Politica

La casta copre i privilegi vaticani. In silenzio.

Sabato pomeriggio la Commissione Bilancio del Senato ha votato l’emendamento Radicale per far pagare l’Ici a tutte le attività commerciali, anche quelle gestite da enti religiosi. Il Governo Berlusconi ha espresso parere contrario, Lega, Pdl, Fli e Udc hanno votato contro, l’Idv si è astenuta (nel regolamento del Senato l’astensione equivale a voto contrario), la maggioranza dei membri del Pd non ha partecipato al voto ad eccezione di tre membri che hanno votato a favore. Risultato: emendamento bocciato, l’esenzione resta.

Poco dopo, altro emendamento Radicale per abolire del tutto il finanziamento pubblico dei partiti in qualsivoglia elezione (Parlamento italiano, europeo e consigli regionali). Stessa scena, la maggioranza non lo accoglie, l’opposizione non lo difende, neanche l’Idv. Morale: privilegiati che proteggono altri privilegiati. Segni particolari: il silenzio di tutti. Come fanno i ladri. Nessuno ha avuto il coraggio di spiegare perché hanno votato contro, perché vogliono mantenere i privilegi del Vaticano. Non una parola da Di Pietro, da Bossi, da Fini, né prima – quando i potenti mezzi della Cei mi descrivevano come un massone che voleva togliere il cibo ai poveri – né dopo che i loro parlamentari hanno espresso il voto. Eppure avevano anche ricevuto una richiesta scritta dai 140 mila del gruppo facebook “Vaticano paga tu”.

Bersani era stato incastrato in conferenza stampa da una domanda di Daniela Preziosi de Il Manifesto, e se l’era cavata alla Veltroni: le attività commerciali devono pagare, ma anche no; e cioè la legge deve rimanere così com’è, consentendo evasioni ed elusioni a chi fa profitti. Perché si è rinunciato ad una richiesta di equità e giustizia che ha trovato tanto consenso nel Paesee tra gli stessi economisti? Con quei due emendamenti si sarebbe ricavato, peraltro, quasi 1 miliardo di euro l’anno: 200milioni di euro dall’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, tra i 400 e i 700 milioni eliminando l’esenzione Ici. Ma soprattutto si sarebbe riformata la politica, rispettata la concorrenza e aiutata la stessa Chiesa a non rimanere strozzata dall’oro e dal potere. Se una fabbrica paga le tasse e la Chiesa no, vuol dire che un giorno la Chiesa prenderà possesso della fabbrica. Se un partito è finanziato dallo Stato, non avrà bisogno di cercare il consenso degli iscritti, perché la mancata iscrizione non inciderà sulla sopravvivenza del partito.

Insomma, è stata persa un’occasione, ma era “solo” un voto in Commissione. C’è ancora la seduta plenaria del Senato, dove – se davvero il Governo non metterà la fiducia – i senatori potranno dimostrare di non essere dei nominati pagati per spingere il bottone che il loro mentore gli ordina. Chi legge, e vuole e può, si faccia sentire, sulla Rete, scrivendo ai giornali, ai parlamentari. Non è più tempo di mugugni, ce la si può iniziare a fare. È un momento storico in cui può accadere di tutto, nel bene e nel male. E quindi è anche possibile rompere il tabù “Vaticano” e quello partitocratico. Così come si coprono le spalle a vicenda (leggasi anche le dichiarazioni di Bertone sulle cooperative), così a braccetto possono affondare senza neanche rendersene conto. Non era mai accaduto, ad esempio, che la questione degli insopportabili privilegi vaticani uscisse dal “ghetto” dei Radicali per divenire una campagna che per venti giorni si impone su televisioni e giornali, nazionali ed esteri, con l’appoggio dell’opinione pubblica. Una richiesta esplicita con un editoriale in prima pagina di Perrotti su il Sole 24 ore, di Cazzullo sul Corriere della Sera, e gli interventi di Filippo Facci su Libero e Il Giornale. Un po’ stitica Repubblica, nonostante la bella inchiesta di Livadiotti su l’Espresso. Il più coerente (e martellante) è stato Il Fatto quotidiano, capace di informare e non farsi intimidire.

E dall’Unione europea non mollano, se è vero che ieri a Cernobbio l’eurocommissario alla Concorrenza Joaquin Almunia parla dell’indagine europea sul regime fiscale privilegiato della Santa Sede su Ici e Ires-avviata su denuncia di Maurizio Turco e Carlo Pontesilli – dicendo che “Il lavoro va avanti, non è ancora finito”.

Poi se ci fate caso, a parte Buttiglione, Formigoni, Alfano, Casini e qualche teocons del Pd, nessun cattolico ha gridato allo scandalo, nessuna associazione, neanche la Caritas, ha partecipatoall’alzata di scudi. Anzi, chi ha utilizzato le parrocchie e la Caritas per nascondere la verità, cioè che l’esenzione Ici per quelle che sono attività commerciali è una evasione legalizzata, si dovrà presto vergognare davanti all’evidenza dei fatti. Aspettiamoci sorprese.