Società

Sogno uno Stato devaticanizzato

Ho un sogno laico, laicissimo, quello di leggere ai confini del nostro Paese un cartello: “Stato devaticanizzato”. Certo, sulla falsariga del “Comune denuclearizzato”.

Un cartello che attesti la liberazione del nostro Paese dall’egemonia del Vaticano. Un Paese libero, autonomo, fondato solo sui valori della Costituzione. La cui Carta pur essendo il risultato di 3 pensieri diversi (cattolico, comunista e liberale) ha saputo coniugarli e raggiungere il giusto equilibrio. Equilibrio che però viene costantemente infranto dalla “Chiesa”.

Il vento bocconiano degli ultimi mesi spira aliti liberalizzanti, veri o falsi che siano poco ci importa in questa occasione. Si vogliono togliere tutti i lacci che ci hanno imbrigliato negli ultimi decenni? Bene uno tra i maggiori e soverchianti è certamente costituito dalla costante, dominante, penetrante, pervicace intromissione del pensiero della Chiesa nella politica, nella cultura, nel dibattito del nostro Paese.

Citiamo solo alcuni esempi: eutanasia, aborto, diritto alla vita, fecondazione assistita, omosessualità, matrimonio. Temi sui quali la Chiesa non si è mai limitata ad esternare il proprio pensiero, così assolvendo alla propria funzione. Si è invece adoperata in ogni modo, con ogni mezzo, per condizionare il pensiero del popolo italiano e della nostra classe politica dirigente.

L’ultima apparizione di Celentano a Sanremo ha di fatto toccato questo tema. La Chiesa non si occupa più di professare una dottrina ma intende egemonizzare politicamente altri Paesi, in particolare verso l’Italia tanto per ragioni storiche quanto per la posizione geografica del Vaticano. Sotto questo profilo non mi pare si distingua molto, se non nel metodo più parco, da altre religioni. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: guerre, genocidi, pace mai durevole. In ogni angolo del Pianeta. Anche se poi, a ben scavare, saltano fuori prevalentemente interessi economici. Dunque vili ed egoistici. Profondamente umani, altro che ultraterreni.

Ancora oggi leggiamo che “Papa Benedetto XVI, ultimamente, ha richiamato sulla necessità di maggior incisività dei cattolici nella politica” e che “Il cattolico che agisce in politica, prima di tutto, deve essere coerente con quello che professa sia nella vita pubblica che privata. (…) ecco dunque che il politico cattolico ha il dovere oltre che della coerenza negli stili di vita, al rispetto rigoroso di quelli che si definiscono valori non negoziabili, ossia sui quali non é possibile transigere, che nell’applicazione della dottrina sociale della chiesa.”

Ora, che certi valori cattolici (vita, pace) siano comunemente sentiti, nessuno lo mette in discussione. Rimane da comprendere se siano valori per i quali il copyright sia della Chiesa ovvero se siano valori fondamentali dell’uomo. Penso che siano valori che trascendano dal pensiero cattolico. La Chiesa si limita ad interpretarli. In modo discutibile. Si pensi al diritto alla vita, portato sino alle estreme conseguenze, con tono parossistico, tale per cui non si possa mai interrompere il flusso della vita sin dal primo affacciarsi spermatozoico.

Non penso che per trattare questi temi si debba essere per forza atei o eretici, oppure cattolici ed esporsi alla “scomunica”. Basta essere liberi e discuterne con un approccio profondamente “laico”, scevro da castrazioni mentali inculcate da un bombardamento comunicazionale (dunque anche emozionale) ininterrottamente prodotto dalla Chiesa e dai suoi ministri politici di “culto”.

Questo Paese ha bisogno per crescere di un vero autentico pensiero fondato sulla libertà, scevro da condizionamenti. Poi ognuno deciderà se e in che modo abbracciare una religione, se e in che modo condividere certi valori, se e in che modo condizionare la propria condotta uniformandosi o meno ad una dottrina.

Sogno un Paese senza: crocifissi nelle aule; dover leggere ogni giorno sui giornali il pensiero di questo o di quel clericale; dovermi sentire dire cosa sia giusto e cosa no; lobby di Comunione e Liberazione che si impadroniscono del potere politico fine a se stesso; sentire fino allo sfinimento ripetute condanne dell’aborto ma forse no in caso di violenza e Hiv; il richiamo a non usare mai il profilattico, così che è cosa e buona e giusta la crescita (infelice) ed illimitata della popolazione, tanto c’è posto per tutti (!); sentirmi dire che non si ha la libertà di morire se si soffre come un cane o non si ha più alcuna libertà nel corpo e nella mente; sentirmi instillare il velenoso pensiero che l’omosessualità sia una devianza; convincermi che il matrimonio non si debba mai sciogliere se non eccezionalmente.

Sogno un Paese senza l’ipocrisia cattolica. Un Paese finalmente libero. Posso dirlo? Ah, l’ho detto.