Cronaca

Scontri a Roma, la Digos denuncia 60 ragazzi Intanto aumenta la febbre della protesta

Il Senato potrebbe approvare il ddl Gelmini entro la serata di oggi, ma solo mettendo la fiducia. Nel frattempo proseguono i tavoli istituzionali tra questura e studenti per pianificare i cortei previsti per domani

Anticipare le proteste degli studenti chiudendo oggi l’approvazione del ddl sulla riforma dell’Università. Nel giorno in cui 60 studenti vengono denunciati per gli scontri di martedì a Roma, il governo corre ai ripari. Secondo il quotidiano La Repubblica la maggioranza avrebbe elaborato un piano per evitare di arrivare al voto domani, giorno nel quale sono già in programma cortei di protesta da parte di studenti davanti a Palazzo Madama. A bloccare questo tentativo di ‘blitz’, il Partito democratico e l’Italia dei valori che presenteranno 850 emendamenti e 18 ordini del giorno. Libertà di scelta fra i partiti che compongono il Terzo polo con Fli che dovrebbe votare a favore, l’Udc opporsi e l’Api astenersi. Il rush finale della riforma Gelmini è iniziato ieri. In mattinata fra i deputati della maggioranza circolava anche l’ipotesi di richiesta di fiducia sul ddl da parte del governo. Il ministro Gelmini smentisce, ma non esclude nulla: “La fiducia non è stata presa in considerazione – ha detto – non dovrebbe essere necessario ricorrervi”. Al di là dei tempi la maggioranza ha tutti i numeri al Senato per approvare il testo senza modifiche, evitando un ulteriore e delicato passaggio alla Camera.

Il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, intervistata da La Stampa, difende strenuamente la riforma che porta il suo nome. Alla domanda se ne valesse la pena “a conti fatti, dopo due anni di lavoro, le proteste, gli incendi e quello che potrebbe accadere domani” di portare avanti l’iter della riforma, il ministro è tranchant: “Sono convinta di sì, ne valeva la pena e faccio un appello agli studenti perché le loro contestazioni siano pacifiche. Il tempo sarà galantuomo e saprà far apprezzare questa riforma”.

I cortei – “Non ci troverete dove ci cercate”
E mentre dentro i palazzi si pensa a come far passare la riforma il più velocemente possibile, gli studenti preparano i cortei per domani. Le assemblee dei collettivi della Sapienza di Roma ieri pomeriggio confermavano questo piano: due cortei nella Capitale, l’uno in partenza da Piramide (gli studenti medi), l’altro da piazzale Aldo Moro (gli universitari), attraverseranno la città evitando il centro storico blindato e punteranno sul ministero dell’Istruzione, oltre il Tevere. Il percorso non è svelato del tutto perché gli studenti si concentreranno soprattutto sull’effetto “sorpresa”, con rapide incursioni nei luoghi simbolo della Capitale. L’intento dichiarato è quello di “tenersi lontani dagli scontri”: “Il capo della polizia sostiene che il conflitto sociale non si può ridurre a ordine pubblico – ha spiegato a Repubblica Luca Cafagna, lo studente della Sapienza che giovedì scorso ha battibeccato con il ministro La Russa ad Annozero (Leggi l’articolo) – E noi non vogliamo farci inscatolare dal governo”. Dalla Sapienza non è partita ancora alcuna richiesta di autorizzazione del percorso di domani: probabile che nel corso del corteo ci siano improvvisazioni e blocchi del traffico in nome di quello che dovrebbe essere lo slogan scelto dagli studenti: “Non ci troverete dove ci cercate“.

A spiegare nel dettaglio la strategia degli studenti, grazie a un audio raccolto all’interno dell’aula I della facoltà di Lettere della Sapienza, il quotidiano romano Il Tempo: a parlare è Luciano, del colletivo «Ateneinrivolta». È lui a gestire l’assemblea di Ateneo e a illustrare le modalità delle manifestazioni. Parola d’ordine “spiazzare”, ignorando la “zona rossa”. Perché l’importante è “creare diversivi e confondere le forze dell’ordine” attraverso il “blocco delle strade, l’assedio ai Palazzi del potere”. Non solo Montecitorio e Palazzo Madama “ma anche i ministeri, soprattutto quello dell’Istruzione, da cui è nata la riforma”. Gli studenti vorrebbero “coinvolgere i sindacati” e arrivare a gennaio allo “sciopero generale”. Appuntamento, “domani alle ore 9.30 in piazzale Aldo Moro”.

La polizia – L’ordine di Maroni: “Questa volta anticiperemo i violenti”
In una vigilia volutamente confusa per accentuare l’effetto sorpresa dei cortei di domani, il Dipartimento di pubblica sicurezza cambia strategia rispetto alle decisioni che hanno portato alle violenze del 14 dicembre. Se il concetto della zona rossa viene ripreso e allargato perché “non negoziabile”, con “gradi di rispetto” decrescenti man mano che ci si allontana dal centro storico, fino quasi al confine esterno della fascia di traffico protetta (la Ztl), è vero – come racconta La Repubblica che il lavoro dei reparti di polizia, carabinieri e guardia di Finanza risponderà a un criterio “dinamico”. Rispetto a martedì scorso infatti, quando un buon 80 per cento dei 1800 uomini era schierato a protezione statica del quadrilatero dei palazzi del Potere, questa volta, come ribadito ieri dal ministro dell’Interno Maroni a colloquio con il capo della polizia Manganelli, gli interventi dei reparti in piazza “dovranno “spegnere ogni violenza” prima che si consumino eventuali “devastazioni”. Nella pianificazione del Viminale e della Questura di Roma, i cortei verranno fiancheggiati e accompagnati fuori dalla “zona rossa” da reparti numericamente consistenti, non per forza visibili, ma in grado di spostarsi velocemente per inseguire eventuali “distacchi”. Insomma, questa volta l’ordine non sarà aspettare, ma “seguire i ragazzi”: le caratteristiche del Movimento, l’assenza di leadership, la sua composizione carsica rendono obsoleti gli strumenti polizieschi classici della prevenzione. C’è da dire che, nonostante i toni incendiari di alcuni settori del centro-destra, dal Movimento arrivano segnali di sdrammatizzazione, con l’ipotesi verosimile di evitare la zona rossa abbandonandola al silenzio irreale di quello che sarà il suo presidio.

Di diverso avviso il quotidiano torinese La Stampa secondo cui, nonostante l’ottimismo ostentato dalla Questura di Roma, la preoccupazione sarebbe molto forte. All’appello del questore Francesco Tagliente di concordare forme e modi di protesta, l’unica risposta che arriva è “un silenzio assordante”. Oggi forse si saprà qualcosa sulle modalità che gli studenti hanno scelto per manifestare, ma su una possibile trattativa con la questura non risultano notizie. “Molti dei ragazzi che erano in piazza martedì scorso – dice a La Stampa il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro – hanno tentato di opporsi ai comportamenti violenti e alle aggressioni contro le forze dell’ordine di pochi. Sono la maggioranza. Mi auguro che questa maggioranza, che intende continuare a manifestare civilmente, rispettando le regole, isoli i violenti”.  Più del corpo-a-corpo per contrastare le violenze di piazza saranno usate le barriere. Per esempio un furgone blindato che si può tenere parcheggiato in una piccola via laterale e si posiziona al momento giusto per aprire o chiudere una strada. In altri punti, là dove i blindati sono più difficili da piazzare, ci saranno invece di rinforzo i classici celerini. Dagli ambienti della Questura si batte solo su un punto: non si potrà mai tollerare l’esplosione di violenze contro esercizi commerciali e contro le persone, ma nemmeno è possibile accettare l’assalto alle sedi del Parlamento o del governo.