Politica

Monti liberalizzerà anche Silvio?

Continuo a pensare che di fronte allo sfascio etico,  politico,  sociale, sarebbe stato sarebbe meglio votare subito per dare al paese un governo nuovo,  legittimato dal  voto popolare, anche se, purtroppo, sarebbe comunque  condizionato da una legge elettorale porcata, anzi porcatissima.

Sia come sia,  non farò certo mancare il mio voto alla possibile chiusura del ventennio berlusconiano, convinto come sono che non sia affatto vero che tanto: “Monti o Berlusconi, sempre la stessa cosa è…”

Dal momento che si parla di un possibile governo tecnico, anzi di un governo presieduto dal neo senatore a vita Mario Monti, se e quando si presenterà per chiedere il voto di fiducia  gli chiederò, a nome di Articolo21, di dire finalmente qualcosa di “liberale”.

La necessità di rispondere all’Europa riguarda solo le pensioni  e la flessibilità o riguarderà pure il conflitto di interessi, le normative antitrust, la liberalizzazione dei mercati dei media, la libertà della rete, l’autonomia  delle autorità di garanzia e della Rai, cosi tanto per fare qualche esempio ?

Il governo di emergenza affronterà davvero le urgenze  nazionali o si arresterà, come sempre, sulla  soglia delle impunità, delle immunità, delle garanzie per uno solo a discapito dell’interesse  generale?

Non si tratta di fissazioni tipiche degli  “antiberlusconiani di professione”, ma di questioni che riguardano il futuro democratico di questo paese. La mancata risoluzione del conflitto di interessi maggiore ha legittimato ogni conflitto di interessi, favorendo una ulteriore diffusione della subcultura dei condoni, dell’illecito, del favore che sostituisce  ed annulla il diritto.

In queste stesse ore Berlusconi, consigliato dai figli Marina e Pier Silvio e da Fedele Confalonieri, sta conducendo un’aspra battaglia, sopra e soprattutto sotto il banco, per avere precise garanzie che nulla sarà cambiato nel settore dei media, che i suoi concorrenti non verranno messi in condizioni di parità, che l’asta per le frequenze non si farà comunque, che la Rai proseguirà serenamente sulla strada del fallimento economico ed editoriale, che Sky e la7 resteranno dentro i loro recinti, che tutti gli altri editori siano messi in condizione di allargarsi e di mettere il naso nel settore delle radio, delle tv, del web…

Queste sono le ragioni sostanziali per le quali Berlusconi finge, almeno per ora, di appoggiare Monti, nella convinzione di poterlo condizionare, di imporre il blocco di ogni riforma nei comparti dove continua ad esercitare una posizione dominante.

Lo farà sino a quando non gli tornerà utile prendere le distanze e dalla tolda del polo Raiset iniziare una nuova, lunga, violenta campagna elettorale. Certo la sua parabola si è conclusa, ma per quale ragione gli dovrà essere consentito quello che sarebbe considerato uno scandalo politico ed industriale in qualsiasi altro paese europeo?

Il professor Monti è stato un autorevole componente della commissione europea, ha scritto cose egregie sulla liberalizzazione dei mercati e sulla necessità di rigorose normative anti trust.

Lo abbiamo scritto e lo ripetiamo: nessuno chiede provvedimenti  punitivi contro alcuno, ma se davvero si vuole voltare pagina sarà ora e tempo di smetterla  di punire tutte quelle aziende che non sono di proprietà di Berlusconi e che vorrebbero  poter competere con lui in condizioni di parità e senza essere taglieggiati da norme “ad personam e ad aziendam”.

Riuscirà il professor Monti a liberare l’Italia da questa anomalia?
Non si accettano scommesse.