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Shampoo nazista, dove sono i pubblicitari?

Che i neonazisti siano in aumento in Europa, grazie al fallimento di governi di sinistra e alla corruzione di quelli di destra, è un dato di fatto. Ma qui la politica non c’entra niente. C’entra, casomai, l’imperizia di pubblicitari dell’ultima ora. Nella fattispecie, le ultime generazioni di creativi di paesi che, pubblicitariamente parlando, consideravamo “terzo mondo”. E forse lo sono ancora.

C’è uno spot andato in onda nei giorni scorsi sulla tv turca. Il testimonial si agita, urla come un isterico: “Se non indossate vestiti da donna, allora non dovreste usare neanche uno shampoo da donna! Eccolo, un vero shampoo da uomo”, Poi, sul packshot (cioè, in termini tecnici, l’immagine del prodotto) dello shampoo Biomen, conclude: “I veri uomini lo usano”. Fin qui tutto abbastanza banale, se non fosse per il fatto che il testimonial è Adolf Hitler.

Cosa volevano dimostrare i colleghi turchi? Che il loro shampoo è uno shampoo maschile? Forse il maschio medio turco è abituato a usare lo shampoo della moglie? O forse in Turchia, per un maschio, lavarsi i capelli è considerato un sintomo di effeminatezza? Se volevano dire questo, che c’entra Hitler? O forse il modello di virilità che si sta affermando in Turchia, complice la mollezza politica di centrodestra e centrosinistra, è proprio quello neonazista?

Mentre scrivo, lo spot è stato ritirato per le ovvie, immediate, proteste. Il rabbino capo della comunità ebraica turca, Ishak Haleva, ha commentato solo con “È un enorme insulto”. Stessa posizione è stata espressa da Abraham H. Foxman, direttore della Anti-Defamation League (ADL), organizzazione che combatte l’antisemitismo. Ma prima di loro mi sarei aspettato che protestassero indignati i professionisti che ancora fanno questo mestiere con serietà, pochi ma autorevoli in tutto il mondo.

Diciamocelo francamente: se il mestiere del pubblicitario è uno dei più disprezzati, questi episodi non aiutano certo a ridargli una dignità. Sarebbe ora di rimettere mano ad un protocollo d’intesa fra pubblicitari ed editori, che sancisca una volta per tutte che non solo i pubblicitari non devono infrangere un rigido codice deontologico (anche più rigido di quello attuale), ma che nemmeno le concessionarie di spazi e gli editori dovrebbero permettere che vada in onda certa merda.

Una sola apparizione di Hitler fa sicuramente meno danni di quanto non ne stia già facendo tutta la pubblicità stupida a cui ci siamo abituati. E attenzione che quando il livello di istupidimento supera una certa soglia, allora sì che tornano veramente fascismo e nazismo. Molto meglio imparare a boicottare sistematicamente tutti i prodotti che offendono la nostra intelligenza di consumatori. Qualcosa cambierà.