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Pompei, metafora del crollo di un Paese

Nel leggere questo articolo, provate a fare questo piccolo giochetto mentale. Sostituite alla parola ‘Pompei’ la parola ‘Italia’. All’espressione ‘sito archeologico’ quella di ‘Belpaese’. Allo stesso modo, al posto di ‘lavori di restauro’ immaginate di leggere ‘aiuti economici’.

Ecco come la tragedia del nostro patrimonio artistico-culturale si eleva verso le alte sfere della metafora a significare la condizione contemporanea di un’intera civiltà. Siamo un paese commissariato, dalle rovine diroccate di una città fantasma a quelle di un parlamento altrettanto latitante.

Una conversazione tipo con uno straniero è fatta di due fasi: nella prima, veniamo elogiati per le nostre bellezze enogastronomiche, artistiche e paesaggistiche. Nella seconda, invece, veniamo compatiti per la nostra classe dirigente.
Un’alzata di spalle, un paio di occhi increduli e la domanda: “Ma come è possibile che…” immaginate cosa.

La risposta presuppone una simile alzata di spalle, un altro paio di occhi increduli e una consapevolezza. Che la storia, come diceva Giambattista Vico, è fatta di cicli. E, parimenti – come diceva Br
andon Lee nel Corvo – ‘non può piovere per sempre’.

di
Lillo Montalto Monella

Critica al silenzioso tramonto di Pompei
Titolo originale: Kritik an Pompejis leisem Untergang
Testata: Nzz Online
Autore: Romina Spina
Data: 31 ottobre 2011
Traduzione: Claudia Marruccelli per Italiadallestero.info

L’Ue prevede di assegnare 105 milioni di euro per il restauro del sito-patrimonio dell’umanità

Gli antichi resti della città di Pompei sono minacciati dal collasso. Dopo l’ultimo crollo l’Ue ha annunciato aiuti economici. Ci sono però grossi dubbi se questi aiuti destinati a salvare il sito, patrimonio dell’umanità situato nell’Italia meridionale, saranno sufficienti a salvarlo dallo sfacelo.

Un anno dopo lo spettacolare crollo della “Schola Armaturarum”, dove un tempo si allenavano per la lotta i gladiatori dell’antica Roma, i resti della antica città di Pompei, vicino a Napoli, sembrano condannati a una seconda lenta distruzione, dopo quella del Vesuvio nel 79 d.C. I crolli che si susseguono sempre più spesso nel sito archeologico, che richiama in Campania ogni anno circa 2.5 milioni di turisti da tutto il mondo, stanno causando aspre discussioni sul vergognoso stato di abbandono e l’incombente degrado di questo inestimabile patrimonio italiano.

Il recente cedimento di un antico muro nei pressi della “Porta di Nola”, ridotto in macerie a causa delle forti precipitazioni lo scorso fine settimana, ha scatenato nuove reazioni indignate riguardo la condizione in cui versa l’antica area di Pompei. Ancora una volta, il Ministro dei Beni Culturali del governo Berlusconi si trova sotto il tiro incrociato della critica a causa delle carenti misure per la tutela e il recupero dell’antica città, parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1997. Pompei nell’ultimo anno ha dovuto subire notevoli tagli ai finanziamenti a causa del perdurare della crisi economica.

Dopo le dimissioni del precedente ministro Bondi, avvenute all’inizio dell’anno e a suo dire causate dal mancato appoggio del governo, nei mesi scorsi il suo successore Gianfranco Galan è stato più volte sotto pressione a causa della scarsa manutenzione di Pompei, pur avendo indicato come prioritaria la conservazione del sito archeologico e promesso maggiori risorse finanziarie per i lavori di restauro dell’area di Pompei in rovina. Ancor più accese sono divenute le note di rimprovero nei confronti di Galan, quando nonostante le rassicurazioni si sono verificati i nuovi crolli.

Nel frattempo il Ministro nel mirino delle critiche deve sperare negli aiuti da Bruxelles. La settimana scorsa l’Unione Europea ha annunciato sovvenzioni economiche che ammontano a 105 milioni di euro per le necessarie e urgenti opere di manutenzione a Pompei. Il commissario europeo alla politica regionale Johannes Hahn ha assicurato, in una conferenza stampa a Roma, che i lavori di restauro cominceranno l’anno prossimo. I finanziamenti dell’Unione Europea sono “un primo passo per il risanamento di Pompei, l’Italia riceve importanti risorse per il sito”, ha fatto notare il sottosegretario di stato Letta. In un primo tempo Hahn si sarebbe dovuto recare a Pompei in veste di massimo esponente dell’UE, per rendersi conto di persona della situazione sul luogo. A causa delle possibili avverse condizioni metereologiche dopo la drammatica alluvione nel nord Italia, il sopralluogo è stato spostato al 7 novembre.

Save Pompei”

Intanto ci si chiede se il recente crollo di Pompei sia da imputare soltanto alle scarse risorse finanziarie. Da una parte, i critici giustificano l’attuale politica culturale del governo perché il sito archeologico campano può essenzialmente fare a meno del finanziamento pubblico, poiché in realtà si autofinanzia con i proventi del turismo.

D’altro canto, nelle scorse settimane lo stesso sottosegretario ai Beni Culturali Riccardo Villari ha evidenziato più volte che nel frattempo avrebbe messo a disposizione sufficiente denaro per i primi lavori di risanamento nella antica Pompei. Quindi il sottosegretario, membro del PdL, lascia intendere che la colpa non sarebbe da attribuire ai politici.

Il tremendo ritardo nei lavori di restauro pianificati e nel mantenimento dell’intera zona sarebbe una conseguenza della cattiva amministrazione e dell’estrema inefficienza nella progettazione, come afferma Villari. “Le risorse sono a disposizione. Anche se ne occorrono di più, dovremmo spendere meglio il denaro che abbiamo, tanto per cominciare”, ha dichiarato recentemente il sottosegretario al TG24 di Sky. Pare che nelle casse di Pompei siano disponibili circa 54 milioni di euro provenienti da finanziamenti statali e dal turismo. Villari ha recentemente anche spiegato che i residui passivi ammontano a 500 milioni di euro; occorre quindi mettere la Soprintendenza in condizioni di spendere e utilizzare al meglio questi soldi.

Il sottosegretario ha inviato un appello a tutti quelli che sono interessati alla cultura, tramite la sua iniziativa “Save Pompei”, per adottare concrete misure per il salvataggio delle città in rovina. Accanto alle attese sovvenzioni da parte dell’UE, Villari spera che giungano anche finanziamenti pubblici e privati, oltre a esperti e tecnici di ogni settore disposti a mettere a frutto il loro talento per il recupero di Pompei.

I tentacoli della camorra

Il sito archeologico nel frattempo è esposto a un’altra minaccia. Pompei contribuisce ogni anno con milioni di euro alle finanze regionali non solo grazie agli introiti provenienti dal settore turistico, ma riceve anche sovvenzioni economiche da enti italiani ed internazionali.

È ora evidente che la malavita organizzata sarebbe coinvolta nella gestione degli affari che riguardano Pompei. Nell’amministrazione del sito archeologico di Pompei si teme la presenza della Camorra, che in Campania – regione roccaforte – non perde occasione per arricchirsi.

Anche Villari ha parlato della presenza della camorra nell’ambito dei lavori di restauro. Dopo la concessione dei finanziamenti dell’UE, il Ministero della Cultura insieme alla Procura della Repubblica e le autorità poliziarie hanno voluto rafforzare i controlli intorno all’affare Pompei, secondo quanto ha dichiarato il sottosegretario. Tuttavia resta la triste consapevolezza che la camorra voglia trarre profitto anche dal patrimonio mondiale.