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Alex e il suo sogno americano <br/> Primo italiano nel super-baseball Usa

Ventitrè anni, nato e cresciuto a Sanremo, Liddi arriva a Seattle a 17 anni. Da qui inizia la sua fulminante carriera che lo ha portato a essere uno dei protagonisti dello sport più amato negli States

Alex Liddi

Otto settembre, ore 4.42 in Italia. Tra i tanti sonnambuli alle prese con la tv in attesa di prendere sonno, ci sono molti appassionati di baseball di casa nostra. Vogliono seguire in diretta uno dei momenti più importanti e significativi della storia in salsa verdebiancorossa di questo sport. Già, perché Alex Liddi, 23enne nato e cresciuto a Sanremo, si dirige verso il box di battuta nella gara che vede la sua squadra, i Seattle Mariners, battersi contro i Los Angeles. E’ la prima volta di un giocatore italiano nella Major League Baseball (Mlb). Mai nessuno, prima di ora, era riuscito ad arrivare a giocarsi il futuro nel torneo più importante al mondo per il batti e corri.

Per chi non conosce le logiche del baseball made in Usa, va detto che da quelle parti vige la regola delle franchigie. Nessuna promozione o retrocessione, le società che disputano il campionato più rappresentativo, gestiscono direttamente le squadre satellite che militano nelle categorie inferiori. E possono prelevare o spedire giocatori durante tutto il corso del torneo. Per intenderci, alla Mlb arrivano solitamente i giocatori del Triplo A, che a sua volta attinge risorse dal Doppio A e via di questo passo fino alla base della piramide, la squadra dei Rookie, giovani ragazzini di talento che sognano di diventare grandi. Liddi è partito proprio da qui. Aveva 17 anni quando ha lasciato l’Italia con in tasca il contratto dei Mariners. Poteva essere uno dei tanti atleti italiani a tentare l’avventura nel baseball che conta, facendo qualche apparizione in Doppio A, categoria nella quale spesso si sono fermati i migliori. Invece, ha fatto il salto decisivo, quello che vale una carriera a cinque stelle. In sei anni ha scalato le gerarchie ed è arrivato a tagliare il traguardo più ambito dai milioni di aspiranti stelle che vivono e giocano in tutto il mondo.

“Perché io? Beh, non posso parlare di quello che hanno fatto gli altri prima di me. Però posso dire che io avevo una determinazione assoluta, volevo arrivarci e ci ho creduto fino in fondo, giorno dopo giorno, anche quando le cose andavano male – dice Alex, che in questi giorni è a Sanremo per tirare il fiato e salutare amici e parenti -. Non sono più forte di altri. Anzi, quando giocavo in Italia ce n’erano di più bravi. Ma ho imparato che, tecnica a parte, è la convinzione che conta per raggiungere certi risultati”. Vero, lui ce l’ha fatta e il percorso non sembra più impossibile. Se è vero che Liddi ha imparato le nozioni fondamentali del gioco nel nostro paese, che sta al baseball della Mlb più o meno come sta il calcio italiano a quello islandese, difficile pensare che non possa capitare ancora.

Il 2011 è stato un anno straordinario per il giovane atleta sanremese. Con la casacca dei Tacoma Rainiers, Triplo A di Seattle, ha collezionato numeri da record. Trenta fuoricampo, 32 doppi e 3 tripli in 559 presenze in battuta, per un totale di 104 punti battuti a casa e una media battuta pari a 259. Il passaggio alla prima squadra dei Mariners era soltanto questione di tempo. La chiamata tanto attesa è arrivata ad inizio settembre, quando la regular season permette di allargare il numero dei giocatori a disposizione della prima squadra. Liddi doveva giocarsi il posto con il terza base titolare, Kyle Seager, anche lui al primo anno di Major. Ha fatto subito bene in difesa, dove ha fatto vedere prodezze degne di campi tanto importanti. Qualche problema in più l’ha avuto in attacco, che i lanciatori della Mlb lanciano palle di un altro pianeta rispetto a quelli che giocano in Triplo A. Ma poi, il talento è venuto fuori. E in meno di un mese è salito a quota 225 in media battuta nelle 15 partite in cui ha giocato, mica male per un esordiente. Tra l’altro, ha battuto tre fuoricampo che hanno fatto saltare sulla sedia i colleghi italiani. Che classe, che potenza, Liddi è il campione che l’Italia del baseball ha sempre voluto avere.

Ma Seattle non è Sanremo. “Purtroppo, il clima da queste parti non è dei migliori. Piove spesso, ricorda Londra, ma va bene lo stesso, ci mancherebbe”.  Alex vive in un appartamento in affitto. Che potrebbe cambiare presto se le cose dovessero volgere al meglio. Perché il salario per chi gioca in Major League va dai 40 mila dollari di minimo sindacale ai milioni di dollari che vengono riconosciuti ai fuoriclasse. Più del doppio di quanto si guadagna in Triplo A. “Il manager mi ha detto che mi aspetta per il training di preparazione al prossimo campionato. Poi, si vedrà”. Liddi potrebbe rimanere in Mlb a disposizione della prima squadra, ma è ancora presto per dirlo. Certo è che nel campionato pro Usa non c’è tempo per riposare. Perché tale è la competizione che basta sbagliare un paio di partite per tornare a sedere in panchina. Ora davanti a lui c’è Seager, ma non è detto che da qui ai prossimi mesi, con il mercato di fine stagione in mezzo, qualcosa non possa muoversi anche per il 23enne che ha fatto più di qualsiasi altro (Nazionale compresa) per il baseball italiano.