Ambiente & Veleni

Olimpiadi, le promesse mancate di Londra 2012

A sessantaquattro anni di distanza da London 1948, Londra tornerà ad accogliere i Giochi Olimpici diventando la prima città ad aver ospitato le Olimpiadi per tre edizioni.

I primi test sugli impianti – che si sono svolti dal 4 al 7 Luglio nella splendida cornice di Greenwich Park – hanno segnato l’inizio del count down verso la cerimonia d’apertura, che si svolgerà all’Olympic Stadium il 27 Luglio 2012.

Al motto di One Planet Olympics, nel 2005 Londra vinse la concorrenza di città come New York e Parigi, convincendo il Comitato Olimpico Internazionale con un progetto centrato su uno sviluppo ecosostenibile e sul rispetto dell’ambiente.

A dodici mesi dall’inizio della massima manifestazione sportiva a livello mondiale i lavori per la costruzione degli impianti stanno rispettando tempi e budget stanziato, ma hanno subito un ridimensionamento proprio nell’utilizzo di energie rinnovabili e nel riciclaggio dei materiali.

Come riportato da il Guardian il Villaggio Olimpico è stato reso energeticamente autosufficiente come promesso ma ridotto da 8.000 a 4.700 posti, e l’energia proveniente da fonti rinnovabili coprirà il 9% del fabbisogno energetico dell’impianto, contro il 20% annunciato inizialmente.
Deludenti anche i risultati ottenuti nel riutilizzo dei materiali demoliti per la costruzione delle nuove infrastrutture, che hanno inciso solo per l’1% restando distanti dal 90% preannunciato.

Se è vero che come annunciato nel primo resoconto d’ecosostenibilità pubblicato ad aprile, Londra è riuscita nella difficile sfida di tagliare di 100 mila tonnellate l’emissione di carbonio nella costruzione del Villaggio Olimpico, il problema dell’inquinamento dell’aria è tutt’altro che risolto.

Londra rimane una delle città con il tasso d’inquinamento più alto d’Europa, come riportato da uno studio dell’Economist dello scorso febbraio. La percentuale di carbonio nell’aria è del 30% superiore al livello massimo e, se la qualità dell’aria non dovesse migliorare l’accordo siglato con il Comitato Olimpico Internazionale prevede che il Cio possa trattenere il 25% dei 700 milioni di sterline provenienti dalla cessione dei diritti televisivi. Il che si tradurrebbe in una multa da 175 milioni di sterline.

Altra questione scottante è il tema dei trasporti pubblici. Si teme che il milione di pendolari, che tra atleti, e personale impiegato ai Giochi, si sommeranno ai viaggiatori abituali potrebbe mandare in tilt l’underground londinese causando “pesanti ritardi di oltre un’ora sulla Central e la Jubilee line”, avverte un portavoce dell’Olympic Delivery Autority.

La riuscita della manifestazione si giocherà quindi sui temi dell’inquinamento dell’aria, dell’ecosostenibilità, e dei trasporti, ma non c’è dubbio che i Giochi abbiano permesso a Londra una notevole rigenerazione urbanistica. Oltre alla rivalutazione di Stratford, zona tra le più degradate d’Europa, i progetti di rinnovamento stanno attraversando tutta la capitale britannica. Da Battersea alle Royal Docks, da King’s Cross a St. John’s Wood, da Mayfair ad Earls Court, la Londra che si presenterà al mondo per la cerimonia d’apertura sarà una città con il look completamente rifatto.

Intanto la notizia che la koreana PyeongChang ospiterà le Olimpiadi invernali del 2018 rafforza la corsa ai Giochi di Roma 2020, ed indebolisce la candidatura di Tokyo. Il Cio per una questione di alternanza geografica tende difficilmente a premiare due città dello stesso continente, e a questo punto Roma diventa la grande favorita per l’edizione del 2020.

Di Andrea Tancredi, giornalista freelance a Londra
http://andreatancredi.co.uk