Cronaca

Strage senegalesi a Firenze, “altro che simpatizzante, Casseri era di Casapound”

Dai racconti degli esponenti della Rete antifascista emerge un ritratto inedito del killer degli africani. Aveva seguito per quattro mesi le udienze che vedevano imputati i 7 antifascisti, accusati di aver assaltato nell'autunno del 2009 la sede del circolo di Pistoia di estrema destra

Sarà stato anche un semplice simpatizzante che ogni tanto entrava nella sede pistoiese di Casapound restandosene sulle sue e non legando con gli altri frequentatori. Ma Gianluca Casseri, 50 anni, il killer dei due senegalesi uccisi da Firenze, aveva seguito per quattro mesi le udienze che vedevano imputati i 7 antifascisti, accusati di aver assaltato nell’autunno del 2009 la sede del circolo di estrema destra di Pistoia. Era l’unico, tra quelli che frequentavano Casapound, mai altri esponenti con lui o al suo posto.

Anche in aula se ne stava da solo, senza parlare con nessuno. Osservava i giovani accusati prima di devastazione e lesioni personali e poi, dopo la derubricazione, di danneggiamento. E osservava anche i “compagni” che assistevano al dibattimento dal lato del pubblico. Se lo ricordano l’un l’altro i militanti della Rete antifascista che si sono dati appuntamento a Pistoia, in piazza Duomo, il giorno dopo la strage degli immigrati. E lo ripetono anche ai microfoni, negli interventi che tengono su un palchetto improvvisato davanti al palazzo della prefettura.


Video di David Marceddu

“A Pistoia Casseri era conosciuto sia dalle forze dell’ordine che da noi”, dice Antonio Ginetti, uno degli anziani della rete. “Forse era in qualche modo incaricato di riferire a quelli di Casapound cosa stesse accadendo a processo. Di certo però non si immagina mai che qualcuno possa commettere un’azione del genere. Occorre adesso che le istituzioni facciano qualcosa”.

La presenza di Casseri in udienza la conferma anche Marco Tanarelli, un anarchico assolto per l’assalto alla sede neofascista. “L’ho visto anche io e sapevo che frequentava Casapound”, dice. “Quella che mi è costata un processo è una storia che mi aveva già portato a 5 mesi di arresti domiciliari e 20 giorno di obbligo di dimora. Vivo in un piccolo paese del pistoiese e, se si aggiunge la faccia sul giornale, non è difficile immaginare quello che pensavano di me gli altri”.

Tanarelli aggiunge altri particolari nel racconto che fa del mondo neofascista pistoiese. Uno dei fondatori della sezione locale di Casapound, Massimo Dessì, è stato il suo principale accusatore, quello le cui parole hanno più contribuito alla condanna subita in primo grado. Ma nella sentenza d’appello, divenuta definitiva, è stato riconosciuto che Dessì sarebbe stato un “testimone inattendibile”. Dunque chi aveva accusato andava assolto. Intanto il neofascista non era più in Italia, ma era emigrato a Tallin, in Estonia, dove avrebbe aperto un’osteria tipica con un altro camerata.

Inoltre nell’assalto del 2009, dentro Casapound c’era anche un consigliere comunale di Pistoia, Alessandro Tomasi, confluito prima in Alleanza Nazionale e poi nel Pdl. In base alle ricostruzioni di quanto avvenne, Tomasi però non avrebbe visto né sentito nulla di quanto avvenne nell’incursione. Casseri però l’avrebbe conosciuto, incontrato a Casapound, per quanto di sfuggita e scambiando con lui non più di qualche parola. Lo racconta il fratello di Tomasi, che però dice che Alessandro non è rintracciabile fino al mattino dopo. Però che i circoli del Pdl siano stati poi un altro ambiente frequentato anche da Gianluca Casseri lo affermano anche altri pistoiesi, secondo i quali “andava a presentare i suoi libri al circolo della Giovane Italia”, aggiunge Ginetti.

In una Pistoia presa più dello shopping di fine pomeriggio che dalla manifestazione in piazza Duomo per i senegalesi uccisi, e mentre in Comune è in corso una conferenza su “Lampedusa, piccoli migranti crescono”, ci sono anche gli stranieri che si sono radunati. C’è un giovane nigeriano che ripete “non va bene così” e Ibraima, senegalese da 8 anni in città, che aggiunge: “Ho un negozio qui dietro e la gente è tranquillissima. Non ho mai visto sentimenti razzisti qui”.

“Pistoia non è razzista”, ripetono al megafono anche i manifestanti antifascisti. “Qui il fascismo non c’è, ma ci sono dei luoghi fascisti. E poi pensiamo solo a un fatto: Casseri ha fatto quello che a lungo ha detto un partito al governo fino a poche settimane fa. Quante volte la Lega Nord ha spronato alla violenza contro gli stranieri?”

di Antonella Beccaria e David Merceddu