Giustizia & Impunità

La Primavera di Catania

Giovanni Salvi è il nuovo procuratore della Repubblica di Catania. Una notizia che arriva a novembre, ma che ha il profumo della Primavera in una città vilipesa, oltraggiata, ferita. La nomina di un Procuratore esterno alla città da sola rappresenta un evento rivoluzionario, questo al di la dei meriti professionali e dell’indiscussa autorevolezza morale del nuovo procuratore. Il sapore di novità che caratterizza la scelta del Consiglio superiore della magistratura apre una speranza profonda. Una speranza che la società civile catanese, per troppo tempo rimasta sorda e muta di fronte allo scempio, deve imparare rapidamente a cogliere. La nomina di un procuratore esterno impone adesso a tutti delle nuove responsabilità. Ognuno deve fare la sua parte, nessuno ha più scuse.

Una notazione, infine, su come si è arrivati a questa nomina. Sul ruolo che hanno avuto l’informazione, i blog e la Rete. Una volta tanto, i grandi media, i padroni dell’informazione hanno perso. Anche gli articoli che, anche su questo blog, sono stati pubblicati, grazie all’assoluta libertà che ilfattoquotidiano.it lascia ai suoi blogger, hanno impedito che il candidato dei poteri forti, dei padroni della città, che a spada tratta sostenevano la candidatura di Giovanni Tinebra, il magistrato che ha gestito le inchieste poi risultate depistanti su via D’amelio e il cosiddetto pentito Scarantino, avesse gioco facile. La rivelazione dei certificati medici con i quali lo steso Tinebra affermava di non esser nelle condizioni di testimoniare al processo Mori (figuriamoci a gestire un ufficio come la Procura distrettuale antimafia di Catania) ha segnato un punto di non ritorno. Il gioco era duro e per la prima volta i potenti avevano trovato compiacenti sponde anche sul cosiddetto fronte antimafia. Stupidità, rancori personali, poco importa. Tutto questo è stato sconfitto.

La scelta di oggi cambia la storia di una città e forse indica che il vento sta cambiando. Ognuno adesso faccia la sua parte. Bisogna scegliere da che parte stare. Citando Calvino, possiamo dire che  la scelta è tra perpetuare antiche catene o battersi per un futuro migliore.