Società

Uno sciopero della messa

Quanto silenzio dai cattolici! Tanti di noi, come cittadini, si sono ribellati contro il male del berlusconismo. Tanti scendono in piazza per difendere il loro lavoro.

Abbiamo mostrato di avere caro il ruolo di cittadini italiani, di voler far sentire la nostra voce. Ma se interveniamo, giustamente, nelle questioni che riguardano la vita quotidiana, non dovremmo come fedeli avere almeno altrettanto a cuore quell’altra cittadinanza che addirittura chiama in causa l’esistenza eterna?
Invece taciamo di fronte a scandali ormai quotidiani, dalla gestione opaca delle finanze vaticane, alle inaccettabili ingerenze nella vita dello Stato. Passando per gli scandali che il Vaticano non ha mai voluto chiarire: il caso Emanuela Orlandi, i rapporti con la Banda della Magliana, l’omicidio delle Guardie Svizzere e la gestione dello Ior dove continuano a transitare miliardi di incerta provenienza. Taciamo di fronte a una Chiesa sempre più mondana e attenta al potere, sempre più sconvolta dagli scandali sessuali. Taciamo lasciando tra l’altro che una questione tanto delicata e seria sia affrontata in mezzo a canzonette da Festival.

È giunto forse il momento di chiederci se il nostro silenzio, che nasce magari dal rispetto e dall’obbedienza, non sia diventato colpevole. Corriamo il rischio di assistere passivamente a una crisi che minaccia di travolgere definitivamente la Chiesa di cui diciamo di essere parte e di intaccare perfino la nostra Fede.

È vero, è difficile far sentire la propria voce con una gerarchia ecclesiastica che pare sorda al disagio dei fedeli e di tanti sacerdoti. Allora, chiediamoci se, come per difendere i nostri diritti di cittadini, non si possa ricorrere all’estrema arma dello sciopero. Una domenica di “sciopero” della Messa, non contro la Chiesa, anzi. Ma contro chi sembra portarla ogni giorno tanto lontano dal messaggio del Vangelo.

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