Cronaca

Milano, l’ex dc e il prestanome del boss <br/> Mafia e politica fanno cin cin alla movida

Il 3 maggio scorso, in piena campagna elettorale per le comunali di Milano, Antonio Magistro, già viceepreidente nazionale della Dc di Angelo Sandri telefona al referente del padrino di Cosa nostra. Obiettivo: organizzare una festa elettorale per la MOratti

E’ un politico milanese, Antonino Magistro, la persona che si è data da fare per organizzare una festa elettorale per Letizia Moratti alla discoteca Luminal di Milano, contattando al telefono Michele Cilla, pregiudicato accusato dalla Guardia di finanza di essere un prestanome del trafficante di droga Guglielmo Fidanzati, nell’inchiesta che ieri ha portato al sequestro di diversi locali in della movida milanese, Luminal compreso.

Il fatto risale al 3 maggio scorso, nel pieno della campagna elettorale che avrebbe visto la sconfitta della Moratti nella corsa per la poltrona di sindaco di Milano, con il cambio della guardia a beneficio del candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia. Magistro, già vicepresidente nazionale della Dc di Angelo Sandri e all’epoca esponente dell’Alleanza di centro, che sosteneva il sindaco uscente, chiama Cilla sul cellulare e dice che “gli serve il Luminal dalle 23 in poi, andranno circa cento persone con i candidati e ci sarà anche Letizia Moratti”, riassumono i finanzieri nel decreto che ha portato al sequestro di beni per 15 milioni di euro. “Tony dice dice che vuole vedere Cilla perché gli serve un assegno per darlo a quello che ha stampato i volantini”. Poi il politico chiede al presunto prestanome del boss notizie sulla vendita del ristorante Moscati, un altro locale finito sotto sequestro.

Magistro non è indagato nell’inchiesta e, racconta a Ilfattoquotidiano.it, “alla fine la Moratti non si è neppure presentata all’iniziativa”. La vicenda, però, è l’ennesima conferma di quanto siano assottigliati a Milano i “gradi di separazione” tra politica e criminalità. Soprattutto nel giro dei locali notturni più alla moda, terreno di coltura per tante amicizie pericolose.

Nel marzo scorso, per esempio, un’inchiesta sullo stesso filone aveva colpito il clan di ‘ndrangheta dei Flachi. E nelle carte era rimasta impigliata la conversazione tra Marco Clemente, candidato del Pdl al consiglio comunale (non eletto) e Pino Amato, presunto estorsore del clan, avvenuta alla discoteca Babylon. “Speriamo che muoia come un cane”, aveva detto Clemente del titolare di un locale notturno che non voleva pagare la “protezione”.

Nel 2006 è Giulio Giuseppe Lampada, accusato dal Ros di Reggio Calabria di essere il braccio finanziario del clan Condello, ad approfittare di una festa elettorale di Letizia Moratti alla discoteca La Banque per “immergersi” nella crema della politica cittadina, grazie all’invito del consigliere comunale di Forza Italia Armando Vagliati.

“Conoscevo Cilla perché si era rivolto allo studio legale in cui lavoro per una consulenza sulle vicende societarie del ristorante Moscati”, afferma Magistro. “Non avevo idea che potesse avere legami con la criminalità e per la verità non ci ha mai pagato una lira, stiamo ancora cercando di recuperare il dovuto. Sapevo che gestiva diversi locali, dallo Shocking Club al Luminal, quindi mi sono rivolto a lui per organizzare l’iniziativa. E’ stata una festicciola con i rappresentanti dell’Adc, abbiamo bevuto un po’ di spumante, niente di più”.

In un’altra telefonata all’uomo di Guglielmo Fidanzati, il politico milanese chiede “se Lele Mora gli ha dato i soldi”. L’agente dei vip attualmente in carcere per bancarotta fraudolenta è indicato da una testimone chiave dell’inchiesta come un altro “socio occulto” di Fidanzati nella megadiscoteca Karma del quartiere Corvetto, e interessato ad altri locali di grido finiti sotto sequestro, il Cafè Solaire e loShocking Club (per quest’ultimo, vero tempio del diverimento milanese, il provvedimento riguarda la passata gestione, fino al 2009). “Mora non l’ho mai conosciuto”, precisa ancora Antonino Magistro, “speravo solo che avesse pagato un credito che Cilli diceva di vantare verso di lui. Il mio obiettivo era sempre quello, essere pagato per le consulenze svolte”.