Cronaca

Boss latitante scrive al cugino sindaco <br/> E ordina gli appalti da dare agli amici

L'ordinanza che ha portato in carcere il consigliere regionale Pd Enrico Fabozzi offre uno spaccato del livello di penetrazione mafiosa e di relazione tra boss e uomini della politica

Enrico Martinelli, sindaco del Pdl di San Cipriano D'Aversa

Il primo scrive, l’altro legge. Solo che il primo è un boss e killer spietato dei Casalesi, l’altro è un sindaco del Pdl, vicino a Cosentino. Sono cugini e hanno lo stesso nome: Enrico Martinelli. Andiamo con ordine. Il Gip Alberto Capuano per offrire un ulteriore riscontro al concorso esterno nell’associazione camorristica dei fratelli Mastrominico, due imprenditori anche loro arrestati insieme al consigliere regionale del Pd Fabozzi, riportano un estratto dell’informativa dei carabinieri di Caserta.

Tutto inizia dalle indagini che hanno condotto alla cattura di Antonio Iovine, detto “o’ ninno”, capo assoluto del clan, e prima di lui di due suoi fidati galoppini Ernesto De Luca e Enrico Martinelli. Quest’ultimo, omonimo del sindaco, è definito “un boss di antica tradizione criminale, capace di gestire gli affari del clan per conto del capo con autonomia decisionale”. L’informativa riportata nell’ordinanza menziona la perquisizione avvenuta nel maggio 2010, alla ricerca di Iovine, in una abitazione a Casal di Principe nella quale viene ritrovato un bunker e sequestrata una macchina da scrivere elettronica. Dagli esami dattiloscopici e grafici eseguiti dalla scientifica dei carabinieri di Roma emergeva che l’autore del testo estrapolato era il boss Enrico Martinelli. L’informativa evidenzia diversi pizzini scritti dal boss, oggi detenuto in regime di 41 bis e condannato all’ergastolo nella sentenza Spartacus per omicidio e partecipazione all’associazione criminale clan dei Casalesi.

Uno dei pizzini, il numero 7 ha un destinatario che conta. “Indirizzato al sindaco di San Cipriano d’Aversa Martinelli Enrico è iniziato: “ Carissimo sindaco” ed è concluso: “ Non dimenticarti che fai di cognome Martinelli … omissis … ti saluto Enrico”. Non finiscono qui i pizzini che scrive il gip “sono univocamente riconducibili al boss Martinelli perché (…) effettivamente, il sindaco dell’epoca, e tuttora, è il suo omonimo Enrico Martinelli e in pubblico i due sono conosciuti quali cugini”. Enrico Martinelli è sindaco di San Cipriano d’Aversa dal 2010, ma era stato primo cittadino già dal 2004 al 2008 quando il comune viene sciolto per condizionamento mafioso, poi reintegrato dalla giustizia amministrativa. Nel 2010 Martinelli si sposa con Annarita Patriarca, sindaco di Gragnano e figlia dello scomparso Francesco, braccio destro di Gava, senatore democrastiano condannato per rapporti con la camorra. Testimone di nozze: Nicola Cosentino. Torniamo all’ordinanza e ai pizzini.

Quello più interessante è il 33. L’informativa riporta prima il testo poi la traduzione: “ Ora ti elenco tutti i lavori e chi li deve fare. Ora ti elenco tutti i nominativi delle persone che devono fare il…..Ora ti elenco tutti i lavori e chi li deve fare, per non creare malintesi. Cimitero: Mastrominico; omissis”. Mastrominico è l’impresa considerata espressione dei clan, i carabinieri datano il testo “dal 9 maggio 2007 al 29 agosto 2007, data della delibera di giunta numero 38 e arresto del Martinelli Enrico”. L’informativa spiega: “ Il presente “pizzino” è l’ultimo di una fitta corrispondenza epistolare intercorsa tra il latitante Martinelli Enrico e il suo omonimo sindaco, Martinelli Enrico”. Viene indicato “quale ultimo documento cartaceo perché successivamente, si ritiene che i predetti abbiamo comunicato tra loro facendo uso del computer usando la chat. In più occasioni, infatti, compresa la presente, il latitante ha chiesto notizie al sindaco circa il computer: “Computer: Verrone. Ok”. E più avanti i carabinieri scrivono: “ Dal contenuto del “pizzino”, si rileva che il latitante Martinelli Enrico, evidentemente conscio e preoccupato dai comportamenti del suo affiliato, l’omonimo Sindaco, che non sempre è fedele nell’esecuzione dei suoi ordini, per evitare i frequenti malintesi gli ha elencato, in forma scritta, tutti gli appalti e le ditte alle quali devono essere affidati”. Gli accertamenti svolti dagli inquirenti hanno evidenziato che per quanto riguarda il cimitero i lavori sono stati modificati e il comune non ha ancora indetto l’appalto, ma i carabinieri scrivono che il boss fornisce indicazioni al sindaco nel pizzino “che dalla latitanza, insieme a numerosi altri, invia al Sindaco, che egli stesso ha fatto eleggere e che deve sdebitarsi con lui. Gli si rivolge con uno scritto il cui contenuto non lascia dubbio ad interpretazioni”.

L’ultima parte dell’informativa è dedicata a un appalto, da 11 milioni di euro, vinto dalla Mastrominico, nel 2010, e bandito da una partecipata della regione, la Tess, per il restauro di un convento nel comune di Gragnano con la partnership dell’ente locale. Cosa colleghi Gragnano a San Cipriano lo spiegano i carabinieri: “ Il Sindaco di Gragnano, Annarita Patriarca, è sposata proprio con Enrico Martinelli, il Sindaco di San Cipriano d’Aversa che riceveva le indicazioni dal boss di riferimento suo omonimo e affiliato al clan dei casalesi gruppo Iovine”.

L’amministrazione Patriarca, che difende l’operato del comune “ Siamo estranei, con quell’appalto non c’entriamo”, è già finita nella bufera dopo l’insediamento della commissione di accesso presso il comune per verificare eventuali infiltrazioni mafiose dopo l’inchiesta su brogli e sospetti di camorra condotta dalla distrettuale antimafia partenopea. Da Martinelli nessuna reazione, pochi giorni fa le cronache lo descrivevano intento a consegnare le tessere Pdl, più di 400, raccolte nel suo comune al senatore Pasquale Giuliano, già magistrato in cassazione. Il senatore è coordinatore del partito a Caserta. Dopo l’azzeramento per mafia del comune retto da Martinelli, Giuliano difese strenuamente il suo compagno di partito: “I parenti – disse – non si scelgono ma ce li assegna Dio o la natura”.