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Belgio, primo passo per avere <br/> il governo che manca da 459 giorni

Nella notte scorsa gli otto partiti che da mesi cercano una soluzione alla crisi politica hanno firmato un’intesa, dopo i negoziati guidati dal leader socialista Elio Di Rupo. Al centro della contesa le divisioni tra fiamminghi e francofoni

Ci sono volute dieci ore di colloqui, e l’ostinazione del leader socialista belga Elio Di Rupo che guida i negoziati, per mettere a segno la “prima tappa decisiva” che potrebbe trascinare fuori dall’impasse politica il Belgio, da 459 giorni senza governo. Nella notte scorsa, infatti, gli otto partiti che da mesi cercano una soluzione alla crisi politica tra fiamminghi e francofoni hanno firmato un’intesa sul delicatissimo dossier dello status della circoscrizione bilingue a maggioranza francofona di Bruxelles-Hal-Vilvorde.

La circoscrizione, nata nel 1963 all’interno della regione delle Fiandre, era finita sulle pagine dei quotidiani di mezzo mondo nei mesi scorsi come pomo della discordia che ha trascinato il Paese sull’orlo della secessione nonché come simbolo molto concreto di una frattura profonda tra fiamminghi e francofoni in tema di diritti delle minoranze.

Da anni i fiamminghi invocano la scissione del distretto e l’annullamento di una serie di diritti linguistici ed elettorali speciali di cui beneficiano i circa 130mila francofoni che vivono nella periferia fiamminga di Bruxelles.

Ore però le “otto parti sono riuscite a superare insieme gli ostacoli che hanno creato le difficoltà di questi ultimi giorni. Hanno potuto trovare un consenso sui diversi aspetti relativi a Bruxelles-Hal-Vilvorde”, ha commentato soddisfatto Di Rupo senza fornire alcun dettaglio dell’accordo. Dettagli che però arrivano come indiscrezioni dai media belgi, secondo i quali l’accordo concederebbe ai fiamminghi la scissione del distretto in cambio di fondi supplementari per la francofona Bruxelles, sempre più alle prese con la crisi di bilancio.

In tal caso solo i francofoni che vivono nei sei comuni che fanno riferimento a Bruxelles potrebbero ancora votare candidati francofoni della capitale alle elezioni legislative. Allo stesso tempo, dovrebbe essere costituita una “comunità urbana” comprendente Bruxelles e i suoi sobborghi, per garantire i diritti dei francofoni residenti nella regione delle Fiandre.

“Anche se i lavori per dare vita a un nuovo governo sono ancora lontani dall’essere conclusi – si legge in una nota congiunta dei negoziatori degli otto partiti – e numerose questioni devono ancora essere risolte, i passi in avanti fatti questa notte sono importanti”. La notizia dell’accordo, seppure ancora rudimentale, ha fatto tirare un sospiro di sollievo dopo le tensioni degli ultimi giorni che da una parte avevano visto Di Rupo parlare, solo ieri mattina, di un “blocco totale” delle trattative e il re Albert II rientrare d’urgenza dalle vacanze estive dopo le dimissioni (le prime nella storia del Belgio) del premier a interim Yves Leterme per il timore di un possibile degenerare del quadro istituzionale.

Sono bastate però poche ore per far emergere nuove crepe: mentre molti media francofoni come Le Soir definivano “storico” l’accordo su una circoscrizione elettorale “che più di una volta ha fatto cadere un governo o un primo ministro”, il Fronte democratico dei francofoni ha già fatto sapere di essere contrario all’intesa. Elemento che potrebbe aprire una frattura con il Movimento riformatore di cui fa parte, ottimista sull’accordo.

In ogni caso, la strada per uscire dall’impasse è ancora lunga: se anche l’accordo venisse confermato, sul tavolo restano molte altre questioni spinose da affrontare, come il trasferimento di funzioni supplementari alle regioni richieste dalle Fiandre e un riordino del sistema di finanziamento delle regioni e dello Stato federale. Senza considerare l’urgenza di trovare un accordo su un nuovo governo, capace di affrontare gli altri problemi del Paese, primo fra tutti la crisi dell’euro.

di Tiziana Guerrisi