Media & Regime

Internet, in Francia la legge anti pirateria <br/> manda a processo dieci persone

A nove mesi dalla sua entrata in vigore la norma ha già fatto le prime vittime, giunte al terzo richiamo per violazione del copyright. Ora dovranno presentarsi in tribunale: rischiano una sanzione di 1500 euro o la disconnessione per un mese. Può accadere anche in Italia con la delibera Agcom? Gli esperti dicono di no

Tre avvertimenti e poi scatta la sanzione: disconnessione da Internet. La Haute Autorité pour la Diffusion des Ouvres et la protection des droits sur Internet (Hadopi), la legge francese contro la pirateria online voluta dal governo Sarkozy, a nove mesi dalla sua entrata in vigore ha già mietuto le prime vittime. Sono infatti dieci i cittadini d’oltralpe giunti al terzo richiamo per violazione del copyright che ora dovranno presentarsi in tribunale. Infatti il primo e il secondo richiamo (“strike”) avvertono l’utente di essere stato intercettato a violare le norme del copyright. Con il terzo, il giudice può decidere una sanzione di 1500 euro o la disconnessione per un mese.

I dati ufficiali sono impressionanti: 18 milioni di violazioni contestate e 900mila indirizzi IP identificati dagli Isp, oltre a 470mila i cittadini che hanno ricevuto la prima notifica, 20mila la seconda e 10 al terzo “strike”. Tra le prime vittime però c’è anche Robert Thollot, un insegnante di 54 anni che ha dichiarato di non avere mai scaricato materiale illegalmente. Tutta colpa del suo Wifi aperta che qualcuno, a sua insaputa, avrebbe utilizzato per scaricare illegalmente.

Un caso emblematico che pone l’interrogativo anche sulla delibera Agcom, che vedrà la luce a novembre, e che l’autorità per le comunicazioni ha promosso per lo stesso motivo: la tutela della proprietà intellettuale. Nel testo originario, contro il quale si è mobilitato anche il web che ha organizzato l’evento “La notte della rete, l’Agcom si arrogava il diritto di bypassare l’autorità giudiziaria per rimuovere contenuti da siti italiani o inibire l’accesso ai siti stranieri in caso di violazione del diritto d’autore. Dunque, c’è da chiedersi se anche in Italia, come per la Francia, c’è il rischio di condanna di eventuali utenti ignari.

“No, Hadopi e la delibera Agcom sono diversi”, spiega Juan Carlos de Martin responsabile italiano del progetto Creative Commons e coordinatore dell’Internet Media Research Group presso il Politecnico di Torino . Infatti, prosegue, “la legge francese si concentra sull’utilizzatore finale mentre la bozza italiana rende il sito non raggiungibile”.

Anche Guido Scorza, avvocato e docente di diritto delle nuove tecnologie, conferma il diverso impianto giuridico. E non solo: “Secondo la delibera Agcom l’utente è a conoscenza di avere pubblicato un contenuto online, dato l’obbligo di custodia delle risorse di connettività”, spiega. “Nel caso italiano l’autorità chiederà la rimozione del contenuto ai cittadini o perchè sono titolari di un blog o perché hanno pubblicato materiale che viola il copyright su una piattaforma terza, come YouTube”.

In Italia, quindi, niente terzo strike alla francese. Ma il rischio è quello di “impugnare il provvedimento per difendere la legittimità della pubblicazione di un contenuto”. Questo significa, ad esempio, che se un brano musicale è utilizzato come sottofondo in un video di una manifestazione di piazza che un cittadino ha caricato online, il proprietario del contenuto può scrivere ad Agcom per chiederne la rimozione. E l’autorità, allora, si rivolgerà a YouTube. Il nodo sarà quello di contestare la legittimità della decisione dell’autorità per le Comunicazioni.

Secondo Scorza, però, a fronte delle prime dieci vittime dell’Hadopi, in Francia non tarderanno le reazioni da parte dell’opinione pubblica. “Basta fare due conti per capire che portare alla sbarra dieci cittadini francesi e presunti pirati, di cui uno innocente, ha un costo di gestione troppo elevato”, prosegue Scorza. L’ente Hadopi infatti impiega 60 dipendenti e fino a oggi è costata ai contribuenti francesi 12 milioni di euro. Senza nessuna sanzione incassata.

Nonostante si scaldi il dibattito sul danno economico, l’autorità francese sostiene l’efficacia dissuasiva degli avvertimenti. “Dividerei i pirati in due categorie”, conclude Scorza. “Nella prima troviamo quello determinato che continuerà a scaricare illegalmente anche al decimo ammonimento. Nella seconda, invece, c’è il trasgressore disposto a pagare il giusto prezzo per un contenuto che non trova in vendita online e pertanto si rifugia nel p2p. E’ sensibile alla Hadopi solo chi percepisce il disvalore sociale del download gratuito”. La Francia quindi dovrebbe domandarsi se vuole scoraggiare gli utenti pirati con un investimento così consistente da parte dello Stato o se, dall’altra parte, sarebbe più semplice proporre un’offerta legale. In Italia, certi di non correre il rischio del terzo strike, attendiamo a novembre il testo definitivo della delibera Agcom.