Economia & Lobby

Rispondo a Brusco, non solo sugli aerei da guerra

Rispondo con piacere alle due domande del professor Brusco e cercherò di farlo nel modo più puntuale e circostanziato possibile compatibilmente con il fatto che, essendo un giorno di festa (8 dicembre, ndr), non mi trovo in ufficio e non sono quindi in grado di disporre dei documenti cartacei che mi sono stati richiesti e che comunque farò pervenire già nei prossimi giorni.

Non per questo, tuttavia, la risposta sarà meno precisa sui punti fondamentali.

In primo luogo non ho nessun problema a precisare che la spesa per l’acquisto di questi velivoli, che a noi risulta di complessivi 18 miliardi di euro, non riguarda il solo periodo 2011-2013 ma è effettivamente spalmata in un arco temporale che arriva fino al 2026 e che impegna il bilancio dello Stato per un importo pari a circa 900 milioni di euro l’anno. Detto questo ritengo di poter completamente respingere l’accusa di “prendere in giro elettori e fare trucchi contabili”, forse un po’ troppo frettolosamente ipotizzata dal professor Brusco.

Infatti bisogna tenere conto che l’intera riforma delle pensioni decisa dal governo produrrà, secondo fonti del “Sole 24 ore”, nel biennio 2012-2013 risparmi di spesa per complessivi 8 miliardi di euro dei quali due miliardi e 300 milioni nel 2012 e cinque miliardi e 700 milioni nel 2013. Non solo. Questa riforma è da me largamente condivisa, come ho del resto chiaramente espresso in aula (www.massimodonadi.it). Quello che io propongo pertanto è soltanto una parziale e limitata modifica relativamente ai tempi di piena applicazione della riforma, in sostanza una diluizione dei tempi, e la tutela di alcune categorie di lavoratori. Penso ai lavoratori precoci, ovvero di chi ha iniziato a lavorare a 15-16 anni e di quei lavoratori prossimi alla pensione secondo le vecchie regole che, avendo perso il lavoro a seguito degli ultimi anni di crisi rischiano, in alcuni casi, di restare senza alcun sostentamento economico per 5, 6 anni.

E evidente che le modifiche da me proposte, per quanto significative, incidono sugli 8 miliardi di minor uscite conseguenti alla riforma in misura relativamente modesta e comunque sostanzialmente coperta dai 900 milioni di euro l’anno che l’annullamento dell’acquisto di queste armi comporterebbe.

Mi si potrà forse accusare di aver usato, per un post sul mio blog, un titolo ad effetto per attirare l’attenzione ma i conti e la copertura delle modifiche proposte sono corretti e non ingannano nessuno.

Questi calcoli sono senz’altro approssimativi ma non può essere diversamente visto che il testo del decreto lo abbiamo ricevuto in versione ufficiale solo nel giorno in cui è stato pubblicato il post (6 dicembre ndr). Saremo senz’altro più precisi nei prossimi giorni dopo aver studiato le singole note presenti nel decreto del governo.

Non solo. Nel post in questione specificavo oltretutto che queste erano le prime tre proposte delle molte altre che Idv avrebbe avanzato, non per riscrivere ma per rendere più equa la manovra del governo soprattutto sul fronte dell’evasione e dell’elusione fiscale. Fronte sul quale ci pare, fino a qui, che questo governo non abbia nessuna intenzione di far bene se dobbiamo giudicare anche in base all’articolo 9 sugli affrancamenti che garantiscono enormi manovre di elusione fiscale alle grandi imprese e che questa manovra, invece di restringere, addirittura agevola. Sarà forse un caso che di queste pratiche elusive le prime ad avvantaggiarsi per miliardi di euro sono proprio le grandi banche. Altro tema sarà la smilitarizzazione della Guardia di Finanza e la sua incorporazione nella struttura dell’Agenzia delle entrate.

Credo e spero, con questo, di aver fugato dubbi e sospetti e di aver chiarito che non abbiamo preso in giro nessuno e che vi è adeguatezza con le modifiche da noi proposte. Vorrei chiudere questo intervento, approfittando dell’ospitalità su questo sito, per rivolgere una domanda al professor Brusco. Non le sembra strana tutta questa attenzione alle coperture proposte da un capogruppo sul suo blog, di fronte al silenzio sulle ragioni buone o cattive (a mio modo di vedere molto cattive) che hanno portato l’altro ieri il premier Monti, in risposta a un mio question time specifico su questo punto, a dire che il suo governo non intende raggiungere con la Svizzera un accordo bilaterale analogo a quello già stipulato da Germania e Inghilterra relativamente ai capitali illegalmente esportati e depositati presso istituti di credito svizzeri?

Cosa di non poco conto visto che i capitali italiani non scudati illegalmente depositati nelle banche elvetiche mi risultano stimati dal ministero dell’Economia in circa 100 miliardi euro e, applicando le aliquote imposte dalla Germania alla Svizzera, tra il 18 e il 34% del capitale potrebbero rapidamente portare nelle casse dello Stato almeno 20 miliardi di euro. Mi sembra che un governo che sta spremendo milioni di famiglie di italiani come limoni su questo punto dovrebbe essere stimolato da un’informazione e da un’opinione pubblica libere a fornire motivazioni e giustificazioni ben più solide di quelle, piuttosto burocratiche e fragili date ieri dal governo in aula.

Un cordiale saluto a lei e a tutti i lettori.