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“Se Berlusconi non si dimette mi incateno” L’ultimatum dell’emigrante di successo

Carlo Alberto Brusa, avvocato italiano dei calciatori Zidane e Ribery, ha fatto successo in Francia e ora, dopo aver creduto in Forza Italia, vede nel premier la causa di tutti i mali dell'Italia. "Se entro giovedì non fa un passo indietro, mi lego al Consolato italiano di Parigi"

L'avvocato Brusa nel suo studio di Parigi (foto tratta dal sito L'Italiano.it)

“O Berlusconi si dimette o giovedì alle 9 mi incateno davanti al Consolato generale d’Italia a Parigi. E lì inizierò lo sciopero della fame”. Carlo Alberto Brusa, avvocato italiano di successo immigrato in Francia, ha lanciato la provocazione dalle colonne del sito L’Italiano. Ma non si tratta di una boutade perché lo farà davvero, a fronte di un paese che il governo Berlusconi ha ridotto a un “teatrino ridicolo”. Avvocato di Zinedine Zidane, Franck Ribery e di altri personaggi dello spettacolo e spesso ospite di programmi radio e tv francesi, Brusa ha lasciato l’Italia per trasferirsi a Parigi 25 anni fa e lì, dopo avere studiato e insegnato alla Sorbona, ha intrapreso la carriera di avvocato. Simpatizzante del centrodestra, si era candidato per Forza Italia alle politiche 2006 per la Circoscrizione degli Italiani all’estero. Ma le sue speranze nell’attuale maggioranza per il rilancio del paese sono state affossate dalla mancanza di prospettive politiche ed economiche. Quindi ha deciso con un gesto simbolico di manifestare il suo dissenso.

“Quest’estate sono tornato in Italia. Ho incontrato persone che lavorano otto ore al giorno e a cui i soldi non bastano perché il costo della vita non è più sostenibile”, spiega al Fatto quotidiano dal suo studio di Parigi. La responsabilità va alla decadenza della politica italiana, afflitta dall’eterno tira e molla tra Silvio Berlusconi, “un dittatore che non vuole lasciare il trono”, e una sinistra “che non spinge al cambiamento”. Valuta inefficaci le misure economiche per combattere la crisi finora, incluso il condono “che è una forma di giustizia assurda” in un paese “governato da supertassazione ed evasione fiscale”. In tutto questo, secondo Brusa, Palazzo Chigi e il Parlamento “non rappresentano più i bisogni degli italiani, ma sono soltanto l’espressione di un bisogno di potere individuale in una dittatura democratica”.

L’avvocato specifica però che la sua delusione e il gesto del 13 ottobre non sono strumentali a una prossima ricandidatura, visto che intende vivere la politica da semplice cittadino. E ammette di avere creduto nel centrodestra: “Nel 2006 ritenevo fosse davvero proiettato nel futuro, che intendesse premiare il lavoro, la tenacia e la libera iniziativa degli individui”, aggiunge. Una realtà che ha visto funzionare all’estero e che ha determinato la sua storia: “Sono un immigrato che è arrivato in Francia con la valigia di cartone e che si è fatto strada solo con i fatti e senza raccomandazioni. Ma in Italia i centri di potere funzionano sempre più per cooptazione e l’ho constatato anche quando mi sono candidato nel 2006 per Forza Italia“.

Da allora l’immagine del Belpaese non ha fatto che peggiorare: “Ormai siamo la cultura del bunga bunga, Sarkozy si vergogna a stringere la mano a Berlusconi. Non siamo più credibili sul piano internazionale, siamo diventati una barzelletta”. In mancanza di un progetto di futuro per l’Italia e a fronte di un’opposizione immobile, Brusa ha deciso di reagire con un gesto simbolico, ispirato da Mohamed Bouazizi, il contadino immolandosi in Tunisia contro il governo di Ben Ali, ha dato il via alle proteste del Maghreb. Spiega che si incatenerà davanti al Consolato italiano giovedì mattina, poi tornerà nel suo studio legale perché “devo fare lavorare 15 famiglie e non posso permettermi di stare tutto il giorno davanti al Consolato” e inizierà lo sciopero della fame. “C’è bisogno di indignarsi e smettere di parlottare su Facebook per lamentarsi. Bisogna scendere in strada e liberarsi dalle catene”. L’avvocato spera che il suo gesto contribuisca a smuovere una reazione in Italia. Ma una cosa è certa: non intende ricandidarsi.