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Eppela, il primo crowdfunding d’Italia <br/>si mette a disposizione di Santoro

Un sito nato per sostenere nuovi progetti e trovare finanziatori tra gli utenti si mette a disposizione di "Comizi d'amore". Ma il portale riesce a finanziare iniziative innovative e creative anche a basso costo

Vogliono diventare il primo sito di crowdfunding al mondo per finanziare progetti culturali e di informazione libera. Di certo per ora sono i primi in Italia e dopo l’appello di Michele Santoro, che chiede agli spettatori il finanziamento dal basso per i suoi “Comizi d’amore”, gli hanno offerto la loro piattaforma web. “Perché l’innovazione si fa unendo le forze”.

Nicola Lencioni, proprietario di un’agenzia di comunicazione a Lucca e la copywriter Chiara Spinelli hanno lanciato a maggio Eppela, il sito nato per sostenere idee e creatività. Come? Col diretto contributo degli utenti. L’iter è semplice e trasparente. Basta registrarsi e inviare una sintesi del progetto. La proposta deve includere il periodo in cui si vuole rimanere online e l’ammontare del finanziamento, oltre a una serie di premi per chi ha deciso di sostenere economicamente il progetto. I contributi verranno prelevati dal conto Paypal, l’unico con cui è possibile donare, solo se il budget sarà raggiunto entro la scadenza e, in questo caso, il sito tratterrà per sé il 5%. Se invece la soglia fissata viene raggiunta prima, la raccolta prosegue regolarmente fino alla scadenza.

“Le prime cavie di questo sistema siamo stati noi”, racconta Spinelli. “Abbiamo chiesto online agli utenti di finanziare il nostro sito di crowdfunding. Ci servivano 12mila euro per fare partire la start up e ci siamo dati un mese di tempo. Ce l’abbiamo fatta”. Raggiunta la quota necessaria, in quattro mesi hanno messo online 25 progetti di cui al momento solo due hanno raggiunto l’obiettivo. Si tratta di un cortometraggio girato da due studentesse del Centro sperimentale di Milano e di una linea di abbigliamento di una ragazza vegana. “Appena vedono il progetto online in molti credono di avere tagliato il traguardo. Allora si siedono e aspettano che la manna cada dal cielo, ma così non funziona”, osserva Chiara. “Il gioco infatti è quello di spargere la voce ai propri contatti su facebook, twitter, i social e la Rete in generale”. Solo così si può creare “una community che si affeziona al progetto e che è disposta a finanziarlo”.

Chi si propone, inoltre, deve inviare link sulla propria attività oltre a idee originali e sostenibili. “Ci informiamo sulle attività social prima che i progetti arrivino sul sito perché tutto si regge su credibilità e comunicazione”. Per i premi la scelta è libera: c’è chi per una piccola donazione telefona per ringraziare, ma è possibile trovare l’artista che per 100 euro ricevuti invia canzoni personalizzate, o altri che offrono corsi di cucina. Il creativo è libero e i premi devono essere appetibili, anche se il finanziatore può specificare di volere solo offrire il sostegno economico.

E il sito è anche aperto a idee di qualità che riguardino il mondo del giornalismo. “Si potrebbe usare Eppela per fondare una rivista indipendente – specifica Chiara – e sarebbe una grande innovazione visto che in Italia non è ancora stato fatto. Con la nostra piattaforma vorremmo supportare l’informazione libera. Per questo quando abbiamo sentito che Santoro si affidava al crowdfunding per la nuova trasmissione, ci si è accesa la lampadina”. Chiara infatti spiega che le due iniziative, quella di Eppela e Comizi d’amore, condividono la stessa filosofia di sostegno volontario e dal basso e “possono rivoluzionare i meccanismi produttivi e lanciare una nuova sperimentazione”.

Vorremmo offrire a Santoro il nostro portale in maniera totalmente gratuita. Certamente raggiungerebbe l’obiettivo e segnerebbe una svolta importante nel mondo della creatività e della comunicazione. Non vogliamo predicare nel deserto, unire le forze ci aiuta ad accelerare il cambiamento culturale”. Non a caso hanno chiamato il progetto “eppela” che “in Toscana – conclude Chiara – è come dire ‘oplà’, quando inviti un bambino a fare un salto”. Per loro, però, “fare il salto” è cogliere l’opportunità del finanziamento dal basso.