Politica

Sul 5×1000 Tremonti non faccia il marinaio

Sostiene che lui l’ha ideato e lui lo difenderà fino alla fine. Il ministro Tremonti promette che con il prossimo decreto milleproroghe i fondi del 5×1000 saranno ristabiliti, dopo il tetto di 100milioni di euro introdotto nella manovra Finanziaria. Più che un tetto, un cappio al collo del mondo no profit, il quale ha giustamente aperto un fronte di protesta contro il governo perché privato di ben 300milioni di euro, circa il 75% in meno di denaro raccolto in occasione della dichiarazione del 2008 sui redditi percepiti nel 2007 dai contribuenti.

Si potrebbe tirare un sospiro di sollievo, le associazioni di volontariato potrebbero, da adesso in poi, guardare serene al proprio domani, certe di potere continuare ad usufruire di questo contributo sociale che ciascun cittadino devolve dalla imposta sul reddito (Irpef) direttamente alle associazioni, alle onlus, alle istituzioni di ricerca o sanitaria etc. L’ha promesso Tremonti e a Tremonti si chiederà conto. Per ora aspettare, sapendo che il ministro responsabile è sceso in campo, quindi problemi non dovrebbero esserci. Purtroppo non è così. Cosa accadrà nel prossimo futuro all’esecutivo traballante è un mistero. Rimandare a domani, cioè al milleproroghe, il ripristino del 5×1000, non è dunque una garanzia, anzi.

Sarebbe quindi doveroso, per esser coerente e credibile, che Tremonti aprisse la battaglia interna alla maggioranza (ex?) adesso, perché quei 300milioni di euro siano rintrodotti già nella Finanziaria stessa. Dichiarano fedeltà cristiana, proclamano guerra contro la violenza sulla donna, difendono la scienza al servizio della vita e poi che fanno? Riducono al lastrico il Telefono Rosa, l’Aism, Emergency e Medici senza frontiere, sottraendogli soldi pubblici per investirli a favore delle scuola private, della stampa di partito, delle università non statali e in quelle telematiche. C’è dunque da vigilare e soprattutto c’è da chiedere a gran voce che si agisca subito. La storia insegna infatti. Il ministro Tremonti aveva detto di voler destinare parte del 5×1000 alla ricostruzione dell’Abruzzo vittima del terremoto. Non successe. Poi disse di voler usare lo scudo fiscale (norma criminogena che di fatto legittima il riciclaggio di stato e pone l’Italia fuori dalla normativa Ue in materia, oltre ad essere anche in contrasto con le leggi europee sull’Iva) ma a distanza di 12 mesi le organizzazioni no profit erano senza ossigeno finanziario per lavorare.

Insomma, fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Soprattutto se in ballo c’è questo governo. Tremonti non faccia dunque il marinaio, mantenga le promesse. Non domani, ma oggi. Perché domani potrebbe essere tardi, domani potrebbe non essere più ministro, e il mondo dell’associazionismo non merita di essere privato di ciò che gli spetta per volere dei cittadini. E’ una questione etica.