Politica

Berlusconi parla alla Camera <br> Bossi: “Belle parole, aspettiamo i fatti”

Il leader della Lega dopo aver sbadigliato almeno una dozzina di volte durante l'intervento del premier, lo ha commentato gelidamente con i cronisti

”Bello a parole, aspettiamo i fatti”. Il leader della Lega, Umberto Bossi, dopo aver sbadigliato almeno una dozzina di volte durante l’intervento di Silvio Berlusconi alla Camera, lo ha così commentato con i cronisti. E il discorso di Berlusconi è stato molto piatto senza i soliti eccessi e gli usuali proclami. Prima il riferimento al voto di fiducia di ieri ottenuto dal governo sul decreto sviluppo con 317 sì. Subito dopo la ripetizione del passaggio già enunciato in Senato: “E’ nostra intenzione completare il programma di governo arrivando alla scadenza naturale della legislatura e i cittadini potranno giudicare il nostro operato con le elezioni politiche generali”. Il Cavaliere tenta i toni da statista con due richiami alla “collaborazione per il bene dell’Italia”, come richiesto più volte dal Capo dello Stato. Una collaborazione respinta in blocco dall’opposizione che ha reagito alle parole del premier con grida di disapprovazione e fischi.

Ben diversa la reazione dei deputati della maggioranza che hanno accompagnato i 40 minuti di intervento del presidente del Consiglio con 24 applausi. Il tributo finale, con la tradizionale standing ovation, è stata particolarmente lunga, accolta dal premier con evidente soddisfazione. Governo al completo, o quasi, nell’emiciclo di Montecitorio. Assente solo il titolare del Viminale Roberto Maroni, fuori Roma per impegni personali. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha scelto i banchi della maggioranza, anziché prendere posto insieme ai colleghi dell’esecutivo. Ed è restata a braccia conserte ad ascoltare le parole del premier senza mai applaudire, fino al battimani numero 14 quando, dopo aver letto le agenzie, si è accorta della ‘gaffe’ e dall’applauso successivo in poi non si è più sottratta al rito del battimani, alzandosi in piedi anche lei per l’ovazione finale.

Lo stop di Napolitano era arrivato il 6 maggio con la richiesta di una verifica parlamentare della “nuova maggioranza” che sostiene l’esecutivo. Il Quirinale fermava di fatto il rimpasto andato in scena con la nomina da parte del premier di nove nuovi sottosegretari, tutti scelti tra i rappresentanti delle nuove componenti della maggioranza (Responsabili in testa) che avevano contribuito a salvare l’esecutivo dal 14 dicembre scorso a oggi. E la verifica è arrivata oggi con il discorso di Berlusconi. Un discorso in cui il premier ha ribadito di “non voler rimanere per sempre a Palazzo Chigi” ma di “voler consegnare all’Italia un partito il più possibile simile al partito popolare europeo”.

Pur dichiarando di non voler “polemizzare con le forme e i contenuti delle altre forze politiche” perché “la democrazia richiede il rispetto altrui”, Berlusconi non si è lasciato sfuggire l’occasione per attaccare l’opposizione: “La sinistra può affinare la sua propaganda, raccogliere i voti di protesta, continuare a organizzare il sabotaggio con i fischi durante i nostri interventi pubblici”, ma “le tre o quattro opposizioni sono divise fra loro e non in grado di esprimere né un programma né un leader”. Per questo, ha ripetuto Berlusconi, “l’unico assetto che può garantire stabilità e governabilità è l’alleanza tra Pdl e Lega”. “A Berlusconi dico: le cose vanno bene o male? – è la risposta arrivata dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani -. Ci dica, perché da quel che ha detto oggi ci sono solo successi. E se è tutto a posto che problema c’è?, si dialoga”. Un discorso “da primo giorno di scuola”, prosegue Bersani, pieno di “favole”. “Ma per fortuna non siamo così ingenui”, ha concluso. Non ha incontrato favore nemmeno l’appello ai moderati, la cui partecipazione è stata definita dal Cavaliere “utilissima”. “Se c’è una persona che ha zero credibilità per farlo quella è proprio il premier – ha commentato il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa -. Sia lui che il suo partito, che spesso estremizza il confronto politico, non hanno nulla a che vedere con lo stile e con il programma del Ppe”.

Intanto, dalle colonne de L’Unità il capogruppo Pd alla Camera, Dario Franceschini è tornato a chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi: “Si deve dimettere. Questa maggioranza non è più forte dopo il voto di fiducia. E’ sempre più sgangherata”, ha detto nell’intervista il capogruppo respingendo al mittente l’invito al dialogo del premier per fare le riforme e del leader della Lega Bossi sulla legge elettorale, poichè sono degli “inaffidabili”. Secondo Franceschini, la maggioranza di cui parla Berlusconi è “solo quella raffazzonata che ha messo insieme in aula perchè nel Paese c’è un’altra realtà come ha dimostrato il voto delle amministrative e dei referendum”. Riguardo agli impegni presi ieri dal premier in Senato e ripetuti alla Camera su fisco, piano Sud e riforme, l’esponente del Pd commenta: “Non voglio neanche sentirlo quell’elenco, sono tutte parole scritte sulla sabbia. Sono quindici anni che dice delle cose che poi svaniscono al vento, proprio come Bossi”. “Ogni offerta di dialogo – chiarisce quindi Franceschini – da parte di chi in 15 anni ha dimostrato di essere culturalmente e psicologicamente impedito a ogni normalità democratica, è assolutamente inaccettabile.  Prima se ne vada e dopo tutto diventa possibile, nel Paese e in Parlamento”. Berlusconi, ribadisce, “è una montagna insormontabile per ogni intesa tra maggioranza e opposizione”, mentre, aggiunge nemmeno il ministro dell’Interno Roberto Maroni è un “interlocutore” dopo essere salito “su un palco a inneggiare alla Padania libera e alla secessione”