Società

Eppure, qualcosa è successo alle donne…

Avevo chiesto, a proposito dell’inquietante declino di un certo mondo femminile, …”Parliamone”. E, come un sasso buttato nello stagno, il dibattito si è aperto, ampio, appassionato, aggressivo, anche. Com’è bene che sia. Segno che è materia viva, che scotta, forse.  Sintetizzando i commenti, alcuni uomini, con qualche sbandata di maschilismo, hanno detto che non c’è niente di nuovo sotto il sole, che la prostituzione è routine antica, e che insomma è un po’ da grulli scandalizzarsi per qualcosa che non avrà mai fine. Alcune donne, punte nel vivo, hanno tenuto a prendere le distanze dalle “femmine perdute” (non siamo mica tutte così…), altre, risentite, hanno replicato che ci sono anche i gigolò, di cui nessuno parla, altre ancora, con tenero e inutile senso di colpa, hanno parlato di emancipazione fallita, di rassegnazione passiva al velinismo imperante. Qualcuna se l’è presa con i troppi  genitori disattenti o addirittura complici nell’investire e  lucrare sul fisico da top model delle proprie figlie.

Molti hanno poi interpretato il mio j’accuse come un bigottismo insensato per i nostri tempi o come un risibile tentativo di dividere il femminile in sante e puttane. Per parecchi è la Tv la madre di tutte le corruzioni, mentre altri (direi molti), con disarmante sincerità, hanno confessato che i famosi “soldi maledetti e subito” sono comunque una tentazione irresistibile e che, al di là di moralismi sempliciotti, con la crisi che c’è, si può anche essere un po’ indulgenti verso certe forme di guadagno facile. Poi, altri commenti, articolati, affettuosi, riflessivi. Insomma, tanta carne al fuoco. Ed è un bene, anche se qualche precisazione è d’obbligo.

Il tema, in realtà, era: dato per scontato il millenario fenomeno prostituzione, c’è o non c’è qualcosa di inedito sul fronte del mercato del sesso, dal punto di vista femminile? C’è stato o non c’è stato un “salto di qualità” nella trasformazione di donne, libere (ma in molti casi, anche costrette), di decidere del proprio corpo con un’autonoma e spesso sofferta disinvoltura, in donne spavalde e narcisisticamente fiere dello scambio proficuo soldi/sesso? Dello scambio sesso/potere? Dello scambio sesso/privilegi? Perché qui non si tratta più, mi sembra, di vendere semplicemente il corpo/merce, ma di vere operazioni seriali di mega-autopropaganda. Come per una merce globalizzata, tanto per capirci.  E’ un po’ diverso, no?  Riparlarne…?