Cronaca

L’autostrada fantasma fra Torino e Savona

A gestirla è l'Agc, costituita nel 1967. Da allora non un centimetro di asfalto è stato messo. La società continua, però, a guadagnare con un capitale di quasi 4 milioni liquidi, con dividendi annuali di 3/400 mila euro

Il dottor Luigi Sappa, presidente dell’Autostrada Albenga-Garessio-Ceva è un esperto di ponti e arcate. Dentali, perché fa il dentista.  La storia della Albenga-Garessio-Ceva (Agc) è tutta da raccontare. Ultimo capitolo: la Provincia di Cuneo vorrebbe dismettere le sue quote, non più strategiche. Difficile darle torto: costituita nel 1967, dopo 44 anni Agc non ha messo giù un centimetro di asfalto. Pensare che il progetto era ambizioso (e discusso): un’autostrada che portasse rapidamente milioni di piemontesi nel Ponente ligure. Senza badare troppo all’impatto nel delicatissimo (e integro) entroterra ligure.

Oggi sembra che la società sopravviva al progetto cui deve la vita. È lo stesso Sappa che racconta con cortesia: “Il bello è che all’inizio la società aveva comprato azioni Autofiori. Per questo oggi, senza stipendi né gettoni a presidenti e consiglieri, abbiamo bilanci in attivo grazie ai dividendi reinvestiti. Abbiamo comprato altre azioni di autostrade come Torino-Milano, Atap, Sias. In fondo siamo una società di promozione. Organizziamo convegni e studi. Mica tanti, uno ogni 4 o 5 anni. Così abbiamo un capitale di quasi 4 milioni liquidi, con dividendi annuali di 3/400 mila euro”.

Niente gettoni, assicurano all’Agc, anche se qualcosa sarà stato speso per progetti, consulenze e studi finiti nel nulla. La storia in fondo esprime il mito italico della “poltrona” che prescinde addirittura dal guadagno. Agc è in corsa per il record di poltrone in rapporto al numero di dipendenti: ha un solo impiegato, condiviso con altre partecipate della Provincia di Cuneo. In compenso nel cda tra consiglieri e sindaci sono in 14. Senza contare i 6 rappresentanti nel Comitato Territoriale. Fanno 20. E che dire degli oltre 50 consiglieri succedutisi negli anni?

Dall’11 maggio del 1967, la Albenga-Garessio-Ceva ha visto entrare, uscire, in qualche caso morire (nella visura camerale appaiono sei decessi con altrettante sostituzioni), decine di consiglieri e presidenti, senza che nessuno di loro abbia avuto la soddisfazione di vedere un metro di asfalto. Gli azionisti non sembrano averne sofferto. Le quote oggi sono divise tra le province di Savona, Imperia, Cuneo; ci sono i comuni di Torino, Savona, Cuneo, Albenga, Imperia, le Camere di Commercio e la sfilza di cittadine sul percorso dalle Alpi Marittime alla riviera. In più, soci privati come Gavio, onnipresente in ambito autostradale.

L’importante è tirare avanti senza dare nell’occhio. Mario Molinari sul sito Savonanews ha riportato un passaggio rivelatore del verbale di Assemblea 11 maggio 2009: il presidente Sappa “ritiene che la Società debba veramente muoversi in qualche direzione operativa e strategica per consentire ai Soci Pubblici di giustificare la partecipazione in una società non operativa”. Insomma, bisogna trovare qualcosa da fare. Magari investire in borsa: alla voce Fattori di rischio ed incertezze si legge: “La società risulta esposta alle incertezze derivanti dal portafoglio partecipazioni, titoli e fondi in considerazione dell’andamento dei mercati borsistici”.

Così l’Agc continuerà a vivere, società autostradale senza autostrada. La nuova arteria tra Nord Ovest e Liguria forse si farà lì vicino: la Albenga-Predosa. È voluta da Claudio Scajola. La Regione Liguria ha dato il via al progetto. Sarà la fine per il manipolo di intrepidi consiglieri che da 44 anni si battono per la Albenga-Garessio-Ceva? No, si è pensato anche a loro. Dal nuovo percorso potrebbe partire una bretella per Garessio. Con buona pace dell’ambiente.