le loro misere cose, è facile immaginare che metteranno dei divieti visto che non le possono sopprimere, e non vedrà neanche i cani perché quelli invece si possono sopprimere. E li stanno sopprimendo.

Un’ultima considerazione. Uno degli amici che erano con me in Ucraina era una signora che dall’Ucraina era fuggita. Prima dell’avvento del capitalismo aveva un lavoro in una fabbrica e guadagnava discretamente. Poi, con l’avvento del capitalismo la fabbrica è stata letteralmente requisita manu militari ed i dipendenti licenziati in tronco. Sicuramente il comunismo non era un granché, ma il capitalismo per lei è stato peggio. E rimpiange gli anni passati. “E’ il capitalismo, bellezza, il capitalismo, e tu non ci puoi far niente”.